Lo Stalinismo

Picture of Joseph Stalin

Dopo la morte di Lenin nel 1924, Stalin prese le redini del partito e del paese comunista.  Trotsky, sconfitto politicamente, fu costretto all’esilio nel 1929, bandito come traditore della rivoluzione (fu poi ucciso nel ’40 da un sicario di Stalin in Messico).  Fra il 1928 e il 1939 Stalin organizzò uno stato fortemente centralizzato e autoritario a sostegno del suo progetto di edificazione del socialismo. Stalin programmò i suoi primi piani quinquennali, a sostegno dell’economia, per dotare l’URSS di una grande industria pesante e rendere la sua economia competitiva sul piano internazionale.  Nel primo quinquennio (1928-1934) la pianificazione interessò in particolare l’agricoltura con l’istituzione di aziende di stato. I sovkoz, e di cooperative direttamente organizzate e gestite dai contadini. i kolkoz.  Nel primo caso i contadini erano stipendiati dallo stato come dipendenti pubblici, nel secondo la terra era ugualmente di proprietà dello stato, ma ai contadini veniva lasciato un appezzamento di terreno e un’abitazione per uso proprio.  Molti contadini che tentarono inizialmente la fuga dalle fattorie collettive vennero costretti a lavorarvi.  Ai kulaki, piccoli e medi proprietari terrieri arricchitisi durante la nep, il piano economico voluto da Lenin, vennero confiscate, fra il 1929 e il 1930, le loro proprietà, dopodiché vennero deportati e spietatamente uccisi.  Anche in ambito industriale si assistette alla progressiva nazionalizzazione delle imprese; nel 1933 lo stato controllava il 99% delle industrie.  Il secondo piano quinquennale continuò la strategia prevista dal primo, che produceva s’ unimpetuosa crescita dell’industria pesante, ma a discapito dei beni di consumo e dei servizi.  Dal 1930 i sindacati cessarono di esistere, e intanto si sviluppava una mistica del lavoro tesa ad esaltare i successi produttivi, tanto che nel 1935 era nato il movimento stacanovista” che prendeva il nome da Stachanov, un minatore che divenne un vero e proprio eroe del lavoro.  Sul piano politico internazionale, ogni successo economico dell’URRS diventava una manifestazione della bontà del comunismo, storicamente alternativo alle democrazie capitalistiche occidentali.  Per il momento Stalin aveva rinunziato alledificazione del socialismo anche in altri stati, consapevole delle preoccupazioni delle potenze occidentali e delle dittature fasciste, cos’ dovette sviluppare un incredibile potenziamento dell’armata rossa, che andava di pari passo con il potenziamento dell’industria pesante.  Nel 1936 l’URSS si diede un nuovo ordinamento istituzionale: i soviet locali, protagonisti assieme ai bolscevichi della rivoluzione, diventarono organi elettivi di amministrazione della città e delle province e si riunivano ogni anno per due volte: in teoria i soviet avrebbero dovuto avere potere legislativo, ma ben presto si trasformarono in organismi adibiti alla ratifica delle decisioni prese dal partito di Stalin.  Nonostante la struttura federalista e le regole democratiche che avrebbero dovuto regolare la società, la dominazione a partito unico e lindottrinamento socialista rappresentavano la realtà del sistema, l’elite del governo gestiva infatti il potere attraverso un sistema terroristico, le purghe staliniane”; la repressione del dissenso avveniva in vari modi e a vari livelli.  Si calcola che il 70% dei protagonisti della prima fase della rivoluzione vennero esiliati o uccisi; tra questi figurano nomi eccellenti tra cui Kamenev, Trotsky, Rycov, Bucharin. Milioni di cittadini furono rinchiusi in carcere o condannati ai lavori forzati, si assistette a un incredibile numero di auto accuse nei processi e la nuova polizia si stato, la GPU, si rese protagonista di torture e omicidi senza possibilità di difesa per i condannati. Il culto della personalità di Stalin divenne un elemento determinante nella propaganda politica dei paese.  Nell’arco di 15 anni, dunque, l’URRS si trasformò in un totalitarismo sicuramente “perfetto”; lo stato infatti aveva un controllo sulla società ancora più capillare di quello che poteva garantirsi il fascismo in Italia e il nazismo in Germania.

dalla tesina multidisciplinare esame di stato 2005 di Federico Sorrenti

La psicoanalisi in rapporto alla cultura del novecento