Tesina sul Diavolo

La Divina Commedia, Inferno, Canto 34, vv. 1-69

E quindi uscimmo a riveder le stelle. Come termina l’ Inferno di Dante, XXXIV, 70-139

A.S. 2001-2002

TESINA PER L’ESAME DI STATO DI LAURA BOSONI

 

 

Il diavolo

 

– Les dieux s’en vont –

 

Pelle nera e scagliosa, corna, coda, zoccoli da caprone, occhi rossicci e fiato sulfureo. Non c’è nessuno in Occidente che non riconosca all’istante la descrizione del principe delle tenebre. Talvolta il Papa o qualche altra figura autorevole ricordano ai fedeli che il Diavolo effettivamente esiste e non è una metafora per il male negli uomini, bensì una forza reale ed esterna. È comunque innegabile che, se le figure sataniche in ambito ebraico ed islamico rimasero figure di contorno, durante la crescita e l’espansione del Cristianesimo, il ruolo del “Seduttore del mondo” fu fondamentale. In verità Satana non ha più quella considerazione da parte dei teologi che aveva un tempo, soprattutto dai cattolici e dai protestanti. Nonostante ciò, è una figura che sopravvive tenacemente nell’immaginario popolare, nella letteratura, nelle sette, nei film, pure in ogni imprecazione moderna! Anche la cultura laica, nel freddo linguaggio della psicologia vede nel lato oscuro della personalità l’equivalente ateo dell’antico capro espiatorio, non più sabotatore esterno, ma metà nera dentro di noi.”La religione potrà anche morire, ma io no!”

”Io lo sapevo sin dal principio della mia carriera, che con il tempo avrei vinto per il solo peso della pubblica opinione, a dispetto di una lunga campagna di denigrazione e calunnie contro di me. Il mondo è in fondo organizzato sulla base del sistema rappresentativo e con una maggioranza come la mia, non è possibile che io rimanga per sempre lontano dal potere.”           (l Diavolo in Uomo e Superuomo” di George Bernard Shaw)

“Chi o cosa sia, la sua origine, la sua residenza, il suo destino e i suoi poteri sono fonte di perplessità per i teologi più acuti, sono questioni sulle quali è impossibile indurre un credente a pronunciarsi in modo definitivo. Egli è il punto debole della fede popolare, il ventre vulnerabile del coccodrillo.”  (“On the Devil and Devils” d Percy Bysshe Shelley)

“Le culture dell’Egitto, della Mesopotamia e di Canaan precedono di poco quelle dei Greci e degli Ebrei e quindi esercitarono un’influenza, seppur indiretta, sul concetto giudeo-cristiano del diavolo.”  (“The Devil” di Jeffrey Burton Russell)

“Il peggior inganno del diavolo è quello di persuaderci che egli non esiste.”(Charles Baudelaire)

“Sine diabolo nullus dominus.” Proverbio

“Ciò che abbiamo in superficie è almeno la doppia simmetria del nostro corpo; destra e sinistra, ciò che è dritto e ciò che è storto. Viviamo in un mondo di calore e gelo, di notti e giorni. In un mondo simile c’è sia il bene che il male, Dio e il Diavolo.” (R.L. Thomson)

“Il diavolo è stato uno dei princìpi organizzativi delle politiche mondiali tanto a lungo quanto la civiltà cattolica è esistita. Il diavolo serve per identificare cos’è il male ed è diventato un’entità responsabile del male, lasciando dio e tutti noi fuori dai guai. Questa è stata la funzione del diavolo nella storia.”  (Professor Leslek Kolakowski “Conversazioni con il Diavolo”)

“Corre un’antica storia che Airone, il Cacciatore, un tempo guardiacaccia nella nostra foresta di Windsor, tutto l’inverno, a mezzanotte in punto, s’aggiri intorno a una quercia con grandi corna coperte di muschio.”  (Shakespeare “Le allegre comari di Windsor”)

“Nell’Islam il diavolo è un piccolo personaggio marginale, stupido e ignaro. Quando gli iraniani identificarono l’America con il diavolo, non intendevano dire che fosse un paese malvagio, bensì stupido, il grande volgarizzatore.” (Karen Armstrong)

“L’ordinaria amministrazione della cristianità come quella dei governi era passibile di crollare facilmente; le due infatti, sottoposte a pressione, si disintegrarono insieme più di una volta. “  (Paul Johnson)

“La verità è che prove soddisfacenti che confermino la realtà di rituali di venerazione demoniaca, sia in Inghilterra, sia nel Continente, sono estremamente scarse. I pochi tentativi moderni di investigare le dichiarazioni dei demonologi e le inattendibili “confessioni” estorte sotto tortura in risposta a un modello fisso di interrogatori, suggeriscono che anche sul Continente il rituale demoniaco era probabilmente un mito.”  (Professor Sir Keith Thomas “Religion and the Decline of Magic”)

“La ragione per cui Milton scrisse con impedimento degli angeli e di Dio, e con la licenza dei diavoli e dell’inferno, è che fu un vero poeta e appartenente, pur senza saperlo, alla schiera del Diavolo.”  (William Blake “Il Matrimonio del Cielo e dell’Inferno”)

“Il Diavolo non dev’essere considerato una semplice personificazione mitologica del male nel mondo; l’esistenza del Diavolo non può essere negata.” (Karl Rahner)

“Ammirare Satanaè dare il proprio voto non solo per un mondo di miseria, ma anche per un modo di menzogna e propaganda, di desideri illusori, di continua autobiografia. Eppure la scelta è possibile. Difficilmente passa giorno senza che in ognuno di noi si produca un lieve movimento verso di esso.”  (C.S: Lewis (1942) “A preface to Paradise Lost”)

“ È  l’ora notturna in cui affascinano le malie,  quando i cimiteri sbadigliano e l’inferno soffia il suo contagio sul mondo. Ora potrei bere sangue caldo.”  (Shakespeare “Hamlet”)

“L’argomento degli abusi rituali è un tema che lacera i professionisti della salute mentale in America.” (Laurence Wright)

“Sappiamo bene che è la coda che deve scodinzolare il cane, perché è il cavallo ad essere trainato dal carro; ma il diavolo ulula il suo schermo come ha sempre fatto: <Sì, è arguto, ma sarà Arte?>.” (Rudyard Kipling “The Conundrum of the Workshops”)

“Ho detto di avere incontrato Satana, ed è la verità. Ma non è tangibile, nel senso in cui è tangibile la materia. Non ha corna, zoccoli, o coda biforcuta più di quanto Dio abbia la barba lunga e bianca. Persino il nome, Satana, è solo un nome che abbiamo dato a qualcosa che fondamentalmente non ha nome.”  (Dottor Scott Peck “People of the Lie”)

Inferno dantesco

“Vexilla regis prodeunt inferni

verso di noi: però dinanzi mira”,

disse ‘l maestro mio, “ se tu ‘l discerni”.

