L’autonomia scolastica, un’araba fenice – di Enrico Maranzana

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L’autonomia delle
istituzioni scolastiche è una  “
araba fenice, che vi
sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”. 
Un’analogia calzante, originata dal rigetto della disposizione che l’ha
introdotta:  “L’autonomia delle istituzioni scolastiche …
 si sostanzia nella progettazione e nella
realizzazione interventi di educazione, formazione e istruzione
”.

Una norma che ha
rinforzato il modello di scuola elaborato negli ultimi decenni dal legislatore,
una norma che avrebbe potuto produrre un’innovazione profonda. Così non è stato
a causa del contrasto radicale che contrappone gli itinerari contenuti nei POF
all’indirizzo prefigurato dal decreto sull’autonomia.

Un’innovazione
rifiutata, un’innovazione che non ha inciso sull’ordinario e inefficace
trantran, un’innovazione snaturata da richieste d’indipendenza e di libertà
d’azione.

Quale cambiamento avrebbe indotto
l’applicazione della legge?

L’intreccio di tre disposizioni costituisce la
piattaforma interpretativa della volontà del legislatore:

1)    
Legge 53/2003     – orienta il sistema educativo, di
istruzione e di formazione [art.2];

2)    
D.P.R. 275/1999  – introduce l’autonomia delle istituzioni
scolastiche [art. 1];

3)    
T.U.  
297/94       – 
istituisce organismi cui affidare le tre funzioni del sistema

                                scuola [art. 5,7,8].

PROGETTAZIONE
FORMATIVA

FINALITA’       Promuovere
apprendimenti   “
adeguati  all’inserimento nella  vita sociale  e  nel

            mondo del lavoro, anche con
riguardo alle dimensioni locali, nazionale ed europea
”.

OBIETTIVI       Il Consiglio di
circolo/di istituto “elabora e adotta gli
indirizzi generali
” e li esprime

                        sotto forma di
competenze generali, orientando il servizio scolastico.

STRATEGIA      Il Consiglio di
circolo/di istituto delibera “i criteri
generali della programmazione

             educativa
per prefigurare gli iter decisionali e per vincolare tutti gli organismi

 collegiali al 
rispetto del mandato ricevuto. In particolare disegna la struttura     organizzativa e la  corrispondente struttura informativa.

CONTROLLO    Le dinamiche formative
evolvono nel lungo periodo. Le informazioni necessarie

                            per  il loro monitoraggio  deriveranno della “valutazione periodica dell’andamento

                         complessivo  dell’azione  didattica”, responsabilità  assolta 
dall’organismo  che

                         l’organigramma
d’istituto deve includere.

PROGETTAZIONE
EDUCATIVA

FINALITA’        “Sviluppare
le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali

             e specifiche, coerenti con le
attitudini e le scelte personali
.

OBIETTIVI        Il  Collegio  dei  docenti
cura  la  programmazione
 dell’azione educativa”
che si

sostanzia
nell’identificazione delle capacità sottese alle competenze generali elencate
dal Consiglio di circolo/di istituto.

STRATEGIA      La formulazione di
ipotesi per la promozione di capacità è l’aspetto che qualifica il

lavoro
del collegio.  A titolo esemplificativo
si trascrive quanto ha suggerito il progetto ministeriale Mercurio : “Si tratta di individuare, per ogni anno
scolastico, alcuni obiettivi trasversali prevalenti: ad essi tutti i docenti si
dedicheranno con particolare sistematicità ed intenzionalità, senza tuttavia
escludere che, a seconda delle circostanze, altri possano essere anticipati,
ripresi, ampliati, approfonditi
”.

CONTROLLO   E’  prescritto  dal 1974 .. mai  praticato:    “valuta
 periodicamente  l’andamento

complessivo dell’azione didattica per verificarne
l’efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati,
proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell’attività
scolastica
”.

PROGETTAZIONE
DELL’ISTRUZIONE

FINALITA’       “Realizzazione
del coordinamento didattico e dei rapporti interdisciplinari”.

OBIETTIVI       Selezionati dalle le
capacità indicate dal Collegio dei docenti, 
da perseguire nel

breve
periodo.

STRATEGIA
   
Formulata  dal Consiglio 
di classe  in  relazione 
alla tipologia  degli  studenti 

di
riferimento.

CONTROLLO   Sintesi delle
sistematiche osservazione dei docenti.

PROGETTAZIONE
DELL’INSEGNAMENTO

FINALITA’       Trasmettere
una corretta e consistente immagine della disciplina insegnata e promuovere le
capacità selezionate dal consiglio di classe.

OBIETTIVI       Espressi sotto forma
di   competenze   specifiche 
che compendiano capacità  e

oggetti
disciplinari.

STRATEGIA     La
 promozione  delle  competenze
 ha successo  solamente se 
si  adotta  una

didattica
ascendente, da realizzare praticando attività di ricerca [laboratori]: il
metodo disciplinare risulta essere il necessario fondamento del lavoro di
classe, è stimolato dai problemi che la disciplina ha affrontato e risolto.

[Un
esempio riguardante la capacità "applicare e costruire modelli” è visibile  in rete "Problema – modello – esecutore”. La
materia di riferimento è informatica].

CONTROLLO  Ambienti
collaborativi, di mutua fiducia sono dei facilitatori della promozione di

competenze.
La valutazione formativa, finalizzata al recupero delle devianze, appare come
scelta obbligata.

Il Consiglio di circolo/di istituto
dovrebbe vagliare l’ipotesi di trasferire la valutazione sommativa, che ha
finalità amministrative, a un organismo terzo
.

Chi si è messo
di traverso per impedire l’innovazione?

La fissità, l’assenza d’una visione sistemica e
della cultura dell’organizzazione, il radicamento nel passato, l’incertezza che
accompagna ogni cambiamento sono all’origine della mancata applicazione della
legge: