Le paludi di Hesperia

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Valerio Massimo Manfredi

LE PALUDI DI HESPERIA

Colombo  Luca        Classe 1F

Autore: Valerio Massimo Manfredi, Arnoldo Mondadori Editore, (Collezione OMNIBUS),

pagine 329.

Prima edizione 1994.

Genere letterario: romanzo epico.

AUTORE

Valerio Massimo Manfredi è nato nel 1943. Vive e lavora nella sua casa di campagna a Piumazzo di Castelfranco Emilia (Modena). Laureato in lettere classiche è specializzato in topografia del mondo antico. Ha preso parte a varie campagne di scavi archeologici in Italia e all’estero ed ha insegnato all’Università Cattolica di Milano, all’Università di Venezia, alla Loyola University di Chicago e all’Ecole Pratique des Hautes Etudes della Sorbona. In sede scientifica ha tradotto e commentato l’Anabasi di Senofonte ed ha pubblicato numerosi saggi fra cui La strada dei Diecimila (1986), Gli Etruschi in Val Padana (1991), Mare greco (1992), Le Isole Fortunate (1993). Come antichista ha collabora al quotidiano “Il Giornale” e al “Messaggero” e al settimanale “Panorama”. Si è anche distinto come autore di narrativa pubblicando i romanzi Palladion (1986), Lo scudo di Talos (1988) e L’Oracolo (1990). Manfredi presenta una serie di programmi televisivi storici-scientifici.

 

TRAMA

Il racconto di Manfredi inizia narrando di uno sconosciuto che arrivato in una città, raccontò le avventure della sua vita ad un cantore, per poi sparire nel nulla dopo pochi mesi. Il cantore non venne mai a conoscenza dell’identità dello straniero, ma affascinato dalle sue storie cominciò a raccontarle…

Dopo aver distrutto la città di Troia, Diomede, Menelao, Nestore e Ulisse partirono per tornare in patria, mentre Agamennone, Idomeneo e Aiace Oileo rimasero per effettuare un sacrificio propiziatorio. Passato un giorno di navigazione, Ulisse decise di tornare indietro perché voleva partecipare al sacrificio, ma al suo arrivo non trovò nessuno. Diomede arrivato ad Argo, la città dove regnava, scoprì che sua moglie Egialea lo aveva tradito e un altro regnava al suo posto. Per non spargere altro sangue acheo, fuggì con le sue navi verso occidente. Agamennone, invece, tornato in patria fu accolto con gioia, ma subito dopo alcuni incominciarono a protestare perché per colpa del re molti figli erano morti. Durante il banchetto in suo onore, Klitemnestra, la regina, uccise la sacerdotessa troiana Cassandra, schiava del marito, e intanto Egisto, amante della sovrana, uccise Agamennone. Diomede, nel frattempo, raggiunse Itaca e, travestito, andò dalla regina Penelope a cercare Ulisse. Penelope spiegò i vari tradimenti della altre regine e lo informò che temeva il non ritorno del marito Ulisse. Successivamente Diomede, ripreso il suo viaggio predò un piccolo villaggio, ma all’improvviso scesero dalle montagne i Dor, con armi in ferro, che lo costrinsero a fuggire senza bottino, e rasero tutto al suolo. Diomede allora inviò nella terra degli Achei, Anchialao, suo fedele amico, per avvisarli dell’ incursione di questo popolo e continuò il suo vagabondare per mare. Egli, però, approdato su una nuova terra, venne attaccato dagli indigeni che decimarono il suo esercito. Ripreso il viaggio, venne poi investito da una forte tempesta che lo costrinse a ripararsi in una insenatura. Diomede scese a terra con i suoi uomini e ne mandò alcuni in perlustrazione. Quest’ultimi raggiunsero un villaggio e riuscirono a parlare con un vecchio che conosceva la loro lingua, ma all’ improvviso arrivò qualcuno da un accampamento vicino.