Come quando una grossa nebbia spira,

o quando l’emisperio nostro annotta,

par di lungi un molin che ‘l vento gira,

veder mi parve un tal dificio allotta;

poi per lo vento mi ristrinsi retro

al duca mio, chè non lì era altra grotta.

(…)

Lo ‘mperador del doloroso regno

da mezzo ‘l petto uscia fuor de la ghiaccia;

e più con un gigante io mi convegno,

che i giganti non fan con le sue braccia;

vedi oggimai quant’esser dee quel tutto

ch’a così fatta parte si confaccia.

S’el fu sì bel com’elli è ora brutto,

e contra ‘l suo fattore alzò le ciglia,

ben dee da lui procedere ogni lutto.

Oh quanto parve a me gran maraviglia

quand’ io vidi tre facce a la sua testa!

L’una dinanzi, e quella era vermiglia;

l’altr’ eran due, che s’aggiugnieno a questa

sovresso ‘l mezzo di ciascuna spalla,

e sé giugnieno al loco de la cresta;

e la destra parea tra bianca e gialla;

la sinistra a vedere era tal, quali

vegnon di là onde ‘l Nilo s’avvalla .

Sotto ciascuna uscivan due grand’ ali,

quanto si convenia a tanto uccello.

Vele di mar non vid’io mai cotali.

Non avean  penne, ma di vipistrello

era lor modo: e quelle svolazzava,

si che tre venti si movean da ello:

quindi Cocito tutto s’aggelava.

Con sei occhi piangea, e per tre menti

gocciavan ‘l pianto e sanguinosa bava.

Da ogne bocca dirompea co’ denti

un peccatore, a guisa di maciulla,

sì che tre ne facea così dolenti.

 

Parafrasi

“Entrati nell’ultima zona del Cocito, Virgilio annuncia solennemente a Dante che le insegne del re dell’Inferno avanzano: agli occhi del poeta appare come una gigantesca macchina, mentre un forte vento lo costringe a ripararsi dietro le spalle del maestro. (…) Arrivati, poi, nella quarta zona del nono cerchio ad un tratto Virgilio, che cammina davanti a Dante, si sposta e fermandosi annuncia al sommo poeta di essere giunti al cospetto di Dite, Lucifero. Dante, atterrito, quasi morto per la paura, contempla la mole a dir poco gigantesca di Lucifero, che esce dal ghiaccio da mezzo il petto, orribile a vedersi. L’enorme testa ha tre facce di tre colori diversi, sotto ognuna delle quali escono due smisurate ali da pipistrello, il cui movimento determina il vento che ghiaccia Cocito. Da sei occhi scendono lacrime che si mescolano alla bava sanguinosa che esce dalle tre bocche nelle quali tre peccatori vengono maciullati (si tratta di Giuda, Bruto e Cassio).”

La figura del Diavolo, qui, ha una sua “grandiosità” nella quale domina proprio la sua tragicità; infatti il poeta sceglie, tra i dati figurativi offertigli dalla tradizione letterale e pittorica, quelli che distinguono Lucifero dai diavoli minori. Nel passo citato è lo stesso Virgilio che per primo presenta Lucifero ( “Avanzano verso di noi i vessilli del re infernale”)e Dante, che lo scorge, ha l’idea di una grande macchina (“dificio”). Nel passo è chiara l’antitesi con Dio (“quello imperador che là su regna” If I, 24) poiché Lucifero è chiamato “’mperador del doloroso regno” vedi sopra al v.28). Alla grandiosità si confanno il carattere di Lucifero, l’immensità della sua mole, la meccanicità (infatti Dante lo scambia per una macchina, un artificio all’inizio), l’impassibilità e la staticità. Molti altri scrittori e poeti ci hanno lasciato la loro “versione” della descrizione dell’imperatore dell’Inferno, ma per questo vi rimando alla sezione letteratura.

 

 

MOTIVAZIONE DELLA SCELTA

L’estate scorsa un mio amico mi ha consigliato un libro che a lui era particolarmente piaciuto: “Il Diavolo. Biografia non autorizzata” , la cui lettura mi ha talmente entusiasmata da volerne approfondire l’argomento, con altri testi citati dall’autore e la visione di film attinenti. Al momento di decidere il percorso tematico della tesina, io non ho avuto dubbi.

 

Bibliografia

  • Alfonso M Di Nola, Il Diavolo, Newton;
  • La Sacra Bibbia;
  • Dante Alighieri, La Divina Commedia, Edizione Le Monnier;
  • Tornatore, Ferrisi, Polizzi, Filosofia. Testi e argomenti, Loescher;
  • Enciclopedia Treccani;
  • Il Diavolo, Atlante della storia, Demetra;
  • J. B. Russel, Il Diavolo nel mondo moderno, Laterza;
  • Peter Stanford, Il diavolo,biografia non autorizzata, Piemme;
  • Carducci, Poesie, Edizioni Garzanti;
  • Leopardi, Poesie e prose, Mondadori;
  • Michail Bulgakov,Il Maestro e Margherita, Oscar Mondadori;
  • Oscar Wilde, The picture of Dorian Gray, BUR;
  • Charles Baudelaire, Les fleurs du mal, Ed. Feltrinelli;
  • AA VV, Scritture, Ed. Mondadori ;
  • Spiazzi,Tavella, Only connect, Ed. Zanichelli;
  • Segre, Testi nella Storia, Ed. Mondatori;
  • Nietzsche, Anticristo, Ed. Mondatori.
  • Cini Tassinario, Il Diavolo secondo l’insegnamento recente della Chiesa;
  • Cosco, Il ritorno di Satana. Il culto del Diavolo dalla politica alla letteratura, dal cinema alla musica rock;
  • Haag, La credenza nel Diavolo;
  • Nangeroni, Il Diavolo;
  • Teyessedre, Il Diavolo all’Inferno;
  • Teyessedre, Nascita del Diavolo;

 

FILMOGRAFIA

  • documentario “L’architetto del Diavolo”
  • “L’avvocato del Diavolo”
  • “L’esorcista”
  • “Rosemary’s baby”
  • “Gostanza da Libbiano”
  • “Il piccolo diavolo”

 

Le sacre scritture

Nella Bibbia il problema del Diavolo è naturalmente messo in relazione alla cristianità in generale. In essa si possono distinguere cinque moduli interpretativi d’analisi per ognuno dei quali ho scelto un passo.

