Le tenebre dell’odio e della paura: l’Europa e il mondo nell’età delle dittature di Beniamino Emanuele Tucci

Tesina Esame di Stato

Tucci Beniamino Emanuele

Esame di Maturità 2002

IL QUADRO STORICO – POLITICO

Studiando il primo novecento ci si rende immediatamente conto di stare analizzando un periodo storico caratterizzato da grandi cambiamenti politici, economici e sociali, le conseguenze dei quali influenzano ancora oggi il nostro modo di vivere e di pensare.

Il periodo compreso tra il 1924 ed il 1945 è sicuramente uno dei momenti più oscuri e drammatici della storia del mondo. Esso è scandito dai seguenti principali avvenimenti:

1 Prima guerra mondiale

2 Rivoluzione bolscevica

3 Ascesa del fascismo

4 Presa del potere del nazismo in Germania (1933)

5 Guerra spagnola

6 Seconda guerra mondiale

Analizziamo con ordine questi eventi, allo scopo di districare i fili di un’epoca estremamente complessa.

Nell’agosto del 1914, lo scoppio della Prima guerra mondiale costituì l’inevitabile sbocco delle tensioni interne ed esterne dei vari Stati europei. Ben presto, non solo l’Europa ma il mondo intero si trovò impegnato in un conflitto di proporzioni fino ad allora sconosciute che provocò danni spaventosi. Quando, nel novembre 1928, con la resa della Germania, dell’Austria e della Bulgaria, la guerra ebbe fine, il bilancio apparve terrificante: circa 13.000.000 di morti e 20.000.000 di feriti. L’Italia, che dopo un breve periodo di neutralità, si era schierata dalla parte dell’Inghilterra e della Francia, ebbe 700.000 morti e circa 1.000.000 di feriti: un sacrificio enorme che l’acquisizione della Venezia Tridentina, dell’Alto Adige, della Venezia Giulia e dell’Istria a completamente delle lotte risorgimentali non poteva compensare del tutto. Più in generale, a livello europeo, si può dire che la guerra aveva distrutto le ricchezze accumulate nei quarant’anni di pace precedenti e aveva determinato la fine dell’egemonia dell’Europa nel mondo.

Dal punto di vista politico, la guerra mutò il volto del continente. L’assetto post- bellico vide profondamente il quadro della vecchia Europa: un intero impero, quello austro-ungarico, scomparve dalla carta geopolitica lasciando il posto a nuove entità statali, e l’impero russo degli zar fu spazzato via, nell’ottobre del 1917, nel pieno del conflitto, dalla Rivoluzione bolscevica guidata da Lenin, che portò al potere i Consigli dei delegati dei lavoratori (Soviet). Nacque così l’URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) che, attraverso un grandioso processo di rinnovamento politico, sociale ed economico, abolì la proprietà privata e nazionalizzò le terre e le industrie.

L’immediato dopoguerra fu tutt’altro che tranquillo. Le difficoltà legate alle distruzioni causate dal conflitto e l’inevitabile lentezza della ripresa economica attanagliarono l’Europa in una seria di gravissimi problemi di ordine tanto politico quanto economico e sociale.

Ad aggravare la situazione di per sé già caratterizzata da violente tensioni interne tra le varie classi sociali e tra classi sociali e Stato, intervennero anche gli inevitabili riflessi della Rivoluzione bolscevica. Di fatto, soprattutto in quegli Stati in cui i disagi economici conseguenti alla guerra ed i contrasti sociali, in buona parte preesistenti e difficilmente controllabili, erano più pericolosamente evidenti, si diffuse la paura sovietica, facendo prendere corpo e sostanza al fantasma del “pericolo rosso” che da tempo aleggiava sull’Europa.

