LUCREZIO – DE RERUM NATURA – libro V: vv.1161-1199

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Ora non è così difficile rendere ragione a parole

Di quale causa abbia divulgato per le grandi moltitudini

I numi degli dei/le idee degli dei, e abbia riempito le città di altari,

E abbia fatto iniziare solenni riti sacri,

Riti che ora fioriscono in grandi opere e luoghi,

Donde anche oggi è inculcato il terrore ai mortali

Il quale fa costruire nuovi templi degli dei in tutto il mondo

E costringe a celebrarvi nei giorni di festa,

Infatti senza dubbio già allora gli uomini con animo vigile/spirito desto

Vedevano le sembianze straordinarie degli dei,

E ancora di più mirandoli nel sonno con un accrescimento del corpo.

Dunque attribuivano loro una sensibilità proprio perché

Sembravano muovere gli arti ed emettere voci

Superbe, in proporzione con il loro aspetto straordinario e con le loro forze spropositate.

E assegnavano loro una vita eterna, perché il loro aspetto

Era sempre rinnovato (giovane) e la forma rimaneva uguale,

E poi ritenevano che non potevano assolutamente essere vinti facilmente

da alcuna forza poiché dotati di grandi forze.

E perciò ritenevano che eccellessero per sorte

Perché il timore della morte non tormentava nessuno di loro

E nello stesso modo perché in sogno li vedevano fare molte

e strabilianti cose, e vedevano che nessuna stanchezza li affliggeva.

Inoltre riconoscevano che i movimenti del cielo e i vari

Tempi dell’anno erano mossi ciclicamente da un criterio stabilito,

E non potevano conoscere per quali cause accadesse ciò.

Dunque si erano procurati una soluzione/via d’uscita a questi misteri

Affidando tutto agli dei, facendo che ogni cosa fosse piegata a un cenno degli dei.

E posero in cielo le sedi e i templi degli dei,

Poiché sembra che la notte e la l’una si volgano in cielo,

La l’una, il giorno e la notte, i severi segni della notte,

Le torce del cielo che vagano nella notte, le fiammelle volanti,

Le nuvole, il sole, le piogge, la neve, i venti, i fulmini, la grandine

I rapidi fremiti e i grandi mormorii minacciosi.

O infelice stirpe degli uomini, quando hai attribuito

Tali fatti agli dei e hai aggiunto ire superbe!

Allora quanti lamenti a se stessa! E quante ferite

A noi, quali lacrime hanno generato per i nostri discendenti!

Versi 1161- motivo dell’origine della religione, è una diversa prospettiva rispetto a Crizia ed Euripide, la causa della fede degli dei ha motivazione gnoseologica fondata, la seconda causa che attribuiva l’esistenza degli dei al controllo dei fenomeni astronomici e atmosferici è assolutamente confutata, non è da attribuire ad un controllo divino dei fenomeni astrologici e metereologici, un errore che va abbattuto. Due cause, una vera che conduce a vera concezione degli dei l’altra fondata su errore. In precedenza ha affrontato natura e propagazione dei 646-651 libro II tutto ciò che ha natura divina deve godere di un tempo senza morte e in un luogo lontano….vallo a vedere. Versi 646 e 651. Quadro nel proemio del III libro quando si parla dei meriti dei Epicuro la concezione liberatrice che introduce presso gli uomini concezione della maestà degli dei nelle sedi serene, gli dei vivono in uno stato perennemente costante. La pace dell’anima non diminuisce mai perenne stato omogeneo di serenità che non viene scalfito dal flusso atomico. V libro 146-145 si parla del mancato interessamento degli dei nelle cose umane non si trovano nei mondi ma tra i mondi. Natura degli dei sottile tenuis. Motivo della tenuità è difficilmente colta dagli uomini che lo posso no cogliere in parte in sonno perché i simulacri che si staccano dagli dei arrivano alla percezione degli uomini con grandissima difficoltà. È ammessa la percezione sensoriale delle immagini degli dei da parte degli uomini. Epicuro diceva che la conoscenza degli dei e qualcosa di evidente.