Il Diavolo intento a trascinare al male gli uomini:

Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: “ E’ vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”. Rispose la donna al serpente:” Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto : Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”. Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi Dio sa che, quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”(si noti l’orgoglio e la vanità del Diavolo). Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi (…)                                                                                                                  Gn 3, 1 ss

Quando un giorno i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore, anche Satana andò in mezzo a loro a presentarsi al Signore. (…) 

                                                                                              Gb 2, 1

Il Diavolo non può fare più di quanto gli permetta Dio:

(Un tempo) Nel numero di quei ribelli, del resto, siamo vissuti anche tutti noi, un tempo, con i desideri della nostra carne, seguendo le voglie della carne e i desideri cattivi; ed eravamo per paura meritevoli d’ira, come gli altri. Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo (…)                                           Ef 2, 2

Il Diavolo è padre e principe del mondo e di tutti gli empi:

(…) voi che avete per padre il Diavolo , e volete compiere i desideri del padre vostro (…)  Gv 8, 44

Il regno del Diavolo distrutto per opera di Cristo:

(…) I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo:” Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome”. Egli disse:” Io vedevo Satana cadere dal cielo come la folgore” (…)                  Lc 10, 18

Il  Diavolo tenta Gesù:

meglio conosciute come le “tentazioni di Gesù”, esse sono contenute nei Vangeli Sinottici , subito dopo i racconti del battesimo di Gesù nel Giordano, e trattano, appunto, le tentazioni che Gesù subì durante il periodo di raccoglimento passato nel deserto:

(…) Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase per quaranta giorni, tentato da Satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano (…)                                                                    Mc 1, 13

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni  e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: “ Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane”. Ma egli rispose: “Sta scritto:

Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.

Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “ Se sei Figlio di Dio gettati giù poiché sta scritto:

Ai suoi angeli darà ordini  a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia ad urtare contro un sasso il tuo piede”

Gesù gli rispose : “Sta scritto anche:

Non tentare il Signore Dio tuo”.

Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: “ tutte queste cose io ti darò , se prostrandoti, mi adorerai”. Ma Gesù gli rispose: “Vattene, satana! Sta scritto:

Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto”

Allora il diavolo se ne andò e lo lasciò mentre gli angeli gli si accostarono e lo servirono.   Mt 4, 1-11

La prima tentazione del Diavolo consiste nel risolvere i problemi solamente materiali degli uomini così da avere il consenso delle persone: è la tentazione economica. In secondo luogo il Diavolo tenta nuovamente Gesù: è la tentazione dell’immagine, della notorietà, dell’eclatanza. Infine l’ultima tentazione della quale il Vangelo di Matteo ci porta testimonianza è quella del compromesso, della mancanza di coerenza pur di ottenere qualcosa.

