Lucano

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Biografia: M. Anneo Lucano, nato a Cordova nel 39 da Anneo Mela, fratello di Seneca, si trasferisce a Roma dove avviene la sua formazione di stampo stoico (scuola di Anneo Cornuto). Qui stringe amicizia con Persio.

Entra alla corte di Nerone; ai Neronia del 60 partecipa con delle “Laudes” al princeps.

Rompe bruscamente con Nerone per motivi incerti (gelosia letteraria di Nerone, o eccessivo repubblicanesimo di Lucano). Nel 65 aderisce alla congiura dei Pisoni, scoperta la quale riceve l’ordine di darsi la morte. Muore a meno di 26 anni.

Fonti: Svetonio, Vacca, Persio, Tacito, Stazio,  note esegetiche di età medioevale.

Opere minori: “Iliacon”, “Catachthòmion” (discesa agli inferi), “De Incendio Urbis”, “Medea” (tragedia incompiuta), “Saturnalia”, “Silvae” (raccolta di poesie), “Laudes Neronis”.

Si coglie una totale adesione ai gusti neroniani, in contrasto con l’opera principale, la Pharsalia, che si risolve in una esplicita condanna del regime.

 

Fortuna: immediata nella cultura romana, perdura anche nel Medioevo (L. è il quarto magnanimo di Dante) e nel Rinascimento. Decaduto nel ‘500, riprende vigore alla fine del ‘700. Ispirerà anche Leopardi.

LA PHARSALIA ­­­­­­­­­­­­­­_______________________________________________________________________

Notizie principali:

“Bellum Civile” o “Pharsalia”, da Farsàlo, battaglia definitiva tra Cesare e Pompeo.

Iniziato nel 60, lasciato incompiuto a causa della morte dell’autore.

10 libri in esametri (8060 versi). Riassunto: v. pag. 142 (n. catalogo degli alleati e separazione di Pompeo e Cormelia, la moglie: episodi di stampo omerico).

Critiche degli antichi: si criticava al poema 1) l’abuso delle sententiae concettistiche, 2) la rinuncia all’intervento delle divinità, 3) una narrazione “annalistica”; probabilmente il modulo cronachistico è tipico dell’epica storica dell’ultima Repubblica e del primo Impero, e si deve all’autorità degli “Annales” di Ennio.

Rapporto con l’Eneide: Lucano confuta personaggi, scene ed espressioni del modello virgiliano.

  • Funzione: il poema epico romano, monumentum delle glorie dello stato, (Eneide), diventa in Lucano denuncia di una guerra fratricida, e dell’avvento di un’era di ingiustizia; per L., V. mistifica la trasformazione della res publica in tirannide;
  • Materiale: l’Eneide era rielaborazione di un mito, la Pharsalia espone un avvenimento storico recente ben documentato e conosciuto universalmente (=> rinuncia all’intervento divino); la sporadica amarezza di Virgilio, che dubita della bontà del destino, non basta
  • Elogio del princeps: V. celebra Augusto come il salvatore dopo le contese civili (profezia di Giove); L. attribuendo a Nerone tratti augustei, afferma, in polemica con V., che il nuovo salvatore è molto migliore del primo.

[Il pessimismo di L., maturato nel corso della stesura del poema, non esclude che in una fase iniziale il poeta abbia sinceramente visto in Nerone un salvatore della patria (nel proemio la comparsa dell’imperatore sembra una compensazione del conflitto civile). Alcuni scolii antichi avevano interpretato i tumores dell’elogio come ironici, ma più probabilmente L. considerava ancora possibile la conciliazione del principato con il ritorno di una politica filo-senatoria (analogia con il “De Clementia” e l’”Apokolokyntyosis” di Seneca). Comunque l’elogio di Nerone è stridente all’interno del poema]

