MERAVIGLIOSA-MENTE – Giacomo da Lentini

GIACOMO DA LENTINI
–          Vive tra il 1210-1260, compone poesie dal 1230 al 1241, fu notaio della corte di Federico II
–          È il capo della Scuola siciliana di cui fissa i caratteri, i temi e le forme fondamentali
–          inventore del sonetto, struttura metrica che sarà  la principale usata in Italia
MERAVIGIOSA-MENTE
–          Canzonetta » serie di poche strofe (circa sette) divise in fronte (= prime due quartine) e
                             sirma (= ultime due terzine) di cui l’ultimo verso è il congedo
–          Ci sono nove settenari in ogni strofa, che sono ripartiti in due piedi uguali (ABC ABC)
–          Rima siciliana » rima imperfetta dovuta alla trascrizione dei toscani delle poesie
–          Temi » innamoramento come una prigionia (dice di non essere più libero come prima)
                » analogia tra innamorato e l’artista » richiamo con le arti figurative proprio di da Lentini
                » amore celato, tenuto nascosto, che fa ancora più male, provoca più dolore
                » “marparlieri” che con i loro pettegolezzi ostacolano l’amante
                » i segni che rivelano la realtà  dei sentimenti dell’amante
                » amante timido, che non riesce a confessare il proprio amore, che manifesta solo con i segni
                » gioco tra visione oggettiva (quando vede realmente la donna) e soggettiva (quando descrive i
                   suoi sentimenti interiori, ritraendola dentro di sé)
Meravigliosa-mente
un amor mi distringe,
e mi tene ad ogn’ora.
Com’om, che pone mente
in altro exemplo pinge
la simile pintura,
cos’, bella, facc’eo,
che ‘nfra lo core meo
porto la tua figura.
In cor par ch’eo vi porti,
pinta come parete,
e non pare difore.
O Deo, co’ mi par forte
non so se lo sapete,
con’ v’amo di bon core;
ch’eo son s’ vergognoso
ca pur vi guardo ascoso,
e non vi mostro amore.
Avendo gran disio,
dipinsi una pintura,
bella, voi simigliante,
e quando voi non vio
guardo ‘n quella figura,
e par ch’eo v’aggia davante;
come quello che crede
salvarsi per sua fede,
ancor non veggia inante.
Al cor m’arde una doglia,
com’ om che ten lo foco
a lo suo seno ascoso,
e quanto più lo ‘nvoglia,
allora arde più loco,
non pò star incluso:
similemente eo ardo,
quando pass’e non guardo
a voi, vis’ amoroso.
S’eo guardo, quando passo,
inver’ voi no mi giro,
bella, per risguardare;
andando, ad ogni passo
getto un gran sospiro
ca facemi ancosciare;
e certo bene ancoscio,
c’a pena mi conoscio,
tanto bella mi pare.
Assai v’aggio laudato,
madonna, in tutte parti,
di bellezze c’avete.
Non so se v’è contato
ch’eo lo faccia per arti,
che voi pur v’ascondete:
sacciatelo per singa
zo ch’eo no dico a linga,
quando voi mi vedite.
Canzonetta novella,
va’ canta nuova cosa;
lèvati da maitino
davanti a la più bella,
fiore d’ogn’amorosa,
bionda più c’auro fino:
“Lo vostro amor, ch’è caro,
donatelo al Notaro
ch’è nato da Lentino”
In modo straordinario
Un amore mi stringe
 E mi possiede continuamente.
Come chi contempla attentamente
Un diverso modello
Ne dipinge un’immagine simile,
cos’, o bella, faccio io,
che dentro il mio cuore
porto la tua immagine.
Sembra che io vi porti nel cuore
dipinta esattamente come voi apparite;
e ciò non si mostra all’esterno.
O Dio come mi sembra doloroso.
Non so se voi lo sapete,
quanto vi amo con tutto il cuore,
poiché io sono cos’ timido
che vi contemplo soltanto di nascosto,
e non lascio trasparire il mio amore.
Avendo grande desiderio di vedervi,
dipinsi un ritratto,
o bella, a voi somigliante,
e quando non vi vedo
guardo quella immagine,
e sembra che io vi abbia davanti:
come chi crede
di salvarsi grazie alla sua fede,
benché non veda davanti a sé quello in cui crede.
Nel cuore mi brucia una passione dolorosa,
come chi tiene nascosto
un fuoco nel suo petto,
e quanto più cerca di spegnerlo,
tanto più l’ esso arde più impetuosamente
e non potrà  stare rinchiuso:
in modo simile io ardo,
quando passo e non riesco a guardare
verso di voi, viso amabile.
Se quando passo, io riesco a guardare
verso di voi, non mi giro,
o bella, per guardarvi di nuovo;
camminando, ad ogni passo
emetto un sospiro
che mi fa singhiozzare;
e certo a buon diritto singhiozzo,
che mi riconosco appena,
tanto bella mi appari.
Vi ho lodato assai,
madonna, in tutti i miei componimenti,
riguardo alla bellezza che avete.
Non so se vi è stato riferito
che io lo faccio artificiosamente,
dal momento che voi ne dolete.
Quando voi mi vedrete,
comprendetelo dai segni esteriori,
ciò che io non riesco a esprimere con la lingua.
Canzonetta appena scritta,
vai a cantare questa cosa straordinaria;
alzati di buon mattino
dinanzi alla più bella,
fior fiore di ogni donna che ispira amore,
bionda più che oro fino:
“il vostro amore, che è prezioso,
donatelo al notaio
che si chiama da Lentini”.

Audio Lezioni di Letteratura delle origini, duecento e trecento del prof. Gaudio

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