EXCURSUS STORICO-LETTERARIO SULLA FIGURA DEL DIAVOLO

La figura del Diavolo non presenta un albero genealogico convenzionale, ma pare che vanti progenitori nelle antiche civiltà del Medio Oriente, nel Giudaismo e nell’Islam. Sebbene il suo nome in tutte le varie forme (Satana, Lucifero, Belzebù, Belial ecc.) dopo duemila anni sia universalmente riconosciuto, il suo volto, così come il suo aspetto, restano un enigma. Si tratta di un angelo o di un animale? Del serpente che tenta Eva nel Giardino dell’Eden, del maiale alato che il Papa Gregorio Magno bandì dalla Chiesa  o del gatto nero in agguato nell’inferno del “Maestro e Margherita”di Bulgakov? O si tratta invece di un uomo dall’insolito aspetto: il doccione dal naso adunco nella facciata della cattedrale di Chartes, il nero diavoletto alato nelle scene dio Brueghel e di Bosch, lo stolto nelle rappresentazioni di strada medioevali dei misteri, facilmente battuto in astuzia da chiunque abbia un briciolo di buon senso e di fede religiosa, o è l’impotente colosso tricefalo imprigionato nel ghiaccio dell’”Inferno” di Dante, gemente lacrime di amara frustrazione? Altri, nel tentativo di trasmettere un’impressione di Satana, si sono sforzati di trovare qualcosa che riscattasse questo vituperato personaggio. Milton nel “Paradiso Perduto” vedeva il Diavolo come un magnifico indomito ribelle, seppur alla fine condannato. Byron e i romantici ne fecero un eroe, il massimo sovvertitore delle convenzioni, lo spirito libero. Blake in una delle sue incisioni lo raffigurò come un cordiale, vecchio gentil’uomo. Il diavolo potrebbe essere chiunque e nessuno. Nell’epoca in cui viviamo, che affronta la religione e i culti con scetticismo, affidando sempre più alla scienza l’onere di fornire le risposte agli interrogativi che da sempre attanagliano l’umanità, molti scienziati ammettono liberamente di non conoscere tutte le risposte. Karl Popper ha affermato che la scienza non offre la verità, ma solo delle vie di accesso. Sofferenza, dolore, calamità naturali, le varie crisi esistenziali apparentemente fortuite continuano ad essere tanto sconcertanti ai nostri giorni, quanto lo erano per gli antichi. Anche ora i miti e i simboli della religione, più che la fede in sé, conservano una straordinaria capacità di aiutare ad affrontare e superare gli inesplicabili capricci del destino. Se, ad esempio, un uomo fosse svenuto in seguito ad un attacco epilettico nel Medio Oriente del I secolo d.C., il suo comportamento sarebbe stato attribuito ad una possessione demoniaca e sottoposto alla pratica dell’esorcismo. Nel Medioevo sarebbe stata stilata una diagnosi simile, ma il paziente avrebbe subito anche un salasso. Oggi un comportamento del genere è concepito nei termini di una scarica elettrica scoordinata dei neuroni motori. Oggi la psichiatria possiede nomi e rimedi atti a spiegare azioni che in passato venivano semplicemente definite maligne. Non è un caso che lo sviluppo della psicoanalisi freudiana sia coinciso nel secolo scorso con un declino della fede religiosa. Laddove vi era il confessionale del prete, oggi vi è il terapista. Nel pensiero moderno il male è parte di ogni individuo, è ciò che Jung definisce “la nostra ombra”. Storicamente, la tendenza era quella di individuarlo all’esterno, nel diavolo che sfruttava le debolezze umane. La posizione contemporanea è più difficile da accettare, in quanto impone la responsabilità di ogni singolo individuo. La via tradizionale aveva il vantaggio di scaricare parte dell’onere su un agente esterno. Già i graffiti nelle caverne, fra le rime illustrazioni conosciute, mostrano l’umanità in conflitto con animali dotati di corna. Da queste raffigurazioni si sviluppò quella dell’essere metà uomo  e metà bestia rappresentante il Dio cornuto del nord. Questo influenzò a sua volta le divinità dei teutonici, dei Norvegesi e dei Celti, per poi approdare al diavolo cristiano. Le civiltà antiche tendevano a considerare il bene e il male come due facce della stessa medaglia. In Egitto, per esempio, Horus e Set venivano spesso venerate addirittura raffigurati insieme, il dio celeste generalmente benigno e il dio del deserto solitamente malevolo. Le divinità delle varie popolazioni della Mesopotamia erano monastiche: un unico e solo principio divino comprendeva sia il bene che il male. Un modello differente di struttura venne fornito da Zoroastro, che si pensa sia vissuto nell’attuale Iran intorno al VII secolo a.C.. il suo Dio buono, Ahura Mazda, era in diretto conflitto con Ahriman, il dio della guerra; si tratta di dualismo nella sua forma più pura, per rimanere nel tempo solo nella setta dei Parsi, in Medio oriente e in India. Il giudaismo scelse l’approccio monoteistico. Yahweh era l’onnipotente, equamente responsabile delle azioni e degli eventi sia positivi che negativi (come risulta nell’Antico Testamento). Questo tipo di monoteismo cominciò a corrodersi nel libro di Giobbe, con una sorta di rinuncia dei dilemmi e dubbi che affliggono l’umanità. Una vigorosa sfida contro il monismo ufficiale fu intrapresa nella letteratura fiorita fra la stesura degli ultimi libri dell’Antico Testamento e il tempo di Cristo. In un periodo di rovesciamenti, crisi e delusioni, in cui si trovava il popolo eletto da Dio, la figura di Satana, l’angelo caduto, assunse il ruolo di rivale di Yahweh in una battaglia cosmica, divenendo il capro espiatorio per la disgrazia degli Ebrei. Nel Nuovo Testamento non affiora una sola battuta su Satana, sebbene il suo ruolo si sviluppi enormemente e la linea ufficiale monastica sia rispettata. Fin dai tempi della Prima Chiesa, quando gli gnostici cristiani tentarono di introdurre un più esplicito dualismo, facendo di questo mondo una creatura del diavolo e del mondo futuro perfetto quella di dio, la questione del limite dell’influenza di Satana continuò a minacciare l’unità della Chiesa. Il problema era di integrare fra loro l’idea di un Dio onnipotente, che aveva permesso che l’umanità soffrisse, e un Dio che era però anche apparentemente amorevole. Il filosofo del XVIII secolo Hume risolse in maniera succinta il dilemma: “[Dio] vorrebbe prevenire il male, senza esserne in grado? Allora è impotente. Ne avrebbe la capacità, ma non vuole? Allora è malevolo. Oltre alle capacità ne possiede anche la volontà?di donde allora nasce il male?”. La Chiesa cristiana ha tentato per secoli di risolvere la questione, ad esempio producendo un suo modello delle origini del male, canonizzato dal Concilio Laterano del 1215. Ad un livello popolare, tuttavia, la battaglia cosmica tra Dio e il diavolo, ha continuato ad infuriare. Durante la caccia alle streghe durante il Tardo Medioevo, le donne e gli uomini sfortunati arsi sul rogo, avevano stretto un patto col diavolo, perciò furono perseguitati impietosamente dalla Inquisizione. Molti papi, incluso Gregorio Magno, fornirono il loro contributo dichiarando eroi ed eroine della Chiesa i santi le cui vite furono una lunga battaglia contro satana. Quando la Riforma frantumò la speranza in un’unica santa ed apostolica Europa sotto il papato, entrambi i fronti furono solleciti nel vedere che era la mano del diavolo a manipolare i loro rivali. Lutero vedeva Roma come città infernale, mentre i cattolici raffiguravano proprio il riformatore protestante in atteggiamento di ascolto delle parole di Satana. Quest’ultimo divenne sinonimo delle divinità di qualsiasi credo rivale al cristianesimo. Con l’ascesa dell’Islam nell’VIII secolo e la sua diffusione nell’Europa continentale e specialmente in Spagna, i musulmani furono presi di mira come discepoli del diavolo. Nella battaglia nel Nord Europa, specialmente contro i codici di fede pagana più antichi e radicati, il Cristianesimo trasformò rapidamente le divinità avversarie in diavoli e streghe. I pagani avevano l’abitudine di addebitare agli spiriti maligni le loro disgrazie. Nell’enfatizzare l’immagine di Cristo e di sua madre come un modello di vita esemplare, così come nell’elevare i santi a spiriti da implorare in caso di bisogno, la Chiesa Missionaria contribuì ad assicurare un diluvio di conversioni. Nei tempi, la figura del diavolo fu sempre vista come quella del rivoluzionario, essendo stato il primo ribelle a Dio, in fondo i satanismi dichiarati restano delle persone malate o escluse dalla società, che si rivolgono a Satana come a un mezzo per esprimere la loro stessa alienazione. In epoca medievale, uno dei principali studiosi e santi è san Tommaso, che si innesta nel periodo della “ Scolastica”, la riflessione teologica che si avvia nel secolo IX e si completa nel secolo XIV, affiancandosi all’azione militante degli Ordini Monastici, alla cristianizzazione globale rappresentata dalle grandi cattedrali e infine trovando sede nelle Università di Bologna, Parigi, Oxford. Prima di S. Tommaso, il quale, per la verità, non operò dei sostanziali cambiamenti, ma stabilì dei principi che avrebbero ispirato tutta la posteriore dottrina cattolica ufficiale sul tema in oggetto,  ci furono le riflessioni e le teorie dei Padri della Chiesa.

