Le isole del dolore – di Laura Alberico

La società del benessere ci ha abituati a proiettare nel futuro aspettative e desideri, a credere che consumismo e virtualità siano beni di ampio respiro, lo specchio nel quale riflettere il presente e da esso poter distillare i principi e gli orientamenti di una vera vita. In questo contesto l’ individualismo e il narcisismo si impongono come difese verso una società in crisi che esplode e implode in forme di violenza sempre più estreme. Cultura ed educazione in molti casi sembrano essere strumenti sottoposti ad una profonda e persistente anestesia perché la cronaca registra ogni giorno eventi delittuosi nei quali le vittime sono figure significative e simboliche; genitori, figli, mariti, mogli che rappresentano il nucleo di una collettività primaria ormai sottoposta, negli aspetti relazionali e affettivi, a una lenta e progressiva lacerazione, la perdita di valori e significati. La comunicazione, che per assunto rappresenta un atto di condivisione e partecipazione, e’ diventata uno strumento formale privo di scambio, empatia, senso di alterita’ e di consapevolezza. La società frammentata ha creato barriere di incomunicabilità, isole lambite da un mare inquinato in cui i sentimenti e le emozioni, i legami, gli affetti appaiono prodotti di scarto, ingombranti bagagli dai quali liberarsi senza ripensamenti o sensi di colpa. La metafora della vita, che ritorna sempre  dopo la morte e il dolore ad essere il banco di prova di un nuovo risveglio, ci spinge a riflettere e a interrogarci sulla fragilità dell’essere umano, sulla possibilità di comprendere e interpretare il disagio, la solitudine, il vuoto, che soprattutto per i giovani rappresentano delle catene invisibili, spesso nascoste in una cornice di apparente e falsa normalità.

Laura Alberico