Metello

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Vasco Pratolini

Relazione libro di Naddeo Emily 4^F

Scritto nel 1952 e pubblicato nel 1955, Metello” è il primo romanzo della trilogia Una storia italiana” che – con Lo scialo”, uscito nel 1960, e Allegoria e derisione”, del 1966 – racconta le vicende dall’unità d’Italia fino agli anni 50.

VITA AUTORE:

L’infanzia e la giovinezza di Vasco Pratolini, nato a Firenze nel 1918, sono state particolarmente dure e travagliate e la sua formazione è stata alquanto diversa da quella tradizionale del letterato italiano. Orfano di madre a cinque anni, vive coi nonni, modestamente, prima in via de’ Magazzini poi in via del Corno, fa studi irregolari e vari mestieri fino a diciotto anni: lasciato poi il lavoro si impegna in un intenso studio da autodidatta, ma negli anni fra il 1935 e il 1936, ammalatosi di tubercolosi, viene ricoverato in sanatorio. Torna a Firenze nel 1937, stringe contatti con l’ambiente letterario. Nel 1938 fionda con Alfonso Gatto un polemico foglio letterario, Campo di Marte”, poi si trasferisce a Roma, dove nel 1941 pubblica un suo primo libro di racconti Tappeto verde”, e partecipa alla Resistenza. Dopo una parentesi milanese come giornalista, si trasferisce nel dicembre 1945 a Napoli, dove vive sino al ’51; insegna all’Istituto d’arte e intanto scrive Cronache di poveri amanti (1947), Un eroe del nostro tempo (1949), Le ragazze di San Frediano (1949). Tornato definitivamente nel 1951 a Roma, pubblica nel 1955 Metello, primo testo della trilogia Una storia italiana, proseguita con Lo scialo (1960, ma rielaborato notevolmente in una nuova edizione del 1976) e con Allegoria e derisione (1966). La pubblicazione nel 1981 de II mannello di Natascia – testimonianze e notazioni risalenti agli anni Trenta – ha interrotto il lungo silenzio seguito alla pubblicazione della trilogia. Pratolini è morto a Roma nel gennaio del 1991.

 

RIASSUNTO:

 

Metello rievoca gli ultimi trent’anni del XIX secolo in Italia, quando la classe operaia, alla luce delle nuove dottrine socialiste, prendeva coscienza di sé, e organizzava i primi importanti scioperi e otteneva le prime drammatiche vittorie.

La vicenda narra di Metello Salani il quale nacque negli ultimi anni del 1800 a San Niccolò; senza vivere mai nel proprio paese natale si trasferì, a causa della morte di entrambi i genitori, presso Rincine, adottato da una famiglia del luogo.

A quindici anni, stanco della vita nel paesino, e desideroso di crescere e di conquistarsi la libertà, fuggì da casa dirigendosi verso Firenze. Dopo aver corso due notti lungo la foresta, arrivò in città: egli non sapeva leggere né scrivere. Cominciò subito a cercare lavoro al mercato: nei primi tempi si accontentò di qualche centesimo allora, per trasportare delle casse. Cominciò poi a lavorare come manovale, in un’impresa di muratori; egli acquisisce pian piano coscienza di sé e consapevolezza politica. Impegnatosi attivamente nelle lotte operaie, Metello, in seguito ad una manifestazione, finisce in prigione nel 1898 e nuovamente nel 1902, a causa della lunga dimostrazione dei muratori. La descrizione dello sciopero è il culmine del romanzo di formazione, rappresentando l’apice della lotta politica del giovane. In carcere conobbe Betto che fu una figura importante per Metello e gli permise proprio di crescere; gli insegnò a leggere, a scrivere, e lo aiutò a maturare. Betto poi morì.

Durante questi anni, che precedettero il servizio militare, Metello conobbe una vedova trentenne, Viola, con la quale instaurò un rapporto che, pur non basandosi sull’amore, si fondava su una forte attrazione fisica tra i due: dopo poco Metello partì per Napoli, a causa del servizio militare, dove conobbe altre ragazze. Ritornato al lavoro, fu di nuovo in carcere: questa volta la sua incarcerazione fu importantissima, perché fu in questo momento che egli conobbe il vero amore: quello di Ersilia, figlia di Quinto Pallesi (compagno di lavoro di Metello, morto cadendo da unimpalcatura). Ella inaspettatamente, poiché non lo conosceva bene, lo andò a trovare in carcere: i due, dopo un lungo periodo durante il quale si scrissero lettere quotidiane, si sposarono ed ebbero un figlio: Libero.

Fu il momento di un nuovo sciopero, che questa volta sarebbe stato l’unica salvezza: i salari dei lavoratori erano bassissimi, ed il costo del cibo, così come tutti i prezzi, era sempre più alto.

Metello ed i suoi soci, Lippi, il Tedesco, Aminta, il piccolo Renzoni, si accordarono, grazie anche alla presenza della Camera del Lavoro, con i lavoratori delle altre imprese, sullo sciopero. Questa non fu come le altre volte: i dipendenti si astennero dal lavoro per ben quarantasei giorni; alcuni patirono la fame, altri persero addirittura la vita durante gli scontri con l’esercito. Lingegner Badolati, il datore di lavoro di Metello, era tra i più propensi a concedere l’aumento ai lavoratori, ma la maggioranza non glielo permise. Così lo sciopero si prol’ungò, e nessuno sapeva per quanto si sarebbe resistito in queste condizioni (nemmeno Del Buono, direttore della Camera del Lavoro, aveva più notizie).