A causa di questa paura, anche classi politiche di antica tradizione liberale, come quella italiana, con il loro comportamento di indulgenza o addirittura di copertura, resero possibile la nascita e l’instaurarsi al potere di dittature totalitarie in molti paesi d’Europa. Il modello di quel regimi assoluti, antidemocratici e reazionari, fu fornito da Benito Mussolini che, impadronitosi del potere parlamentare con l’avvallo del re Vittorio Emanuele III, dopo la cosiddetta marcia su Roma dei suoi squadristi, dell’ottobre 1922, eliminò ogni libertà parlamentare e democratica. A rendere storicamente possibile un tale evento, oltre alle connivenze ufficiali o sotterranee della monarchia, dei poteri costituiti (la magistratura e l’esercito), delle gerarchie ecclesiastiche, della grande industria, dei capitalisti agrari e dell’alta finanza, fu proprio il profondo disagio venutosi a creare l’indomani della guerra a causa della grave crisi economica e della profonda delusione politica e morale di quanti, soprattutto tra i ceti medi, si sentivano traditi dalla cosiddetta “vittoria mutilata”, che non aveva reso ciò cioè quello che il “bagno di sangue” voluto dai fautori della partecipazione del paese al conflitto aveva promesso, e dalla constatazione dell’esistenza di veri e propri privilegiati che dalla guerra avevano tratto enormi vantaggi economici. Di fatto, una volta al potere, Mussolini ed il fascismo rimasero alla guida del paese per oltre vent’anni, distruggendo le strutture dello stato liberale uscite dalle lotte dei Risorgimento, per sostituirle con strutture di carattere tipicamente dittatoriale e totalitario, attraverso la soppressione dei partiti ad eccezione di quello fascista, il soffocamento di ogni forma di lotta di classe a tutto vantaggio dei gruppi capitalistici, l’eliminazione anche fisica di qualsiasi oppositore (si pensi a Matteotti) e l’abolizione di ogni libertà di espressione.

Il modello fascista italiano fu presto esportato anche ‘m altri paesi europei. In Germania, i marasmi economici, finanziari e sociali che travagliavano il paese l’indomani della fine della guerra e dall’abdicazione di Guglielmo Il (1918), resero possibile nel 1933 l’ascesa di Adolf Hitler che potè contare sull’appoggio compiacente dei magnati dell’industria e di larghe masse di scontenti e di “defraudati”. La brutalità del suo regime, giustificata da una presunta superiorità della razza ariana, può essere sintetizzata in due soli dati: l’eliminazione di 6.000.000 di ebrei e di centinai di migliaia di oppositori o di “diversi” ed il suo aggressivo e folle totalitarismo, che creò le premesse di un nuovo conflitto mondiale.

Negli stessi anni in cui si affermavano i vari fascismi, ‘m altri paesi europei, pur tra mille difficoltà, lentamente si avviava la ricostruzione. Così l’Inghilterra dovette affrontare gravi problemi interni ed esterni, soprattutto nel rapporti con i popoli delle sue colonie,, ma vide progressivamente migliorare le sue condizioni economiche. In Francia ed in Spagna, anch’esse dilacerate da gravi travagli economici, si assistette, intorno alla metà degli anni Trenta, ad esperimenti politici di sinistra che portarono alla formazione ed alla vittoria dei cosiddetti “Fronti popolari”, cioè di coalizioni di forze di sinistra che facevano riferimento alla Terza Internazionale o Komintern, fondata da Lenin nel 1919 al fine di far trionfare la rivoluzione bolscevica nel mondo. Fuori dall’Europa, infine, gli Stati Uniti, dopo aver contribuito decisamente alla soluzione della Prima guerra mondiale e dopo aver superato la violentissima crisi economica del 1929, continuavano ad occupare un posto di primo piano sulla scena politica ed economica.

Ma il quadro europeo era, negli anni tra le due guerre, dominato dai regimi fascisti: mentre la Germania di Hitler scatenava la sua feroce persecuzione razziale, l’Italia di Mussolini si lanciava in una antistorica operazione coloniale che approdò, attraverso una guerra contro l’Etiopia, alla formazione di un effimero impero coloniale. Nel 1936 il nazismo ed il fascismo si trovarono alleati nella lunga e dolorosa Guerra civile spagnola che portò al potere il generale Francisco Franco, emulo di Mussolini e di Hitler e da loro massicciamente aiutato con l’invio di mezzi e contingenti. Questa guerra, che sul fronte opposto vide impegnate a fianco dei repubblicani forze antifasciste internazionali raccolte nelle Brigate internazionali, può essere considerata la “prova generale” della Seconda guerra mondiale per il massiccio impiego di mezzi militari, per il bombardamento su interi paesi (si ricordi Guernica) e su masse di civili incrini, e per la capacità di fare emergere la coscienza antifascista.