Secondo S. Tommaso il peccato per eccellenza da parte degli angeli creati buoni è indicato dall’orgoglio (voler essere uguali a Dio), reso possibile dal libero arbitrio (vedi Milton). Il Diavolo, sommo tra gli angeli, trascinò con sé altri angeli appartenenti a gerarchie inferiori per lo stesso motivo (la libertà di scelta di cui erano dotati), non per costrizione. In questo modo le menti degli angeli caduti si sono private della conoscenza della verità ultima, ma hanno mantenuto la conoscenza naturale (vedi Milton). Come poi gli angeli rimasti buoni sono inclinati al bene, quelli divenuti cattivi sono inclinati al male, ma, benché invisibilmente presenti incitino gli uomini a compierlo durante la loro vita terrena e benché  torturino i dannati all’Inferno, sono infelici poiché privi della luce e della grazia divina. Con la mania delle streghe che attanagliò l’Europa dal XV al XVII secolo, si giunse all’apice della maligna influenza del diavolo sul mondo. Ciò che è inconfutabile è che più di centomila persone furono bruciate sul rogo. La “prova” più incriminante presentata a loro carico era l’insinuazione che essi avessero fatto un patto col diavolo, di conseguenza le streghe erano le sue ancelle. La fase della stregomania ovviamente coincise con un periodo in cui la Chiesa cattolica stava vivendo tensioni politiche, sociali e religiose senza precedenti. Le dinastie regnanti erano quasi sempre in guerra, con gli Asburgo e i Valois in eterno contrasto. Carlo V, eletto Sacro Romano Imperatore nel 1519, combatté quattro guerre nel giro di vent’anni contro il rivale Francesco I Valois di Francia. Dopo la morte di Carlo l’impero si sbriciolò e in quel periodo l’influenza dei riformatori protestanti, guidati da Lutero, metteva i vicini l’uno contro l’altro, dividendo i principi d’Europa fra quelli fedeli al papa e quelli legati a Lutero. Ciò che era stato dato per scontato, il potere del papato e dell’imperatore, perfino il trionfo finale del cristianesimo, veniva minacciato, alla ricerca di un capro espiatorio, individuato nel diavolo. Satana, la cui figura era presente tanto nel protestantesimo quanto nel cattolicesimo, vide il suo nome trasformato in insulto da entrambe le parti in lotta tra loro per l’anima dell’Europa. Lutero scrisse di Roma come”posseduta da satana e trono dell’anticristo”. Nell’era tardo medievale, i patti col diavolo erano legati a un’impressione di indebolimento della società cristiana e del sovvertimento delle norme. I miti portati avanti dall’Inquisizione includevano ‘accusa che ci fossero uomini e donne che si univano carnalmente col diavolo o con uno dei suoi demoni. La frequente raffigurazione di satana come un animale o un essere parzialmente animalesco, quindi con impulsi sessuali incontrollabili, fornisce un indizio sull’attrazione popolare di quest’idea. Agostino non nutriva alcun dubbio che le donne deboli potessero essere sedotte da demoni maschili. Le presunte streghe offrirono un nuovo genere di sfida all’Inquisizione, che precedentemente aveva perfezionato i suoi metodi su Catari e Valdesi, ma questi erano gruppi chiaramente definiti. Invece nelle accuse di adorazione satanica, orge e sacrifici umani, la sostanza dei delitti era piuttosto vacua e tutte le prove indicano che non vi fu alcuna ribellione. Alcuni di quelli perseguitati effettivamente praticavano rituali tradizionali e magia, ma per la maggior parte si trattava di circostanze sventurate. Nel tardo XVII e primo XVIII secolo, la stregomania si dissolse tanto quanto era apparsa, tranne in Spagna, che continuò fino alla seconda decade del XIX secolo. In tutto il resto d’Europa, la crescente consapevolezza che la s. fosse ormai incontrollabile emarginò l’Inquisizione. La maggior parte delle antiche tradizioni e dei culti sopravvissuti alla ruota dei torturatori impiegarono molti decenni ad affermare la loro presenza. Eppure, per una piccola minoranza spesso privilegiata, serbarono la loro attrattiva e l’abolizione della minaccia di persecuzione produsse un rinnovato interesse. Ad esempio in Francia, Madame de Montespan, l’amante di Luigi XIV, seguiva i consigli di una maga e prendeva parte a messe nere, il che provocò il bando dalla corte. Molti giovani abbienti dell’epoca si iscrivevano ai “club delle fiamme dell’inferno” apparentemente satanici disseminati nelle varie capitali europee all’inizio del XVIII secolo. Com’era attendibile, tutto ciò accadeva in un periodo di debolezza della presa del cristianesimo sugli uomini. Con la Rivoluzione francese, l’ordine politico legale e religioso dell’Europa cambiarono di botto. La gente si spostava dai villaggi alla città abbandonando le vecchie abitudini, la paura ancestrale di diavoli e spiriti, rivolgendosi a nuove ideologie politiche che tentavano di dare un senso alla nuova miseria, alle terribili condizioni in cui vivevano. L’autorità della Chiesa e il vecchio ordinamento si consolarono intravedendo dietro ai cambiamenti la mano del diavolo, che , nelle mani dei romantici, divenne un simbolo potente e positivo, liberato da catene bibliche o ecclesiastiche, metafora culturale e sociale. Il romanticismo, infatti, può essere visto come l’espressione di una ribellione da parte di scrittori e artisti, sia contro la tradizione morale cristiane, sia contro la scienza. L’incisore, artista e poeta Blake refrattario a Dio quanto elogiativo del diavolo. “Dio- scrisse Blake- è presente nelle più infime quanto nelle più elevate imprese”. Il processo di industrializzazione non era  una benedizione, ma una maledizione, infatti utilizzò il tradizionale linguaggio della Chiesa (“Gli oscuri, satanici macchinari”) per descrivere le fabbriche e i lavoratori oppressi. Tuttavia, quando volgeva la sua attenzione alla questione del male, non cercava di attribuirlo al diavolo, ma piuttosto di porlo all’interno della psiche umana.  In una delle sue opere più tarde, Blake rappresenta il diavolo non come un mostro o un’inquietante figura, ma come un vecchio dall’aria gentile: sembra che Cristo e Satana stiano dando vita insieme ad una strana danza, ognuno a rispecchiare i movimenti dell’altro, seguendo il filo della ambiguità. Sempre in epoca romantica, è presente anche in Lord Byron la stessa nota ambigua: Lucifero viene ritratto come un personaggio complesso, lodato per il sostegno a Caino nella lotta contro la tirannia, ma appartato a godere della sofferenza umana. Quando Lucifero e Caino disputano sul ruolo del serpente nel Giardino dell’Eden, il diavolo dichiara che dal serpente stesso derivano le sofferenze dell’umanità. Ciò che nel poema distingue Lucifero da Dio è la freddezza, la distanza e la mancanza di amore. Percy Shelley, come Byron un vociferante oppositore della religione organizzata, non credeva al diavolo e, raffigurandolo, rispettò la necessità di una figura satanica che agisse come simbolo del male, e, contemporaneamente, fosse un ribelle, un simbolo per chiunque desiderasse rovesciare l’ordine prestabilito. Il diavolo divenne l’eroe dei romantici, o anti-eroi e nel XIX secolo l’incanto romantico nei confronti di questa figura si diffuse oltre l’Inghilterra, nelle opere di De Chateaubriand, per il quale satana era un villano bramoso di sovvertire lo stato, e Hugo, per il quale il diavolo era un avvincente, iniquo, ma anche simpatico personaggio. Sul finire del XIX secolo, la realtà fisica di Satana venne sempre più screditata e molti lo consideravano abusato anche nel ruolo di metafora del male. All’alba del XX secolo, stavano guadagnando terreno spiegazioni al male del mondo più nuove ed astratte, filosofiche e politiche. La sua posizione è oggi simile a quella del parente malfamato dall’oscuro passato che i familiari, per timore di compromettersi in qualche modo, non possono completamente disconoscere, ma che preferirebbero non nominare. Il “Catechismo della Chiesa Cattolica”, pubblicato nel 1994, non fa più che un frettoloso cenno a satana, “seducente voce” che adesca Adamo ed Eva, una forza temibile ma insignificante se paragonata a Dio, secondo la linea ufficiale monistica di un supremo, onnipotente creatore.

