L’ISIS e le sue azioni, cosa ne pensa la Chiesa – di Arianna Cordori

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Spesso e, alcune volte, involontariamente, lasciamo che delle questioni o delle situazioni ci scivolino addosso, sottovalutandole, senza dare molto peso. Forse perché oramai sentiamo sempre le stesse storie al telegiornale e leggiamo articoli dei quotidiani che parlano delle stesse tragedie. Ma siamo sicuri che questo “troppo sentire e troppo parlare” delle stesse disgrazie ogni giorno non stia lasciando troppa indifferenza tra la gente? Certo che dovrebbe essere il contrario, ma “è sempre la stessa storia”, allora preferiamo fare finta di nulla. Indifferenti a tutte quelle famiglie distrutte da un padre o un marito stanco che da un momento all’altro accoltellano moglie e figli. Sembra quasi una moda ormai, una tragedia al giorno. “Era una persona tranquillissima, dev’essere stato un attimo di rabbia” sempre così. Indifferenti a tutti i morti che le guerre dell’Est stanno portando, come fabbriche aumentando ogni ora che passa; indifferenti a quei bambini che vengono uccisi nelle scuole, per le strade; indifferenti alle donne schiavizzate e massacrate; indifferenti ai missionari sterminati . “Ma questa è la guerra e si combatte solo combattendo” e continuano ad ammazzarsi. Indifferenti soprattutto al fatto che esistono persone convinte che la loro religione è l’unica giusta e se non la pensi come loro è lecito che muori. Dov’è finita la libertà di pensiero, parola, opinione? O forse non è mai esistita in alcune zone del mondo? Ma soffermiamoci qualche minuto a riflette. Poniamoci delle domande. Che male hanno fatto James Foley e Steven Joel Sotloff, i giornalisti decapitati dallo stato islamico? Che colpe avevano? Non può essere una colpa viaggiare e documentarsi per portare conoscenza nel mondo.
 L’Isis è lo stato islamico in Iraq, si definisce stato e non gruppo, usa metodi violenti per fare guerra, è terrorismo. Avanza sul territorio rapidamente. L’obiettivo è creare un califfato islamico, ma le forze non sono sufficienti per mantenere il controllo sui territori che conquistano, infatti sono alleati con le tribù sunnite e con gruppi baathisti dell’Iraq, che hanno un solo obiettivo in comune con il gruppo di al-Baghdadi: rimuovere dal potere il primo ministro sciita iracheno Nuri al-Maliki. Uccidono chi non la pensa come loro, chi non è islamico. Ammazzano per spaventare, per minacciare. Gli USA intervengono per fermare l’avanzata.
Dopo uno degli ultimi massacri di cristiani il pensiero del Papa segna una correzione significativa nella politica vaticana, le parole molto forti ci fanno capire veramente in che situazione siamo. Ecco il suo pensiero, rilasciato durante il volo di ritorno dall’Asia: “E’ un mondo in guerra dove si commettono crudeltà. Ora i bambini non contano! Una volta si parlava di guerra convenzionale, non dico che fosse una cosa buona ma oggi la bomba ammazza l’innocente con il colpevole, il bambino con la mamma, ammazza tutti. Ma vogliamo fermarci a pensare al livello di crudeltà a cui siamo arrivati? Crudeltà e tortura: oggi la tortura è uno dei mezzi direi quasi ordinari nel comportamento dei servizi di intelligence e in al uni processi giudiziari. E questo ci deve spaventare. Non è per fare paura. Ma il livello di crudeltà dell’umanità in questo momento deve spaventare un po’.” Gli viene chiesta un’opinione sui bombardamenti usa contro i terroristi e lui risponde che è lecito fermare. Specifica: “Sottolineo il verbo: fermare. Non dico bombardare o fare la guerra, dico fermarlo. I mezzi con i quali si possono fermare dovranno essere valutati. Ma dobbiamo avere memoria, pure: quante volte, con la scusa di fermare l’aggressore ingiusto, le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto una bella guerra di conquista? Una sola nazione non può giudicare come si ferma un aggressore ingiusto.” E’ la prima volta che la chiesa abbandona l’idea di guerra giusta. Non si combatte la guerra con le armi ma portando pace. Combattiamo la guerra con la pace, portiamo pace ovunque. Questo è il pensiero della chiesa. Impariamo a fare la differenza senza rispondere con le stesse armi, senza essere indifferenti. Dobbiamo portare pace, dobbiamo essere pace.

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