Le forze del male nella Gerusalemme liberata

I musulmani, definiti pagani nel poema, sono contrapposti alle forze cristiane, sono le “armi rubelle” cioè gli eserciti ribelli a Dio. Tanto è vero che le potenze infernali, diavoli, demoni e maghi, soccorrono Gerusalemme e la difendono dall’assedio, così come Dio e gli Angeli vengono in aiuto del campo cristiano.
Eppure queste potenze sono descritte in modo spesso affascinante.
C’è un grande rispetto, ad esempio, per Solimano, il Sultano che alla fine dell’opera corre verso la morte, e Tasso sembra immedesimarsi in lui che scorge dall’alto delle mura l’assalto dei cristiani come un segno di un destino che incombe. In tutto il poema, del resto, Solimano incarna la grandezza straordinaria del male.
Un personaggio che affascina ancora di più è Armida, descritta in modo sensuale e seducente. A questo proposito, osserva qui sopra il quadro di Bellucci di “Rinaldo e Armida”.
Inoltre, quando lei si lamenta dell’ allontanamento di Rinaldo, e si sdegna del suo tradimento, è comparabile a Didone nel quarto libro dell’ Eneide.
Per tutto ciò, Tasso si chiede se per caso non contravvenga all’ortodossia cristiana e si autodenuncia all’inquisizione, ottenendone però una completa assoluzione da ogni colpa.
Secondo alcuni studi di psicanalisi applicata alla critica letteraria, questo sarebbe un modo per rimpiangere un’età di perduta libertà, in cui il fascino del “pagano” non era colpevolizzato (età del rinascimento) contrapposta all’età in cui Tasso si trova a vivere (età della controriforma).