ESORCISMO

Il ministero dell’esorcismo illustra bene il ruolo perdurante, seppur minimizzato, del diavolo nel credo cattolico. La Chiesa mantiene una struttura di esorcisti diocesani, ma lo fa con più discrezione che in passato, in molte parti del mondo; specialmente in Europa e in Nord America vi è molta riluttanza a rivelare persino i nomi dei preti che nelle singole diocesi sono incaricati di questo compito. Dalle parole di Giovanni Paolo II: “La Chiesa non appoggia con leggerezza la tendenza ad attribuire troppe cose all’azione diretta del diavolo; tuttavia non si può negare il principio della capacità di Satana di giungere a simili estreme manifestazioni della sua superiorità sugli uomini nella volontà di fare e portare a fare il male”. Queste parole assumono un ben preciso significato in merito all’occasione in cui il pontefice polacco effettuò un rito di esorcismo, il primo papa ad averlo fatto in epoca moderna. Padre Gabriele Amorth, il principale esorcista della diocesi romana, non si tira indietro dal parlare del suo ministero e sostiene di avere praticato cinquantamila esorcismi, sostenendo che a Roma c’è molto più lavoro, perché è il centro della Chiesa, obiettivo degli attacchi più numerosi. Ritiene però che solo ottantaquattro casi, uno su cinquecento presunti, furono di vera possessione. Quando intraprende un esorcismo, sempre in presenza di personale medico, si notano subito dei segnali rivelatori. La persona può parlare lingue straniere che non conosce, o rivelare fatti segreti sui presenti, o esibire una forza fisica sovrannaturale. Padre Amorth individua quattro ambiti per le possessioni: la prima categoria comprende le vittime di incantesimi scagliati da chi fa il male con l’aiuto del diavolo, come le streghe che avevano un patto con satana, nella seconda categoria vi sono coloro che hanno trafficato in magia nera, per quanto innocentemente; nella terza vi sono i membri delle sette sataniche; nell’ultima, i prescelti da Dio per soffrire ed essere messi alla prova. Sembra di trovarsi ancora nel XIII secolo. La chiesa anglicana, invece, affronta il problema dell’esorcismo in modo molto più aperto di quella cattolica. L’esorcismo viene chiamato liberazione e ha un aspetto positivo, in quanto “estensione delle frontiere del regno di cristo e dimostrazione del potere della risurrezione di sconfiggere il male e rimpiazzarlo col bene”. Il suggerimento sembra essere che, se Cristo fosse vissuto in un’epoca medicalmente più progredita, forse non avrebbe parlato affatto di demoni. Il vero scopo di Cristo era di identificare il male nel mondo; solo perché il diavolo non è più, ai giorni nostri, una metafora accettata dalla maggioranza, non significa che si possa ignorare la presenza del male. Nella Chiesa anglicana, si approva l’esorcismo dei luoghi, sottolineando che l’interferenza dei demoni è frequente in luoghi sconsacrati, come i santuari in rovina, come anche in luoghi connessi a sedute spiritiche. Riguardo alle persone, il concetto di possessione demoniaca viene ritenuto di natura estremamente dubbia; si raccomanda a quelli che pensano di essere posseduti di parlare con un medico, di raddoppiare gli sforzi per condurre una vita cristiana e solo come stremo rimedio di cercare un prete, ma evitando le drammatiche procedure dell’esorcismo.

FONDAMENTALISMI  ED ESTREMISTI

Le Chiese principali parlano del male in modo astratto e cercano di incoraggiare un senso del peccato più personale. A raccogliere le vecchie linee cristiane tradizionali, pronte ad additare il diavolo come causa di tutti i problemi del mondo, vi sono alcuni religiosi, come il predicatore evangelico globale Graham, dei battisti del Sud. In un articolo del 1984 si legge: “il diavolo è reale ed esercita un potere e un’influenza enormi e blasfemi. Se avete bisogno di prove accendete la radio o la televisione, leggete un giornale. Come altro intendete spiegare la frequenza dei gesti di odio e violenza? Uomini e donne ragionevoli e sani di mente si comporterebbero così se non fossero in balia del male? Satana è uno spirito potente, molto intelligente e pieno di risorse”. Questo atteggiamento sta guadagnando terreno anche in Inghilterra attraverso il proselitismo dei fondamentalisti dei movimenti soprannominati “Chiesa in casa”. Addirittura ad una conferenza del movimento evangelico “Alba 2000” uno degli oratori consigliò al pubblico di controllare sempre il bagaglio quando tornavano da viaggi all’estero: c’era un serio pericolo che qualche demone straniero vi si introducesse. Le Chiese tradizionali collegano le azioni degli individui, come l’eccesso di consumi in Occidente, con l’aggressivo sfruttamento della natura; i fondamentalisti, invece, offrono un messaggio molto più antico: è il diavolo la causa di tutto. Una delle sette religiose più tenaci, nate negli anni settanta, quella dei “Moonies”, i sette milioni di seguaci del reverendo Moon, è arrivata al punto di sviluppare una sua versione del mito del diavolo. Si ha un approccio completamente nuovo all’Antico e al Nuovo Testamento e si propone l’esistenza di un legame emozionale tra l’arcangelo Lucifero ed Eva. La caduta fa del diavolo, di Adamo e di Eva, un trio satanico, tutti falsi profeti. Quando Caino uccide Abele, la personificazione del male uccide la personificazione del bene.

