L’infinito nel Romanticismo

Sharing is caring!

Tesina Esame di Stato

Stefano Gambaro

Esame di Maturità 2002

Italiano

L’infinito nel Romanticismo

Il sentimento divenne uno dei termini più appariscenti dei movimento romantico: nato dalla volontà di superare il primato illuministico della ragione, il Romanticismo rivaluta il sentimento e, accanto a questo, la dimensione più irrazionale dell’uomo. Schlegel, che fu tra gli iniziatori dei movimento, parlava di infinità di sentimento. La tensione metafisica, lo Streben, porta il poeta a vagheggiare l’oltre, ciò che è lontano e che per altro non si trova né si conquista mai: l’infinito, appunto. In questa chiave la forma letteraria privilegiata diviene la poesia lirica, che è il genere più adatto a esprimere l’ignoto, l’oltre. Esso si traduce, di volta in volta, in luoghi lontani (il fascino esotico della natura incontaminata), in un tempo lontano (l’infanzia), in una civiltà lontana (la Grecia classica), oppure ancora in realtà dei tutto diverse da quella quotidiana, come il sogno e l’inconscio.

Il sentimento dell’infinito divenne l’organo proprio della romantica esperienza dei mondo. A questo proposito affermò Novalis, uno dei più importanti rappresentanti del romanticismo tedesco: “Romanticizzare significa dare all’ordinario un senso superiore, al quotidiano un’apparenza di mistero, al cognito la dignità dell’ignoto, al finito una sembianza di infinito”. Così, ogni sentimento che fosse infinito, sia nella gioia che nel dolore, era considerato sacro. Di qui l’esaltazione del sublime, di ciò che supera l’ambito umano puntando a far vedere l’invisibile, a far toccare con mano il mistero, ciò che per definizione non si può conoscere. Sublime è un oggetto del desiderio talmente lontano che mai si potrà raggiungere e che suscita però un’indefinita inquietudine.

Torna all’indice della tesina L’infinito di Stefano Gambaro

Audio Lezioni sulla Letteratura italiana dell’ottocento del prof. Gaudio

Ascolta “Letteratura italiana dell’ottocento” su Spreaker.

shares