Nel frattempo Menelao, scomparso con le sue 60 navi, arrivò in Egitto insieme ai Popoli del Mare: Peleset, Sukka, Derden, Tersh, Sheqelesh gli Shardana e al re libico Mouray.

Scoppiò una battaglia tra i Popoli del Mare e gli Egiziani. Menelao si salvò, con la sua flotta, e si recò dal Vecchio del Mare per conoscere il suo destino e quello degli altri re. Così conobbe il tradimento di Klitemnestra, la morte del fratello Agamennone e seppe che Ulisse e Diomede erano dispersi.

Intanto gli stranieri che erano giunti al villaggio, dove c’erano gli uomini di Diomede, parlarono con il vecchio e così si scoprì che  erano degli innocui troiani. Mirsilo, soldato di Diomede a capo della spedizione esplorativa, tornò con gli uomini alle navi e con un nuovo membro: il Chnan.

Essi ripresero il viaggio in mare, dopo una breve spiegazione.

All’ improvviso arrivò una nave Peleset, con a bordo uno schiavo acheo, ma grazie all’intelligenza del Chnan, Diomede riuscì ad evitare una guerra e a recuperare il prigioniero.

Egli poi scoprì, grazie al prigioniero,  che nelle paludi di quella terra era caduto il Carro del Sole. Decise allora di risalire  con le navi, il fiume Eridano che si addentrava in queste terre.

Raggiunse un villaggio disabitato, entrò in un sentiero nel mezzo del quale era stato fatto un solco che conteneva denti di drago,  e che era contornato da  una palizzata  ornata con teschi di animali. Siccome gli uomini erano molto spaventati, Diomede decise di tornare alle navi. Nel rientro essi videro le loro imbarcazioni bruciare e i soldati che combattevano contro  i Peleset. Diomede scacciò i nemici e, non avendo più navi, si insediò in un villaggio vicino. Un giorno, mentre cavalcava, vide una bellissima ragazza condotta in un villaggio.

Subito si informò e scoprì che la ragazza era obbligata a sposare il capo del villaggio, Nemro.

Alla prima occasione Diomede la rapì e uccise a duello Nemro.

Intanto Klitemnestra seppe del ritorno a Sparta di Elena e Menelao, così la incontrò segretamente e le diede un profumo velenoso per uccidere il marito. In verità quella donna non era la vera Elena.

Diomede, nel frattempo, avanzava lungo i Monti Azzurri,  depredava ogni villaggio  e rapiva donne e bambini. Telefo, il suo servo, avvisò Diomede della presenza di un gruppo di nemici sul passo della montagna e gli  diede dei consigli, ma lui li ignorò.

I nemici iniziarono a lanciare delle pietre e con queste decimarono i soldati achei e colpirono Telefo che prima di morire, però, parlò a Diomede. consigliandogli la tattica per abbattere il nemico. E così fu.

Contemporaneamente Menelao, aiutato dalla finta  Elena, finse di morire e si rifugiò con lei in una sua dimora. Qui venne raggiunto da Oreste, che volle conoscere la verità sulla guerra di Troia.

Menelao gli spiegò che la donna, che lo aveva aiutato,non era la vera Elena, ma una schiava che le assomigliava. La moglie tesseva, al sicuro, nella loro dimora.

Anchialao, intanto, raggiunse Pirro, figlio di Achille, che lo portò con sé all’ assemblea dei re. I re decisero di attaccare Micene.

Pirro con le sue truppe si posizionò, ma venne sorpreso da Egisto, l’omicida di Agamennone, ma grazie all’intervento di Oreste che  lo uccise, Pirro si salvò.

A questo punto ebbe inizio la vera battaglia che venne vinta dagli Achei. Quando Menelao ordinò di fermarsi, Pirro però continuò a uccidere. Questo  provocò la sfida di Oreste

che, grazie all’intervento di Anchialao, sconfisse Pirro.

Oreste poi entrò a Micene e uccise la madre Klitemnestra.

