Lo sfondo storico dei poemi omerici


di Alissa Peron

I poemi omerici hanno come sfondo il mondo acheo (miceneo della tarda età del bronzo); tuttavia essi hanno raggiunto la forma attuale dopo molte generazioni di cantori nell’VIII secolo; vi sono elementi del periodo miceneo e della Ionia dell’VIII secolo, mentre resta piuttosto oscuro il periodo intermedio, in cui il materiale è stato convogliato, trasmesso oralmente ed anche quindi alterato. Lo sfondo storico da conoscere è quindi circa di un millennio (1600-600 a. C.). Le sole testimonianze scritte dei secoli oscuri oltre ai poemi stessi sono le tavolette in lineare B che sono documenti di palazzo, alcuni documenti ittiti in cui però per esempio i nomi di Il’io e Troia designano realtà geografiche diverse, e pochi documenti egizi. Dobbiamo basarci su resti archeologici e sulle leggende che conosciamo da fonti tarde.

I primi fossili umani in Grecia risalgono al 40000 a. C., cioè al Paleolitico medio, in tutta la penisola. La città di Ioannina fu abitata per tutta la fascia di tempo dal Paleolitico medio al Neolitico, periodo dell’introduzione dell’agricoltura, e all’età del bronzo (3000 a. C.): l’età del bronzo è detta periodo elladico (penisola), cicladico (isole), minoico (Creta). I seguenti indicatori cronologici relativi all’età del bronzo si basano sulla data di riferimento, l’esplosione dell’isola di Tera che è stata antidatata al 1628 a. C.:

–           antico elladico primo: 3000-2500 a. C.;

–           antico elladico secondo: 2500-2100 a. C.

–           antico elladico terzo: 2100-1900 a. C.

Nel periodo elladico secondo il bronzo è largamente impiegato, il monumento più importante è la casa di Tegoli. In un periodo non ben precisato intorno al 1850 a. C. si verificano diverse distruzioni in tutte le aree della Grecia, e popolazioni indoeuropee (Ittiti, Luvii, Palaici) vi penetrano. Si pensa che in Grecia i popoli siano arrivati da Nord. Gli indoeuropei, ovvero i Greci, portano nella penisola fortificazioni delle città, case con una grande sala con focolare interno (megaron), la ceramica minia che sparisce nel periodo miceneo, la lingua greca nata dalla fusione dell’indoeuropeo con i dialetti preesistenti. Sappiamo che la lingua ha origine in questo periodo perché nell’antico elladico si parlava una lingua non greca: lo capiamo da toponimi con suffissi nasale + dentale; nel tardo elladico invece si parlava greco. Non è possibile che la lingua greca fosse parlata nel Neolitico, dunque prima dell’antico elladico, perché a Creta e Cipro, dove sono attestati questi toponimi, non vi erano insediamenti umani.

Nel periodo tardo-elladico o miceneo fiorisce la cultura a Micene e in altri centri dell’Argolide; inizia intorno al 1600 a. C.:

–           miceneo primo: 1600-1500 a. C. (tombe del circolo B)

–           miceneo secondo: 1600-1500 a. C), declina la ceramica minia, tombe piene d’oro del circolo A scoperte da Schliemann; raffigurazioni del carro da guerra, da Omero non è chiaro se in età micenea si combattesse sul carro o fosse utilizzato solo per spostamenti; i carri erano diffusi in area ittita. Compaiono le tombe a tolos a Micene e Pilo. Vi sono nelle tombe prodotti come l’ambra che indicano il fiorire di commerci ad ampio raggio tra i Micenei; si pensa che si sia diffuso il commercio grazie alla civiltà minoica, meno bellicosa: i Micenei giunti a Creta hanno trasferito elementi della civiltà minoica nella propria interpretandoli, ma vi è incertezza.

Il 1400 a. C. segna l’inizio del miceneo terzo:

–           miceneo terzo A: 1400-1300 a. C.: Tra il 1370 e il 1350 distruzione del palazzo di Minos.

–           Terzo B: 1300-1200 a. C.: tavolette di Pilo, sappiamo che sono scritte in lingua greca; distruzione di Troia 6 intorno al 1300; fine dell’età del bronzo; caduta di Micene;

–            Terzo C: 1200-1100 a. C.: tra 1180 e 1170 finisce l’impero ittita; instabilità e segni di distruzioni in alcune aree come Mesopotamia e Italia, sintomi di spostamenti di popoli. Scompare la scrittura, la civiltà si sparpaglia, finisce il controllo accentrato dei palazzi micenei; in Grecia la leggenda racconta del ritorno degli eraclidi che invadono il Peloponneso, l’interpretazione storica è l’arrivo dei Dori, la prova è la comparsa del dialetto dorico.

In seguito, dal 1050 circa al 776 a. C., data della prima olimpiade, durante il Medioevo ellenico, la civiltà è caratterizzata da declino e povertà.

Ciò che emerge da questi dati ed è di interesse per lo studio di Omero è la presenza nella Grecia micenea della scrittura lineare B, attestata in tavolette ritrovate a Pilo, Creta, Tebe; dopo il Medioevo ellenico non si trovano più tavolette in lineare B.

Ha senso chiedersi se le vicende dei poemi sono materiale leggendario o finzione, se si fondano su memoria storica. Sappiamo da scavi archeologici che troia 7A non fu distrutta nel miceneo terzo B, poiché vi sono state rinvenute ceramiche del terzo C; questo fa sorgere dubbi sulla veridicità del racconto. Abbiamo notizie di un impero troiano caduto intorno al 1184 a. C. dalle fonti ittite: Uilusa / Il’ios, Taruia / Troia, questi due nomi indicano due entità geografiche, regione e territorio. Un’iscrizione scoperta di recente attesta che nel 1250 c’erano conflitti tra gli Achaioì e l’impero ittita; ciò fa pensare che i Greci, che occupavano parte dell’Anatolia, avessero conflitti con questa città localizzata come Troia, collegata all’impero ittita. Troia non era abitata da genti greche, anche se la memoria culturale ha omologato le culture (stesse divinità, stessa lingua). Sappiamo che Troia era una preda ambita perché centro importante e popoloso in posizione strategica. Il periodo tra il 1050 e il 900 è il protogeometrico, quello dal 900 al 776 è geometrico (nomi archeologici tratti dalle decorazioni della ceramica); si usano armi di ferro.

L’Eubea era un punto di mediazione e passaggio tra Ionia e continente, un centro culturale interessante: forse lì è nato l’alfabeto, nella lingua ionico-epica vi sono elementi euboici. I documenti più antichi di scrittura alfabetica sono alcuni cocci; fino a pochi anni fa si riteneva che fossero la coppa di Nestore ed il vaso del dypilon, databili intorno al 725 a. C. A Roma è stato trovato un coccio del 770 a. C. circa, con graffite le lettere euoi, forse un grido bacchico; se la scrittura alfabetica era già diffusa a Roma in quel periodo, in Grecia probabilmente era diffusa da prima. La datazione della scrittura alfabetica è quindi provvisoria, sulla base delle documentazioni che ne abbiamo: a Cipro si sono trovati documenti in lineare A di prima del 950, poi non si è trovato più nulla fino a secoli dopo: il silenzio può essere casuale. È stata avanzata l’ipotesi che l’alfabeto greco sia stato inventato per scrivere i poemi omerici, dagli studiosi Wade, Gery e Powel.

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