Letteratura e cultura da Tiberio a Nerone

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Letteratura e cultura da Tiberio a Nerone (14-68 d.C.)

prof. Luigi Gaudio

INTELLETTUALI E POTERE: TRA ADULAZIONE E DISSENSO

Durante l’età degli imperatori della casa Giulio Claudia, si accentua il fenomeno di disgregazione del rapporto tra gli intellettuali e il potere, che si era già manifestata in effetti in termini poco appariscenti, iniziata già negli ultimi anni di Augusto (provvedimenti contro Ovidio). L’età Giulio Claudia vide il tramonto di quel precario equilibrio tra il principe e il Senato su cui si era retto lo Stato, durante l’età Augustea, a vantaggio del potere imperiale che tende ad assumere carattere assolutistico ed autocratico.

La maggior parte degli intellettuali appartiene al rango Senatorio, allora si determina una mancanza d’autonomia degli intellettuali, i quali mostrano tre atteggiamenti:

SMACCATA ADULAZIONE

DISIMPEGNO (Letteratura d’evasione)

DISSENSO: aperto o velato ( si oppongono al potere)

Nell’età giulio-claudia si accentuò il fenomeno di disgregazione del rapporto fra gli intellettuali e il potere (ma già con Augusto v. Ovidio). Finché Mecenate era rimasto in vita, col suo prestigio e la sua influenza aveva fatto da tramite discreto tra il potere e gli uomini di cultura ed era riuscito ad assicurare a questi una certa autonomia.

Lo stoicismo ideologia del dissenso

In questa prima metà del I d.C., fino al principato di Nerone, lo stoicismo diventò l’asse ideologico intorno a cui ruotò gran parte del dissenso nei confronti della politica imperiale. La speculazione filosofica stoica adesso, si dedica infatti soprattutto ai problemi etici, anzi si può affermare che la filosofia finisce col coincidere addirittura con l’etica e diviene la disciplina che insegna a vivere, tanto che Musonio, uno stoico di questa età, arriva a sostenere che “essere buono ed essere filosofo è la stessa cosa”.

Dunque compito del saggio stoico deve essere fondamentalmente l’esercizio della virtù, che consiste in un processo di interiorizzazione, nell’autonomia e nella libertà della coscienza. Questo ideale speculativo, in un momento in cui il principato andava assumendo sempre più connotazioni tiranniche, era destinato ad acquistare una spiccata valenza politica, e pertanto si spiega con una certa facilità perché la filosofia stoica divenne lo strumento culturale e ideologico preferito da quei gruppi di rango senatorio che osteggiavano il principe e deprecavano la perdita della libertà politica.

GENERI LETTERARI

Il diffondersi di una sensibilità tendente al meraviglioso e allo straordinario e il libero dispiegarsi della fantasia nell’opera d’arte fecero sentire i loro effetti anche nella letteratura, soprattutto nell’ambito dei generi.

L’ingenium sembra prevalere sull’ ars , o quanto meno, su un’arte classicamente intesa. Dunque si percorrono vie nuove, nella certezza che le strade tradizionali sono ormai impraticabili, sia perché sono state già percorse fino in fondo dai poeti dell’età augustea, sia perché non appaiono più rispondenti alle nuove istanze della cultura del tempo.

Di questo stravolgimento delle istituzioni letterarie risentono soprattutto i generi, che spesso mutano caratteristiche o tendono a fondersi in altri generi, sperimentando nuove forme letterarie (es. Satyricon).

Escludendo le opere di Seneca e di Petronio,    i generi che maggiormente si diffondono durante l’età dei giulio-claudia sono: la favolistica, la satira, l’epica, la storiografia, il teatro e la poesia e la prosa scientifica.

LA FAVOLISTICA

Fedro riesce a dare a questo genere un carattere tutto proprio, in quanto non si accontenta più di utilizzare la favola come apologo o come pretesto, ma riesce a caricare i suoi componimenti di una velata, ma non per questo meno valida, protesta contro i potenti che opprimono senza via di scampo gli umili, ai quali va la simpatia del poeta.

LA SATIRA

Con Persio la satira acquista un carattere fortemente moralistico e filosofico, che con Orazio non aveva avuto e diventa lo strumento per un’intransigente fustigazione dei vizi del tempo (influenza della filosofia stoica e soprattutto delle prediche dei cinici). Perde il carattere bonario nei confronti delle debolezze degli uomini e tende a diventare astratta riflessione moraleggiante che sconosce le debolezze ma anche la complessità del cuore umano.

L’EPICA

Il poema epico perde i caratteri che aveva avuto durante il principato augusteo.

Lo sforzo di Virgilio era stato quello di trasfigurare nel mito, e quindi in una dimensione atemporale, la storia di Roma e del suo principe;  Lucano, invece, non rinuncia alla storia, e riprende l’antica tradizione epico-storica romana da Nevio a Ennio, descrivendo e trasfigurando artisticamente i fatti concernenti la guerra fra Cesare e Pompeo.

Nel Bellum Civile l’interesse per la realtà storica si fonde con il gusto per il meraviglioso, per l’esotico e per l’immaginario

LA STORIOGRAFIA

Non è possibile tracciare un bilancio complessivo dell’attività storiografica di questo periodo, perché la produzione che esprimeva dissenso nei confronti del potere è stata censurata e quindi non ci è pervenuta. Ci resta la produzione più innocua, ma forse anche la meno valida, quella cioè che fiancheggiò l’opera del principato, o che tutt’al più si mise in una posizione di neutralità. Nell’ambito di questa storiografia  sostanzialmente conformistica si collocano le opere di Velleio Patercolo, Valerio Massimo e Curzio Rufo.

LA POESIA E LA PROSA SCIENTIFICA

Si ebbe un grande sviluppo della scienza, dovuto probabilmente al fatto che si trattava di una disciplina non compromettente sul piano politico e che veniva anzi favorita dal principato, convinto di poter creare un miglioramento delle condizioni di vita di tutti i cittadini proprio attraverso la scienza e la sua successiva applicazione politica (Seneca “Naturales quaestiones”, Manilio “Astronomica”, Pomponio Mela, Celso, Columella)

Audio Lezioni sulla Letteratura Latina del prof. Gaudio

Ascolta “Letteratura Latina” su Spreaker.

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