Questo attaccamento al diavolo fiorisce anche ai margini estremi dell’Islam. Il Corano dipinge Shaytan come un buffone, un fastidio marginale, ma vi sono ancora molti musulmani che credono negli esorcismi. Nella travagliata striscia di Gaza, i devoti musulmani ricorrono alle doti di uno sceicco per liberarsi dai demoni. Egli utilizza un contenitore di soluzione salina, vi pratica un foro al quale appone le labbra per sputarvi dentro dei versetti del Corano. Così dissolti nel liquido, i sacri versetti vengono applicati al braccio del posseduto e passano dentro al suo corpo, costringendo l spirito alla fuga; dall’alluce, pare, essendo questo l’unico punto del corpo da cui un demone possa uscire senza subire danni, secondo lo sceicco. Le donne sono ritenute più a rischio di possessione degli uomini, essendo considerate più deboli sia nel fisico che nella fede. Una volta che gli spiriti si insedino nei loro corpi, impediscono alle donne che li ospitano di venire ingravidate. Molti altri esorcisti usano metodi ben più violenti: utilizzano spesso bastoni per percuotere, convinti che il paziente non provi dolore, ma sia solo il demone a provarlo.

SUPERSTIZIONE DEI TEMPI MODERNI

Indipendentemente dalla sua sorte nelle chiese, il posto di Satana nella cultura popolare appare ben saldo. In quest’epoca post-cristiana, egli continua ad essere la metafora del male. Addirittura a volte l’influenza è così forte da avere riflessi pure su gruppi economicamente leader. La Procter&Gamble, una delle più potenti multinazionali, nel 1991 dovette modificare il proprio logo, che raffigurava la faccia dell’uomo sulla Luna e tredici stelle, accusato di suggerire il 666, il marchio del diavolo menzionato per la prima volta nel libro dell’Apocalisse. Addirittura in quel periodo, sempre negli USA, fu abolita la configurazione 666 sulle targhe automobilistiche. Evidentemente sono tentativi per avvicinare una parte di consumatori che, nei momenti di cedimento all’irrazionale continuano a tenersi alla larga da qualsiasi allusione al potere delle tenebre. La superstizione sopravvive in un’epoca che teoricamente considera il diavolo ridondante. Persino la legge è incline a rivolgersi al diavolo: a Denver, in Colorado, nel 1994, un giudice federale americano decretò che fosse consentito a un carcerato che scontava dieci anni per rapimento officiare riti satanici in cella. Si era sostenuto che il satanismo era una religione legittima; infine il giudice scrisse nella sentenza: “Dobbiamo riconoscere al diavolo ciò che gli è dovuto”. Il discorso più frequente su questi temi avviene nel contesto dei culti di nuova generazione, in cui c’è una forte propensione allo sviluppo di una mentalità di assedio; a vedere l’intero mondo contro di loro, attribuendo tale opposizione al diavolo, piuttosto che a qualsiasi fatto razionale. Alcuni culti possono portare a gravi rischi per la vita propria ed altrui: la morte nel Texas dei membri della Setta del Ramo davidico, o quella dei seguaci del Tempio del Popolo in Guyana, o il suicidio di massa dei membri dell’ordine del tempio del sole in Svizzera, nel 1944. Vi sono gruppi di occultisti che impiegano satana come una copertura alle loro personali sado-masochistiche attività, spesso psicopatiche ed illegali, i quali tendono ad essere isolati. Poi esistono i gruppi noti, che considerano il satanismo una religione e tentano di articolare delle teologie. Anche nella musica, nel genere heavy-metal, spesso vi sono utilizzo di simboli satanici per suscitare nei fan, per la maggior parte adolescenti, un sentimento di ribellione o di rifiuto dei segni convenzionali della massa. Numerosi e innumerevoli sono i casi di speculazione.

 

The picture of Dorian Gray    OSCAR WILDE

This story is profoundly allegorical:It’s a 19th-century version of the myth of Faust,the story of a man who sells his soul to the devil so that all his desires may be satisfied.

One of the most important source of inspiration was “ The temptation of Saint Antony” by Flaubert

This soul becomes the picture,that records the signs of experience,the corruption the horror and the sins concealed under the mask of Dorian’s beauty and youth.

The picture isn’t autonomous:it stands for the dark, evil side of Dorian’s personality. His double,which he tries to forget by locking the picture in a room.

The moral is that every excess must be punished and reality cannot be escaped; when Dorian destroys the picture,he cannot avoid the punishment for all his sins,that is death.

 

Ars diabolica

Ebbene sì, anche in storia dell’arte troviamo delle testimonianze di rappresentazioni del Diavolo. A dire il vero l’iconografia del Diavolo è pressoché nulla durante il periodo paleocristiano; il tema diventa molto sviluppato durante il Medioevo, soprattutto nella decorazione di capitelli. Il Diavolo viene rappresentato come un serpente dalla testa umana, di drago (vedi S. Michele a Pavia o S. Zeno a Verona), di leone (vedi Duomo di Modena o Duomo di Trento), di orso, di lupo, scorpione, corvo o gufo. Ma la figura più famosa nonché utilizzata è quella umana, orrida e terrificante,  che ricalca la forma dei satiri pagani o della Gorgogna: nudo (la nudità è il simbolo della degradazione), di figura mostruosa, dai tratti bestiali, con piedi di capra e tre volti a dir poco ripugnanti, al limite del grottesco;i suoi colori sono il rosso, il verde ed il nero; i suoi attributi sono l’uncino e la forca.

