La storia delle essenze

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dalla tesina interdisciplinare “Il profumo” di Elena Squellerio, classe 5°A – a.s. 2007-2008

L’origine del profumo si perde nella notte dei tempi. L’Oriente sembra esserne stata la culla. Inizialmente il suo utilizzo riguarda i riti religiosi. Bruciati in onore degli Dei, i profumi, avevano il compito di elevare spiritualmente e divinizzare il corpo dei fedeli. Le essenze esalavano un fumo odoroso che si levava verso il cielo; da qui l’origine della parola profumo che deriva dal latino “per fumus” e cioè attraverso il fumo. Bruciando gradevoli sostanze odorose gli uomini si attiravano le grazie divine e scongiuravano epidemie e malattie. Solo in seguito, l’uso del profumo divenne profano e gli uomini iniziarono a spalmare sui loro corpi unguenti profumati. Nell’antica Grecia, mito e culto della bellezza trovarono nel profumo una perfetta sintesi. L’importanza attribuita agli effluvi è inoltre confermata dal famoso “Trattato degli odori” di Teofrasto, testo base della profumeria antica. Dopo l’iniziale diffidenza, nei confronti delle “mollezze” orientali, con l’età imperiale il profumo trionfò in tutte le sue forme anche a Roma. Come racconta Petronio nel Satyricon, i banchetti divennero vere e proprie “orge olfattive”. Con la decadenza dell’impero e la nuova morale imposta dal cristianesimo però, l’arte del profumo cadde rapidamente nell’oblio. La tappa successiva fu la scoperta, da parte degli arabi, della distillazione. Fu decisivo anche il ruolo degli stessi nella qualificazione profilattica e terapeutica degli aromi, che divennero le armi principali contro la corruzione dell’aria e del corpo. Da questo momento, in ogni epoca, la storia del profumo si sposa con quella dell’umanità divenendo specchio di una società in cambiamento. Il profumo infatti informa sul suo senso di commercio, di medicina, di sacralità e di sensualità. Il profumo diventa così, a seconda dei periodi, moneta di scambio, pozione magica…, ecc. Nel Medioevo, per esempio, il bagno ed il lavarsi in generale viene abbandonato e si fa un uso smodato di profumi per rimediare la mancanza di igiene; nascono così le prime acque profumate, utilizzate principalmente dall’aristocrazia. Le essenze diventano inoltre strumenti, sia di protezione per le epidemie sia di piacere. Il Rinascimento invece, propone una nuova visione del mondo; è l’età dell’oro dei profumi. Grazie alle numerose esplorazioni, giungono dall’India e dall’America nuove spezie e materie prime che in Epoca Classica inebrieranno l’Europa gradevoli aromi.

Dalla corte profumata di Luigi XV……

E’ il secolo dei Lumi, quello che vede il profumo come protagonista. Alla corte di Luigi XV, detta la corte profumata, vi è l’obbligo di utilizzare il profumo tutti i giorni. Numerose pubblicazioni inoltre, fissano i canoni dell’eleganza femminile, e i gusti olfattivi evolvono verso profumi delicati. Dopo il XVIII secolo l’industria francese dei profumi si concentra a Grasse, nel sud della Francia. All’inizio i fabbricanti di Grasse distillano le essenze nelle fabbriche di guanti. I profumati articoli diventano celebri grazie alle donne borghesi di Francia, Italia ed Inghilterra; questo fu il primo modo di indossare un profumo. Una seconda città guida del profumo, sviluppatasi un secolo dopo il caso di Grasse, è la tedesca Colonia, rinomata per la sua Acqua di Colonia.

……Al silenzio olfattivo del pensiero cristiano

Diametralmente opposto è il giudizio della chiesa nei riguardi delle essenze. Il cristianesimo infatti condanna i piaceri olfattivi accentuando la contrapposizione tra corpo e spirito già presente nella filosofia idealista greca. Tale antagonismo non esisteva però nell’Antico Testamento. Nella Bibbia non vi è alcun disprezzo per il corpo e i suoi ornamenti; Il cantico dei Cantici inoltre ,per lodare la bellezza, impiega le metafore più sensuali e raffinate. Non vi è quindi nessuna censura per ciò che abbellisce il corpo e lo rende desiderabile. Nei Vangeli traviamo invece una velata critica dell’uso profano del profumo; si ammonisce al rifiuto di ornamenti estetici in favore di mitezza e pace per l’anima. Più dura è invece la condanna compiuta da alcuni padri della chiesa che incitano alla mortificazione di tutti gli artifici legati alla bellezza; questi ultimi trascinano alla sregolatezza e alla prostituzione. Sul finire del mondo antico poi, la morale cristiana, promuove a gran voce l’ideale di castità, presentandosi come castrante ed proibizionista. Le donne vengono convinte a farsi “serve di Dio” dopo essere state plagiate attraverso spauracchi. Il profumo viene paragonato ad un “fumo nero e fetido”,causa una peste invisibile, che danna i corpi degli uomini e suscita la collera divina. L’unico profumo gradito è quello mistico: si tratta di un “profumo di santità”, sinonimo di preghiera e legame con Dio. L’olfatto ed essenze pertanto, assumono valore soltanto se purificati e spiritualizzati.

Profumi moderni

Con il 1900, arriva la Belle Epoque che fa del profumo un vero prodotto di lusso. Solamente tra le due guerre tuttavia, si affermano i grandi nomi dell’alta moda della profumeria, come simbolo di eleganza e sfarzo femminili. Alla fine della seconda guerra mondiale, il profumo ha un nuovo sviluppo e il numero di consumatori aumenta notevolmente. E’ in questo periodo, più precisamente nel 1945, che nasce e si diffonde la profumeria maschile. Negli anni ’50, durante la guerra fredda, il profumo di democratizza divenendo alla portata di tutti; le fragranze sono più sapienti e meno complesse. La donna degli anni ’70 infine, rivendica la sua differenza manifestando attraverso il profumo il suo nuovo ruolo sociale e stile di vita; individualismo, confronto e scontro sono le sensazioni che vengono ricercate. Con il III millennio il profumo conosce un forte calo. Nell’era dell’apparenza e dello star system, le griffe più importanti corrono ai ripari sfoggiando profumi firmati dalle superstar, che inevitabilmente fanno lievitare le vendite.

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