Anchialao, dopo aver informato Menelao dell’arrivo dei Dor, ripartì alla ricerca del suo re, Diomede.

A Hesperia, Diomede, dopo la  cattura di un troiano, scoprì che Enea era sbarcato su quelle coste, e, adirato, lo sfidò. Enea accettò.

Diomede, scelto Mirsilo, come auriga, iniziò il duello con Enea.

Alla fine non ci furono né vinti né vincitori. Enea, però, dichiarando che aveva il vero talismano dei troiani e che quello in possesso di Diomede era falso, ebbe la meglio.

Dopo alcuni mesi i Dor invasero la terra degli Achei, devastando ogni città e villaggio.

Diomede, all’oscuro di tutto, vedendo giungere nelle paludi di Hesperia molti Achei, decise di tornare in Patria e si imbarcò per Argo.

Trascorsi pochi giorni, incontrò Anchialao che gli comunicò la distruzione di tutte le città achee, in quel momento l’imbarcazione di Diomede si schiantò contro degli scogli…

Questa è la storia raccontata dallo sconosciuto.

 

PERSONAGGI

In questo romanzo ci sono numerosi personaggi, tra i principali abbiamo:

–         Diomede, che deve affrontare numerose avventure per scappare dalla morte, appare come un grande guerriero, dal corpo possente, vestito con un’ armatura di bronzo. Egli è sempre pronto a combattere per difendere il suo onore, non rispetta molto gli avversari, spesso prima di un combattimento, per istigarli di più, li offende e li prende in giro.

    Spesso non segue i consigli che gli danno, ad es. quando non ascolta il suo servo, Telefo,   

    che gli consiglia delle strategie di attacco. Ciò porterà alla morte di molti suoi uomini e

    dello stesso Telefo.

–         Mirsilo,ottimo soldato di Diomede, si dimostra sempre fedele e pronto a servire il suo   

     capo.

–         Il Chnan, un prigioniero che per sfuggire ai Dor si offre come servo a Diomede. Egli si rivela dotato di un’enorme saggezza che sfrutta per il bene di tutti e per la pace.

–         Menelao è un guerriero forte, esperto, molto furioso nel combattimento.

–         Oreste, figlio di Agamennone, pur essendo giovane si rivela esperto nel combattimento. Si impegna per vendicare la morte del padre.

Le donne, in questo romanzo, occupano un ruolo di rilievo. Esse sono molto belle alcune però infedeli  e pronte ad eliminare il marito (Klitemnestra e Egialea), altre invece mogli sono fedeli come la paziente Penelope e Elena, la più bella del mondo.

 

SPAZIO

Le vicende narrate si svolgono sul Mar Mediterraneo e in terre da esso bagnate: dalla piane achee, all’ Egitto, a Itaca, alle foreste e alle paludi di Hesperia (Italia),…

Prevalgono gli spazi aperti, ma non mancano quelli chiusi come il castello dove avviene la discussione tra Menelao e Oreste, o la tenda nella quale si tiene la riunione dei capi.

A volte capita che alcuni personaggi si ritrovino in luoghi che rispecchiano alcune loro caratteristiche come Diomede che finisce in luoghi sconosciuti, isolati e confusi proprio  come si sente lui, dopo il tradimento di Egialea.

 

TEMPO

Il periodo storico che fa da sfondo al racconto è quello della Grecia micenea. Questa civiltà si sviluppò nella tarda età del Bronzo (1450-1100 a.C.) sulla terraferma, a Micene e in altri centri come Tirinto e Pilo. In questo periodo si ha anche la distruzione di Micene, forse ad opera dell’ invasione dei Dori, guerrieri rozzi ma invincibili per le armi di ferro che possiedono…

Molti antichi scrittori avevano raccontato di “un’età degli eroi”, ma i primi documenti di questa civiltà risalgono alla fine del XIX secolo, quando cominciarono gli scavi archeologici nei siti delle leggendarie città di Troia, Micene, Cnosso .