Durante il periodo rinascimentale, in cui sappiamo che “l’uomo è considerato fautore della storia e al centro dell’universo”, c’è una sorta di “riscoperta” della figura diabolica ora vista, come è facile da intuirsi, in modo meno bestiale poiché viene ridimensionata, umanizzata diventando, così,  decisamente più “dignitosa” rispetto al passato.

Si ricordino, come testimonianze del tempo, le opere più belle in cui la figura del Diavolo è sicuramente importante:

  • Su uno dei capitelli dell’Abbazia di Vezelay appare una delle più antiche raffigurazioni del Diavolo;
  • I Giudizi Universali di Conques, Chartes, Reims, Amiens, Bourges(XII secolo);
  • Battistero di Firenze per il mosaico della cupola;
  • Duomo di Siena e Battistero di Pisa per i pulpiti del Pisano;
  • Le famose stampe di Durer;
  • Le raffigurazioni di Delacroix per il Faust;
  • Miniatura dell’ Hortus deliciarum (Parigi, Louvre);
  • L’Inferno nel Camposanto di Pisa (il Diavolo è qui raffigurato come un gigante con ali da pipistrello);
  • Dipinto di Goya “Le streghe adorano il gran caprone” (Madrid)

Hymne à la beauté

Viens-tu du ciel profond ou sors-tu de l’abime,
O Beauté! ton regard, infernal et divin,
Verse confusément le bienfait et le crime,
Et l’on peut pour cela te comparer au vin.

Tu contiens dans ton oeil le couchant et l’aurore;
Tu répands des parfums comme un soir orageux;
Tes baisers sont un philtre et ta bouche une amphore
Qui font le héros lache et l’enfant courageux.

Sors-tu du gouffre noir ou descends-tu des astres?
Le Destin charmé suit tes jupons comme un chien;
Tu sémes au hasard la joie et les désastres,
Et tu gouvernes tout et ne réponds de rien.

Tu marches sur des morts, Beauté, dont tu te moques;
De tes bijoux l’Horreur n’est pas le moins charmant,
Et le Meurtre, parmi tes plus chères breloques,
Sur ton ventre orgueilleux danse amoureusement.

L’éphémère ébloui vole vers toi, chandelle,
Crépite, flambe et dit: Bénissons ce flambeau!
L’amoureux pantelant incliné sur sa belle
A l’air d’un moribond caressant son tombeau.

Que tu viennes du ciel ou du l’enfer, qu’importe,
O Beauté! monstre énorme, effrayant, ingénu!
Si ton oeil, ton souris, ton pied, m’ouvrent la porte
D’un Infini que j’aime et n’ai jamais connu?

De Satan ou de Dieu, qu’importe? Ange ou Sirène,
Qu’importe, si tu rends, -fée aux yeux de velours,
Rythme, parfum, lueur, o mon unique reine!-
L’univers moins hideux et les instants moins lourds?

 

Abel et Caïn

I

Race d’Abel, dors, bois et mange;
Dieu te sourit complaisamment.

Race de Caïn, dans la fange
Rampe et meurs misérablement.

Race d’Abel, ton sacrifice
Flatte le nez du Séraphin!

Race de Caïn, ton supplice
Aura-t-il jamais une fin?

Race d’Abel, vois tes semailles
Et ton bétail venir à bien;

Race de Caïn, tes entrailles
Hurlent la faim comme un vieux chien.

Race d’Abel, chauffe ton ventre
A ton foyer patriarcal;

Race de Caïn, dans ton antre
Tremble de froid, pauvre chacal!

Race d’Abel, aime et pullule!
Ton or fait aussi des petits.

Race de Caïn, coeur qui brûle,
Prends garde à ces grands appétits.

Race d’Abel, tu croîs et broutes
Comme les punaises des bois!

Race de Caïn, sur les routes
Traîne ta famille aux abois.

II

Ah! race d’Abel, ta charogne
Engraissera le sol fumant!

Race de Caïn, ta besogne
N’est pas faite suffisamment;

Race d’Abel, voici ta honte:
Le fer est vaincu par l’épieu!

Race de Caïn, au ciel monte,
Et sur la terre jette Dieu!

Le reniement de Saint Pierre

Che se ne fa Dio di quel fiotto d’anatemi
Che sale ogni giorno verso i suoi cari Serafini?
Come un tiranno rimpinzatosi di carni e di vini,
Egli s’addormenta al dolce brusio degl’insulti blasfemi.

I singhiozzi dei martiri e dei suppliziati
Sono certo suoni di una inebriante musicalità,
Se, nonostante il sangue che costa quella voluttà,
I cieli non se ne sono ancora saziati!

– Ah! Gesù, ricordati dell’Orto degli Ulivi!
Nella tua ingenuità tu pregavi inginocchiato
Colui che nel suo cielo rideva al suono cadenzato
Dei chiodi conficcati nelle tue carni vive,

Quando vedesti sputare sulla tua divinità
Guardie infami e servi delle cucine,
Quando sentisti penetrare le spine
Nel cranio in cui viveva l’immensa Umanità;

Quando il tuo corpo stremato dall’orribile travaglio
Che tendeva le tue braccia, quando il sangue
E il sudore grondavano dalla tua fronte esangue,
Quando di fronte a tutti stavi come un bersaglio,

Pensavi ancora ai giorni tanto radiosi e belli
In cui venisti ad adempiere alla promessa eterna,
E percorrevi, sopra una mite asina,
Le strade tutte cosparse di fiori e ramoscelli,

Quando, con il cuore gonfio di coraggio e di speranza,
Fustigavi quei vili mercanti con tutto il tuo vigore,
Quando, infine, fosti maestro? Il rimorso non pare
Esser penetrato nel tuo fianco più a fondo della lancia.

-          Quanto a me, andrò via soddisfatto
Da un mondo dove al sogno non può l’azione seguire;
Possa io usare la spada e di spada perire!
San Pietro ha rinnegato Gesù… bene ha fatto!

Albert Speer

Si tratta del “braccio destro” del Fuhrer, l’architetto del Terzo Reich.

Essendo un uomo dall’ambizione sfrenata, più volte aveva dichiarato: “Per una grande opera venderei l’anima al Diavolo, come il Faust”.

Goebbels, Ministro sotto il Terzo Reich, gli commissionò la ristrutturazione del palazzo neoclassico Leopold e da questo evento iniziò l’ascesa di Speer,sempre più in vista nell’ambiente nazista d’élite.

Nel 1933 Hitler salì al potere; il primo