La verità sull’omicidio Calabresi – di Lorenzo Rizzitiello

Luigi Calabresi, un nome, taciuto per anni, sepolto e dimenticato, ma prima o poi la verità é venuta fuori. Un uomo come un altro, 3 figli, uno di loro, Mario, ha voluto ricordarlo, per quello che era e non quello che hanno voluto dipingere gli altri. Luigi, commissario di polizia da sempre accostato a un altro nome, quello di Pinelli, accusato dell’omicidio di quest’ultimo. Mario ha riportato i fatti dicendo ciò che era avvenuto intorno alla sua famiglia dopo la strage di piazza fontana. Il padre che indaga, la morte di Pinelli, il linciaggio popolare ai danni di Luigi, la sua morte, i processi. I figli del commissario infatti dovettero affrontare il trauma di perdere un genitore e ci furono molti episodi nella loro vita; quando Mario era in piazza, a manifestare e si levò il coro “Calabresi assassino” o quando lavorava a Parigi e fu invitato a vedere la partita ma gli fecero rifiutare perché dove sarebbe andato avrebbe trovato l’esecutore della morte del padre. Sapeva fin da subito che non sarebbe mai stata una vita normale. Insulti e odio erano per la sua famiglia pronti ad essere espressi mentre la madre diceva loro di non provare n’è odio n’è rancore per nessuno, Mario dunque ci esprime nel suo libro come in realtà tutto ciò che c’era contro suo padre erano congetture infondate, prive di qualsivoglia logica. Ma per il partito avverso a Calabresi la sentenza era emessa, luigi doveva morire perché colpevole e dunque la loro vita continua tra mille difficoltà, solo dopo trent’anni si iniziò a parlare di quegli anni e dunque furono date le dovute onorificenze alle famiglie delle vittime. Della morte del padre Mario cercò la verità di ciò che accadde in tutte le carte e i documenti della questura di Milano; non si riposò un attimo per porre fine a questo silenzio, esprime gratitudine alle persone che sono state accanto alla famiglia e a quelle che si sono pentite di aver contribuito a causare loro questa sofferenza, apprezzò tantissimo soprattutto i riconoscimenti dati loro dallo stato, seppur in ritardo, per onorare il padre. Parla di come la madre si sia rifatta una vita, la sua ripresa graduale e del nuovo figlio che esprime tutto ciò che Mario vuole dire in un breve dialogo casalingo, che dice:”Io voglio bene a papà Gigi ma se lui non fosse morto io non sarei qui” e ancora:”oggi a scuola parlavamo di Lotta Continua e di Luigi Calabresi, ma a parlare c’era solo un’esponente di sinistra, e allora chiesi al professore perché non ci fosse un esponente di destra e lui mi rispose:”perché, ce n’è bisogno?”, ditemi cos’è successo che parlerò io alla classe”. Questo esprime il dolore, il ricordo e l’ignoranza di ciò che avvenne in quegli anni raccontati da un bambino.