All’interno dei vari paesi dominati dalle dittature non mancarono certo gli oppositori: in Italia, ad esempio, i partiti politici sciolti dal fascismo si ricostruirono clandestinamente ed operarono, pur in mezzo a persecuzioni, arresti e condanne.

Alla fine degli anni Trenta, il nazismo tedesco, con il suo militarismo e con la sua logica brutale di sopraffazione e predominio, scatenò un nuovo conflitto che avrebbe presto assunto dimensioni mondiali. Nella guerra, scoppiata nel 1939, intervenne, nel 1940, anche l’Italia che sì schierò dalla parte della Germania, contro l’Inghilterra e la Francia e, poi, gli Stati Uniti e la Russia. Il conflitto, che fu ancora più terribile della Prima guerra mondiale, durò cinque anni, insanguinando tutta l’Europa ed ebbe fine solo nel 1945, con la resa dell’Italia, della Germania e del Giappone (che a queste si era alleato). La resa del Giappone fu determinata da un evento del tutto inedito ed assolutamente inconcepibile allora: il massacro di intere popolazioni causato dall’utilizzo, per la prima volta, di due bombe atomiche Sganciate sulle città di Hiroshima e Nagasaki.

In Italia la guerra determinò la caduta del fascismo. Infatti, il 25 luglio 1943, il re Vittorio Emanuele III, nel tentativo di separare le sorti della monarchia e del paese da quelle del regime fascista, licenziò Mussolini. Il nuovo governo presieduto dal generale Badoglio firmò nel settembre un armistizio con gli angloamericani e mentre i tedeschi occupavano l’Italia centro-settentrionale, le truppe alleate iniziavano la liberazione della penisola. Mussolini diede vita, a Salò, ad una Repubblica Sociale, totalmente dipendente dai tedeschi. Intanto, in tutta Italia, Le forze democratiche antifasciste si organizzavano per combattere, accanto agli Alleati angloamericani o da sole, per la liberazione del paese che culminò il 25 aprile 1945 con l’insurrezione dell’Italia settentrionale.

IL PENSIERO:

Dal punto di vista culturale, l’età fra le due guerre è caratterizzata da correnti di pensiero e di tendenze speculative che sembrano riflettere le tensioni che agitano il panorama politico e sociale dell’epoca.

La filosofia che più lucidamente e più dolorosamente esprime la negatività del vivere dell’uomo europeo in questo periodo è certamente l’Esistenzialismo, cui diede avvio il tedesco M. Heidegger (1889-1976) e che ebbe larghi e diversi sviluppi per tutto il Novecento, soprattutto in Germania ed in Francia. Vera e propria filosofia della crisi” cioè del vuoto di certezze che contraddistingue l’epoca, l’Esistenzialismo si contrappone tanto all’Idealismo quanto al Razionalismo e richiama l attenzione sul valore specifico ed insopprimibile dell’esistenza individuale dell’uomo e sul carattere problematico e precario di essa. Secondo Heidegger, l’uomo, realtà singola ed individuale, è “gettato” nel mondo e condannato a vivere una vita in cui ogni suo sforzo è destinato a fallire e quindi ad una vita di “lucida angoscia”. Più tardi, per altro, i temi più negativi della filosofia esistenzialista furono in parte superati. Così, il francese Jean Paul Sartre (1905-1980), dopo aver individuato come tipica della condizione umana la “nausea” di vivere, pervenne, l’indomani della Seconda guerra mondiale, ad una concezione più “positiva”, facendo dell’Esistenzialismo una dottrina dell’azione e dell’impegno, volta alla denuncia di ogni forma di oppressione ed al recupero dei valori umani.

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