  • Oggetto: mentre V. celebra l’ascesa della città, L. racconta il tracollo e l’inarrestabile decadenza di Roma.      (-> lett. 5.1.1 p. 151), (-> lett. 5.1.2 p. 156), (-> lett. p. 158).
  • Episodio della katabasi: nell’Eneide, espediente per celebrare gli eroi romani che confidavano nell’avvento provvidenziale di Augusto, nella Pharsalia gli eroi di Roma piangono e gli spiriti dei populares (anche Catilina), gli antenati politici di Cesare, esultano; nella Farsalia la provvidenza divina manca completamente e il clima è angoscioso: preannuncia la catastrofe (come la profezia). La scelta di Sesto Pompeo come destinatario della rivelazione collega la stirpe di Pompeo alla rovina di Roma, come V. aveva collegato la gens Giulia all’ascesa; inoltre Sesto Pompeo, figlio degenere ed empio, è il rovesciamento del pio Enea. (-> lett. 5.1.8 p. 166).
  • Personaggi: l’Eneide era incentrata su un unico eroe, Enea, la Pharsalia ruota intorno a tre personalità (Cesare, Pompeo e Catone), nessuno dei quali è propriamente eroico.

 

Personaggi

 

Cesare: incarnazione del furor, dell’ira e dell’impatientia, è spesso guidato dalla temerarietà e dalla volontà di farsi superiore allo Stato. Sono i tratti della rappresentazione del tiranno (v. tragedia romana arcaica e senecana); L. priva Cesare anche del suo attributo principale, la clemenza, a costo di stravolgere la verità storica (Cesare lascia insepolti i caduti di Farsàlo).

 

Pompeo: personaggio passivo, in declino, è un corrispettivo di Enea il cui destino si mostra avverso invece che favorevole; è perciò un personaggio tragico, l’unico che subisca un’evoluzione: la sconfitta politica provoca un ripiegamento nel campo degli affetti familiari; abbandonato dalla fortuna, Pompeo va incontro ad una sorta di purificazione e comprende che la morte in nome di una giusta causa costituisce l’unica via di riscatto morale. Catone: in lui si consuma la crisi dello stoicismo tradizionale che garantiva il dominio della ragione e della provvidenza divina nella storia; la giustizia risiede ormai esclusivamente nella coscienza del saggio che non può più aderire volontariamente ad un destino malvagio; Catone si impegna nella guerra civile, consapevole dell’imminente sconfitta e della necessità di darsi la morte, unico modo per affermare il diritto e la libertà.

Personaggi minori: la loro caratterizzazione dipende dall’appartenenza all’uno o all’altro schieramento; Domizio Enobarbo è dipinto come un eroe, in contrasto con la verità storica, forse per adulare Nerone che ne era discendente. I singoli atti di eroismo dei personaggi dell’esercito di Cesare (per esempio Sceva) sottolineano comunque la causa per cui combattono. Tra i personaggi femminili spicca Cornelia, moglie di Pompeo, portatrice dei valori di fedeltà e devozione.

Stile: “ardens et concitatus”, lo definisce Quintiliano.

  • incalzante ritmo narrativo dei periodi
  • continuo enjambement
  • spinta continua al pathos e al sublime (v. tragedie di Seneca) per cui si è parlato di barocco e manierismo
  • gusto per i paradossi e per la concettosità (manierismo)
  • sentenziosità del dettato, anche a scapito della fluidità del verso (attenzione del poeta nell’evitare la sinalefe).
  • voce narrante onnipresente, per giudicare e condannare con sdegno gli eventi (numerose apostrofi).

Tutto ciò è frutto dell’adesione alle mode letterarie del tempo e della passione con la quale il poeta ha vissuto la crisi di Roma e dei suoi valori.

  1. stravolge la forma tradizionale del genere epico (che veicolava di solito una positiva commemorazione di modelli eroici) perché essa non può più far fronte ad uno sviluppo degli eventi che ha tradito il mondo ideale a cui di solito si rifaceva. La presenza di un’ideologia politico-moralistica si fa in Lucano ossessiva e invade il suo linguaggio che diventa retorico: ma l’enfasi della retorica non è semplice ornamento, ma lo strumento con cui L. compensa la perdita di credibilità del linguaggio epico.

di Alice Fusé

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