Insiste sul motivo del senso del sacro che c’è tuttora non dice che c’è momento di agnosticismo e ateismo

→ qualcosa di attuale che spinge a far sorgere nuovi templi, ma più probabilmente si riferisce al proliferare di nuovi

     culticon riferimento ai culti stranieri che in questo periodo avevano successo a Roma

  • Culto di Cibele (anche Carmen 63 Catullo)
  • Culto di Iside: si diffonde a Roma già nel I secolo a.C. Il primo tipo nel 43 a.C.
  • Culto di Dioniso-Bacco: ha molto sviluppo sotto Cesare dopo la soppressione dei baccanali

  • Sacra (vv.1164): con a breve → avviene col nesso muta + liquida poi capita la stessa → a Lucrezio piace giocare su questo diverso trattamento sillabico delle parole (vedi: Sebastiano Timpanaro online)

epanalessi di sacra

  • Rebus (vv.1164): alcuni lo hanno inteso come “in solenni occasioni”, altri come riferimento alla civiltà più evoluta della contemporaneità di Lucrezio, che sono in condizione di così progredita civiltà
  • Horror (vv.1165): indica la superstizione

Dedica molto spazio alle cause della nascita della religione:

  1. Causa 1: versi 1169-1182 (causa vera): si legava alla concezione atomica e gnoseologica della percezione dei simulacri → li uomini percepivano gli dei da svegli e ancor più nel sonno
  2. Causa 2: versi 1183-1193 (causa falsa)

Causa 1

  • Tum divom (vv.1169): omoteleuto → di solito in poesia si evita, ma Lucrezio lo usa per insistere sul fatto che queste cose erano percepite già allora
  • Auctu (vv.1171): rimanda ad egregias (vv.1170, “staccarsi dal gregge”), propriamente indica l’accrescimento lo sviluppo, il fenomeno di progressione e sviluppo del corpo. Qui è una straordinaria grandezza e dimensione del corpo perché per gli epicurei le forme erano stabili, la loro eternità è legata alla stabilità della loro compagine atomica, quindi non possono crescere nel corpo. Anche loro sono sottoposti al flusso atomico ma lascia perpetuamente stabile la loro quantità e qualità come un fiume nel flusso rimane sempre uguale pur nel movimento degli elementi, anche una cascata. Auctu indica progresso che in realtà non c’è

gli uomini non vedevano solo immagini statiche ma immagino che si muovevano e parlavano, il loro aspetto

     era meraviglioso: nella concezione popolare giusta gli dei erano antropomorfi e si muovevano e parlavano

→ la loro immagine si rinnovava di atomi e la loro forma rimaneva uguale non diminuivano ne incrementavano

  •  Et tamen = “e inoltre”, introduce la seconda motivazione, non significa contrapposizione

Versi 1170-1178: motivo della visione degli dei nel sonno

→ nel sono gli dei sembrano realizzare cose che gli uomini non possono fare, le immagini dei sogni non sono pure fatto

     psicologico ma deriva da cause esterne dunque hanno valore oggettivo, quello che gli uomini vedono fare nel sonno sono vere perché derivano da veli atomici.

Seconda causa credenza degli dei e legato alla contemplazione dell’ordine cosmico e la credenza errata.

Inoltre vedevano che i ritmi del cielo qualcosa che avviene secondo un ordine certo si attribuisce a una ratio, a una causa, si volgevano, ritornavano con l’ordine fisso così come i vari tempi dell’anno.

  • Verti (vv.1184): idea dei movimento regolare dei corpi celesti → come le stagioni dell’anno che ritornano in maniera fissa, in tempi stabiliti secondo una ratio

→ capivano che c’era una ratio ma non sapevano attribuirlo a una causa scientifica

la causa di questi movimenti celesti sono da attribuire in realtà alla scienza

  • Perfugium (vv.1186): hanno come rifugio per se quello di affidare tutto agli dei, il perfugium è la scappatoia intellettuale, perché non sapendo la causa si nascondono dietro a credenza religiosa: Lucrezio rileva che spesso una insicurezza, una incertezza porta gli uomini a ripararsi dietro a ragione errata

→ si rifugiavano nella concezione degli dei come spiegazione  dei fenomeni.