Molti episodi dell’ Odissea di Omero si svolgono in questo periodo storico e questo romanzo vuole proprio raccontare la storia del ritorno degli eroi della guerra di Troia ( “… le storie dei poemi perduti del ciclo troiano…” nota dell’autore). Si va praticamente dall’ età del ferro all’ età del bronzo.

La vicenda si svolge nel giro di parecchi anni. Sono presenti numerose pause di riflessione, come quando Diomede ripensa ad Argo, ad Egialea, ad Enea (analessi), ma sono presenti anche ellissi di tempo perché nel racconto dei fatti si salta anche da un anno all’altro.

Numerosi sono gli intrecci, ad esempio, quando si parla di Diomede  e  nel frattempo anche della conquista di Micene.

Il romanzo inizia inoltre con un’ anticipazione perché parte dalla fine e con un grande flash back si raccontano le avventure dei vari personaggi, con molti ricordi al passato, come quello di Ilio.

 

STILE

Il linguaggio adottato dall’autore è semplice e comprensibile, ma sono presenti termini derivati dal greco antico (wanax: signore, wanaxa:signora, …) che rendono più “storico” il romanzo. L’autore utilizza un registro colloquiale. Nel racconto si sottolinea spesso come alcuni popoli  parlino una lingua diversa dai protagonisti, ma grazie al Chnan, usando i gesti e parole a lui note, essi riescono a comunicare.

 

TECNICHE

In questo libro prevale il discorso diretto, in particolare quando i personaggi comunicano tra di loro. ma non mancano i momenti di descrizione. Sono presenti dei flussi di coscienza, cioè dei momenti in cui qualcuno si impegna per salvare gli altri ( es. il Chnan, usa la sua intelligenza per salvare uno schiavo acheo, evitando una guerra).

 

NARRATORE

Si può dire che il narratore è onnisciente, ma anche esterno. A raccontare, infatti, è una persona interna al libro, ma che non  partecipa alle varie battaglie e vicende… ma  conosce comunque i fatti,  i sentimenti, … Manfredi utilizza il punto di vista del cantore  per raccontare la sua storia.

 

TEMATICHE

Il testo fa riflettere  sui valori dell’onore, sul senso della Patria, sulla fedeltà e anche sulla saggezza. Il tradimento è diffuso, spesso nasce dalla voglia di dominare e da esso poi nascono una serie di imbrogli e situazioni che portano all’uso delle armi .

Per la Patria  e per l’onore i protagonisti sono pronti a tutto: a lottare, combattere e uccidere.

Il desiderio di vendicare il padre, Agamennone, spinge, addirittura, Oreste al matricidio.

Per salvaguardare  questi valori quindi si può cadere in comportamenti estremi (tipici di quel tempo). La figura positiva del Chnan fa capire, però, che se si è intelligenti, riflessivi e saggi si possono trovare delle soluzioni pacifiche e anche ai nostri giorni si dovrebbe riflettere su questo.

La difesa dell’onore oggi non porta a lotte così dure, anche se alcuni episodi si possono ascoltare sempre più spesso nei telegiornali. L’amore per la patria poi non è sentito da tutti, infatti c’è chi ha proposto di abolire il canto degli inni nazionali in alcune manifestazioni.

Il libro parla di una realtà molto diffusa a quei tempi: gli schiavi da guerra e descrive come venivano sfruttati.

 

COMMENTO

La  lettura di questo libro mi è piaciuta per due motivi: primo perché mi affascina l’epica e secondo perché è scritto in modo da coinvolgere il lettore. L’intreccio delle storie interrompe  alcune situazioni, per poi riprenderle e questo porta a voler andare avanti per conoscere le varie conclusioni.

Penso che il racconto deluda un po’ nel finale perché non viene detto cosa succede a Diomede quando si schianta contro gli scogli. Comunque è un bel libro, anche se non è adatto a tutti.

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