Meglio chiamarlo preside o dirigente? – di Luigi Gaudio

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I paradossi dell’etimologia.
È capitato ad alcuni dirigenti che qualcuno chiedesse loro se preferivano essere definiti preside o dirigenti scolastici. Dalla risposta che ha dato l’uno o l’altro, possiamo trarre alcune riflessioni importanti sulla figura del leader educativo.

Se preferisce essere chiamato dirigente, è perché fa riferimento ad una normativa ormai consolidata. Con l’autonomia, i presidi e i direttori didattici sono diventati dirigenti statali a tutti gli effetti, assimilabili agli altri dirigenti della pubblica amministrazione in tutto e per tutto (tranne lo stipendio).
Se preferisce essere chiamato ancora preside (nel caso delle scuole secondarie) o direttrice, direttore, e perfino DD (pronuncia didì) è perché preferisce instaurare con i lavoratori della sua scuola un rapporto meno freddo e distaccato.
Eppure, a ben guardare, tra preside e dirigente, è proprio il termine “preside” a richiamare un maggiore rigore e una maggiore disciplina, in quanto è di derivazione militare. Inoltre, rispecchia meglio, nella sua etimologia, quel ruolo di “presidio dello stato” che è stato suo, appunto fino alla legge 59 del 1997, cioè fino alla stagione delle riforme nel segno dell’autonomia e del decentramento.
Proprio a quell’epoca, si è adottato il termine “dirigente” che richiama uno scopo diverso, più condivisibile: non più quello di sorvegliare un avamposto statale, ma quello di indicare una meta, uno scopo, una “direzione” dell’agire didattico.
Eppure, il termine “dirigente”, paradossalmente, ha conservato in sé una connotazione vagamente burocratica, forse perché a sempre la gerarchia dell’amministrazione pubblica (e privata) è stata piena di dirigenti negli uffici e nei palazzi del potere.
Al contrario, quanti presidi, quanti direttori didattici, abbiamo visto girare per le nostre aule ad accompagnare (o certe volte a ostacolare) il nostro lavoro scolastico.
Per questo motivo, siamo rimasti affezionati a questi termini, e oggi, a più di dieci anni dalla loro cancellazione definitiva dai documenti, dalle norme e dalle firme, conservano il sapore di una scuola che forse, per vari motivi, rimpiangiamo.
Per questo non ci verrebbe mai da dire, entrando in “presidenza”, “Buongiorno, dirigente”.
Quel termine così etimologicamente militaresco, ci risulta meno austero, e allora, “Buongiorno, preside”, per altri dieci o cento anni.

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