Master insegnanti

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quanto costa un punto in più in graduatoria?

232.000 insegnanti delle graduatorie in cerca di punti

Tuttoscuola – 19 ottobre 2009
Un master annuale (3 punti) costa mediamente 1.900 euro, una specializzazione biennale (3 punti) 650 euro per anno, un diploma di perfezionamento annuale (1.500 ore, 60 crediti, 3 punti) tra i 600 e i 1.000 euro mentre un attestato di frequenza a corsi di perfezionamento (annuale con esame finale, 1 punto) costa 500-600 euro. Quanto ai ricorsi, considerando una spesa media di 100 euro, nel 2009 – 6.381 ricorsi notificati al ministero – si arriva a quota 638 mila euro.

Sono questi i dati offerti da una interessante ricerca della UIL scuola, che mette in luce il frenetico “rincorrersi di master, corsi e diplomi per non rischiare il ‘sorpasso’ in classifica, e i tanti ricorsi” presentati per la stessa ragione.

Quest’ anno, ad esempio – rileva la Uil – gli ultimi chiamati nella scuola elementare, in ordine di graduatoria, a Milano avevano 30 punti, a Roma 80, a Palermo 85. Un’abilitazione, un corso o un ricorso possono fare la differenza, dare quello ‘scatto in più che porta alla stabilità”. Ma questa ricorsa ai punti, come si è visto, ha costi elevatissimi in termini di tempo, impegno, e anche di denaro.

La Sicilia è la regione che ha il maggior numero di insegnanti inseriti in graduatoria (33.754). Al secondo posto c’è la Campania (32.727), al terzo la Lombardia (28. 684), seguita da Lazio (22.025) e Puglia (18.642).

 

Studio Uil: costretti anche a fare corsi da trasformare in punti
Roma, 20 ott. (Apcom)

I precari della scuola italiana iscritti nelle graduatorie ad esaurimento sono 232.048 ed i continui ricorsi contro le decisioni dell’amministrazione hanno fatto spendere solo nel 2009 ben 638mila euro: il dato è contenuto in una ricerca nazionale realizzata dalla Uil Scuola dal titolo ‘Il business del precariato’. La spesa sostenuta dai precari si deve per l’errato posizionamento o la mancata inclusione nelle 104 graduatorie provinciali: gli oltre 600mila euro spesi complessivamente in meno di un anno sono stati ricavati moltiplicando una spesa media di 100 euro per ogni ricorso, per il numero dei ricorsi notificati al Miur (6.381) nel 2009. Ma la spesa per i precari non si limita ai ricorsi. Moltissimo viene speso anche in formazione al fine di accumulare nuovi punti da inserire in graduatoria e non rimanere indietro: 12 punti per l’abilitazione; 12 per ogni anno di servizio, 6 per il diploma, 6 per altra abilitazione e così via. L’esito però dipende spesso dalla provincia dove si è inseriti: questo anno, ad esempio, gli ultimi chiamati nella scuola elementare, in ordine di graduatoria, a Milano avevano 30 punti, a Roma 80, a Palermo 85. “Un’abilitazione, un corso o un ricorso – spiega Massimo Di Menna, segretario Uil Scuola – possono fare la differenza, dare quello ‘scatto in più’ che porta alla stabilità. E allora se un insegnante fa un corso, lo fa anche un altro, e poi un terzo e così anche gli altri perché nessuno passi avanti a nessuno. Oggi l’aggiornamento è determinato, oltre che dal servizio, dai titoli culturali, con costi altissimi per i supplenti”. Il sindacato propone una nuova strada: “Occorrerebbe – dice Di Menna – stabilizzare le graduatorie ad esaurimento a partire dall’intervento legislativo in discussione; realizzare organici e contratti pluriennali; approvare rapidamente il decreto sulla formazione iniziale; approvare un contestuale nuovo reclutamento con concorsi dove sono esaurite le graduatorie”.

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