  • Nutu (vv.1187): termine religioso, indica l’assenso del dio, l’approvazione di una attività umana o di un’altra attività divina → i fenomeni naturali vengono ricondotti alla approvazione e quindi alla volontà degli dei

Causa 2: legata ai fenomeni naturali (astronomici e sismici)

la regolarità dei fenomeni astronomici era attribuita ad una pronoia

Lo studio delle origini delle religioni prima di Epicuro era stata studiata da Democrito

→ è una testimonianza con sigla A75

→ indagò lo sviluppo della concezione dell’esistenza degli dei negli uomini primitivi che attribuivano agli dei

     l’avvenimento di terremoti ecc → è probabile che Lucrezio avesse presente Democrito in questo passo

  • Templa (vv.1187): non sono i templi degli dei ma è spazio celeste, termine derivato dal linguaggio augurale da temno “tagliare” → dove volo degli uccelli era contemplato quindi c’è un’endiade
  • Versi 1190-1191: epanalessi con chiasmo di l’una e nox

→ Lambinus pensava che in luogo di nox si dovesse mettere sol, sottolineando così l’importanza del sole che poi

     è presa nel verso successivo → ma qui l’attenzione di Lucrezio è rivolta allanotte in cui chiaramente la paura

     aumenta: i movimenti degli astri incutono terrore più dei movimenti del sole di giorno

Lachman: propone lux

→ tutte queste proposte sono state scartate: in questo passo continua a riprendere nox anche nei composti

  • Signa severa (vv.1191): sefinizione come severi severa silenti noctis nel libro IV

la vista delle stelle quasi evoca l’idea di severità, austerità e soggezione dell’uomo ignorante davanti a questi

     fenomeni maestosi

  • Dies (vv. 1191): Si è pensato di correggere dies ma in realtà riferimento al sole è necessario è opportuno perché anche movimenti del sole stupivano i primitivi non possiamo cambiarlo solo perché sta parlando della notte.
  • Verso 1191: astri notturni, le stelle definite in maniera pleonastica

composto enniano: nocivagae

flammeque volantes: si riferisce probabilmente alle stelle cadenti o alle meteore, qualcosa di inspiegabile che

    colpiva i primitivi

  • Versi celebrati 1192: molti elementi accostati in una carrellata che rende l’idea del l’intensità di questi fenomeni come nel loro complesso costituiscono una fonte di terrore per i primitivi
  • Rapidi fremitus (vv. 1193): ultimo verso dedicato ai terremoti, si è pensato anche che qui ci si riferisse ai tuoni e la grandine, che si legasse al tuono che particolarmente spaventava gli uomini primitivi

→ vv.1236-1240: si parla tra le cause della credenza religiosa viene addotta come ulta la paura davanti ai

     terremoti, minacce alle città di crollare

Versi 1194-1199: dopo questa elencazione di fenomeni atmosferici c’è un intervento commiserativo del poeta per questi uomini che davanti ai fenomeni hanno pensato agli dei

→ così gli uomini sono diventati tristi: vivono nel terrore dell’azione divina che ammorbava le coscienze umane

→ questo rivolgersi all’umanità commiserandolaha un che di epico empedocleo

  • frammento di Empedocle (καθαρμοι 124 B raccolta di Scranz): “ahimè me o infelice genere degli uomini da quali contese e da quali lamenti siete stati generati”
  • Lucrezio: “o felicità degli uomini e attribuire questi fatti all’ira divina” → è diversa da Empedocle

→ è un trauma per uomini di tutte le età: passato presente e futuro

tono alto: uso dell’anafora, (nobisnostri) segna infelicità dell’umanità (è un male comune di tutte le popolazioni)

Commento di Carlo Giussani: c’è una disordine nel presentare gli argomenti

→ c’è commiserazione dell’umanità per l’errata attribuzione agli dei della spiegazione dei fenomeni

→ poi si parla della pietas, quella vera, data da una contemplazione serena dei fenomeni naturali e quindi degli dei

→ poi dal 1204: quando vediamo fenomeni atmosferici ci sembra che tutto sia gestito dagli dei: il nam ritorna alle

     cause delle credenze divine dopo aver parlato della vera pietas dice che è qualcosa di naturale attribuire agli dei

Spesso Lucrezio sottintende le cose: qui sottintende che è molto difficile avere questa pietas,perché l’uomo naturalmente è portato a ricollegare i fenomeni atmosferici agli dei

Qualcuno propone di espungere da nec a tueri (Giussani la considera interpolata)

→ in realtà sono versi autenticamente lucreziani, c’è incongruità nel passaggio logico ma sottintendendo il concetto

     che vi ho detto tutto procede

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