La vita fugge, et non s’arresta una hora

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sonetto, n. 272 del canzoniere di Petrarca

analisi del testo di Alissa Peron

testo

La vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;

e ‘l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sí che ‘n veritate,
se non ch’i’ ò di me stesso pietate,
i’ sarei già di questi penser’ fòra.

Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ‘l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;

veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.

analisi

Nell’opera petrarchesca è presente in modo evidente il tema della fuga del tempo, diversamente declinato ma sempre interiorizzato. Emblematico è il sonetto 272, riflessione sul tempo e sulla morte. È giocata nella dimensione della perennità di un presente non presente e si scioglie dentro il testo in una contrapposizione tra ricordo e speranza. Tutto ciò si identifica con elementi esterni anche naturali; la vita è segnata da tormenti continui, della sua vicenda d’amore ma anche quelle domande di ogni uomo sul suo destino e sulla fugacità della vita. Petrarca presenta questo dramma universale attraverso la contingenza della sua storia. L’ultimo verso riporta alla dimensione dell’opera, inserisce il sonetto nella storia dell’amore per Laura, mentre gli altri 13 sono sviluppo del tema classico del fuggire della vita. A gran giornate: magnis itineribus, a tappe forzate avanza la morte. Gli danno tormento passato presente e futuro, ma il presente si trova nelle terzine (veggio veggio), il qui e ora; nelle quartine anche se usa il presente i lemmi riguardano passato e futuro, l’unica cosa presente è il tormento. Or quinci or quindi: indeterminato, riproduce il ricordo e l’attesa. Se il poeta non avesse pietà di se stesso non avrebbe più questi pensieri ovvero si sarebbe sottratto al mondo suicidandosi. E poi: valore avversativo, di contro, seconda parte della terzina rimanda al futuro. Fortuna: fortunale, tempesta; il poeta non vede venti favorevoli alla sua navigazione e vede tempesta al porto ovvero alla morte, è un momento di disperazione. Nocchiero è il suo animo che non riesce a governare il suo navigare, e anche gli alberi e le sartie sono rotti. I lumi bei: di solito in Petrarca è bei lumi, inversione in tono luttuoso ????; soglio: solevo. Questo componimento fa riflettere sul senso incombente della morte che permea la scrittura a partire dalla morte della donna amata, i bei lumi sono gli occhi ormai spenti. La storia porta a chiedersi quale sarà la salvezza e il senso ultimo della vita.

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