L’infinito in Montale

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Tesina Esame di Stato

Stefano Gambaro

Esame di Maturità 2002

L’infinito in Montale

La filosofia dei contingentismo, che negava l’esistenza di qualunque ordine predeterminato dei fenomeni di natura per cui ogni fenomeno ha un carattere proprio, imprevedibile, contingente, influenzò profondamente Montale. “Mi pareva di vivere sotto una campana di vetro eppure sentivo di essere vicino a qualcosa di essenziale. Un velo sottile, un filo appena mi separava dal quid definitivo. L’espressione assoluta sarebbe stata la rottura di quel velo, di quel filo: una esplosione, la fine dell’inganno del mondo come rappresentazione”.

Montale ha l’impressione di essere vicino all’essenziale, intuisce che l’assoluto è vicino ma si scontra con l’inevitabile inganno delle parole. li compito della poesia è allora quello di tendere all’assoluto, ma essa poi non può che darci la “negativa” del mondo. Da questa lucida consapevolezza prende le mosse il tipico tono di Ossi di seppia, impossibile perché destinato a spegnersi nelle cose.

Nei Limoni, il centro ideologico risulta concentrato nella terza strofa:

Vedi, in questi silenzi in cui le cose

s’abbandonano e sembrano vicine

a tradire il loro ultimo segreto,

talora ci si aspetta

di scoprire uno sbaglio di Natura,

il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,

il filo da disbrogliare che finalmente ci metta

nel mezzo di una verità.

Qui diventa esplicito un tono sentenzioso, proprio di chi comunica o, come qui cerca una verità. Le metafore il punto morto, l’anello che non tiene, il filo da disbrogliare si accumulano nel tentativo di suggerire un concetto complesso: l’essenza delle cose non è forse lontana, ma intenderla e possederla è impresa molto difficile.

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