Maturità: i casi disperati … dei docenti – di Luigi Gaudio

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C’era una volta lo stress da maturità. Si diceva “la matura fa paura” e la nostra generazione ha vissuto la notte prima degli esami come uno dei riti di passaggio più traumatici e complicati.
Adesso, invece, ad essere stressati sono i docenti.

I due casi di cronaca di cui hanno riferito i giornali nelle scorse settimane sono emblematici.
Da una parte una docente di Bronte che cerca di passare la versione al figlio, e per questo viene sospesa dalla commissione di maturità (non dal servizio, per fortuna sua).
Dall’altra una docente di Palermo, convinta di non avere valutato correttamente i compiti dei candidati agli esami di maturità, si è tagliata le vene tentando il suicidio.
Si tratta di casi estremi, ma che dimostrano un disagio sia nella condizione del genitore, sia in quella del docente: un disagio indice di una mancanza di serenità, di consapevolezza del proprio ruolo, che ciascuno di noi svolge certamente con dubbi e  fatiche, ma che non dovrebbe portare a questo.
Non dovrebbero infattio esserci questi casi, per due motivi:
1) un genitore è tale non se si sostituisce al figlio;
2) un docente è tale se svolge il suo lavoro con coscienza, e una volta che ha valutato seguendo criteri stabiliti in precedenza, nessuno, ne’ gli studenti, ne’ i colleghi, ne’ lui stesso, ha il diritto di mettere in croce chi ha svolto il suo lavoro.

Scusate, sarò un nostalgico, un reazionario, un retrogrado, ecc…, ma secondo voi da quale momento storico del novecento in poi si è cominciato a metter in dubbio tutto ciò????

Luigi Gaudio
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