Un giorno si diffuse la notizia, mentre Metello si trovava lontano da casa con Idina (la donna per con la quale aveva tradito per l’unica volta la moglie Ersilia, a causa di una pura attrazione fisica, e niente più), che da Roma sarebbero arrivati presto gli aumenti: bastava resistere altri pochi giorni, ma era dura. Era così dura che i primi crumiri saltarono fuori, ricominciando a lavorare: nacquero degli scontri, e morì il Tedesco, ucciso da una fucilata di una guardia che tentava di sedare la piccola zuffa. Lo sciopero finì, ed arrivarono, in parte, gli aumenti richiesti.

Dopo varie discussioni, minacce di licenziamento, Metello tornò al lavoro, e la vita si fece sempre più dolce; un giorno, però, un incidente ruppe di nuovo la calma che si era creata: morirono Lippi ed il piccolo Renzoni, precipitando com’era successo al padre di Ersilia Quinto Pallesi, da unimpalcatura. Metello fu addolorato, ma era consapevole della frequenza con cui accadevano questi avvenimenti, quindi non si crucciò esageratamente per il dramma.

Seguì un breve periodo di lavoro tranquillo, durante il quale Metello ed Ersilia condussero una vita normale: venne una sera, in cui Metello confessò il tradimento alla moglie, che già sapeva tutto; il giorno dopo arrivarono le guardie sotto casa, per arrestare di nuovo l’uomo, a causa delle aggressioni che erano avvenute poco prima della fine dello sciopero. In prigione Metello venne a sapere che Ersilia era di nuovo incinta; ella le scrisse inoltre che aveva ricevuto una busta, intestata a Metello”, con dentro cento lire. Metello capì subito che poteva essere solamente opera di Viola, e nei suoi pensieri la ringraziò. All’uscita di prigione i due si incamminarono, in compagnia di Libero, e si promisero di diventare una famiglia modello.

 

PERSONAGGI:

 

Metello: è sicuramente il personaggio principale: inizialmente è presentato come un ragazzo che per la giovane età è privo di ideali. Ma la vera personalità si scopre nel momento in cui egli, appena quindicenne, fugge di casa solo, per dirigersi verso Firenze: senza sapere ne leggere ne scrivere cerca un lavoro, e grazie alla conoscenza di Betto impara anche a scrivere. E giovane, fresco, vigoroso, con voglia di lavorare e desideroso di imparare, di capire e di vivere la propria libertà.

Partecipa attivamente alle manifestazioni popolari, senza temere le conseguenze: nemmeno la prigione.

Le sue caratteristiche principali, e vincenti sono l’umiltà e la riflessività: egli è sempre attento ad imparare da ogni situazione.

Betto: è fondamentale per la crescita del ragazzo. La sua personalità è la stessa che si trasmetterà poi a Metello: è un uomo umile, sempre pronto a lavorare, e desideroso di continuare a imparare da ogni cosa. A volte è considerato come personaggio strano dai suoi compagni di lavoro: solo Metello aveva imparato a conoscerlo veramente, ed a trarre tutto ciò che cera di positivo nella sua personalità.

Viola : per Metello è stata la prima donna, la prima esperienza. Ella non lo confessa, ma è realmente innamorata del ragazzo: per questo, nonostante sappia che egli è già sposato, gli spedisce un segno del proprio amore: le cento lire.

Ersilia: è l’unico vero amore di Metello: il tradimento non la tocca più di tanto; ella è sicura di essere l’unica ad occupare il cuore del marito. E giovane, di bell’aspetto, e dolce; tuttavia non è recessiva: infatti spesso discute con le amiche e con Metello stesso, dimostrando una profonda intelligenza.

Lingegner Badolati: è l’antagonista di Metello. Il direttore del cantiere, infatti, pur volendosi dimostrare benevolo e comprensivo nei confronti dei propri lavoratori, è comunque l’ostacolo maggiore contro il quale vale la pena lottare e misurare se stessi. Metello e soci si dimostrano fermi nelle loro decisioni, riuscendo così a convincere tutti a concedere loro l’aumento. Verso la fine, l’ingegnere si mostra più comprensivo nei confronti dei propri dipendenti: questo è il momento in cui egli non finge: la fame patita dai lavoratori lo colpisce, ed il suo cuore si apre a loro.

Altri personaggi: Sante Chellini, Quinto Pallesi, Del Buono, Olindo Tinaj, il piccolo Renzoni, la bellIdina, Cesare (marito di Ida), Cosetta, Caco (padre di Metello), il Tedesco, Lippi

 

TECNICHE DI PRESENTAZIONE :

In questo romanzo è molto presente il discorso diretto attraverso il quale l’autore  mette in relazione i vari personaggi.

 

SPAZIO: la vicenda è ambientata a Firenze.

 

TEMPO: Metello copre il periodo tra il 1875 e il 1902, quando la classe operaia, scossa dalle dottrine socialiste, cominciava a rivendicare i propri diritti.

 

NARRATORE:

Pratolini si pone come narratore esterno ed onnisciente, assumendo spesso il punto di vista del protagonista.

 

TEMATICHE:

Pratolini, racconta tutta l’Italia e in particolare la classe operaia, la quale, alla luce delle nuove dottrine socialiste e del contesto di rivendicazioni e fermenti, cresce, si trasforma, abbandona le inutili e sanguinose sommosse popolari. È proprio in questi anni che la classe operaia diventa tale, stringendosi attorno al nascente partito socialista, ai sindacati e alla camera del lavoro gli operai diventano un solo soggetto, un solo individuo con un’identità ben precisa e definita.

 

COMMENTO:

Questo libro mi è piaciuto abbastanza ma soprattutto mi sembra un libro utile per coloro che credono ancora nei bisogni delle persone, o meglio nella possibilità di rivendicare questi bisogni contro qualunque struttura istituzionale imposta dall’alto a vantaggio di pochi e a danno di molti.

Naddeo Emily 4^F

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