Metodo di studio e orientamento

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da una conversazione con Rosario Mazzeo

Il problema del metodo di studio non sta nei ragazzi, ma nei docenti. Lo studio infatti è innanzitutto proposta dell’insegnante.

Regola d’oro del metodo: accettare se stessi.

Vivere è crescere, cioè imparare. Si può vivere senza studiare? Si può vivere senza imparare? La riposta è la seguente: si può vivere senza studiare, ma non si può vivere senza imparare. Imparare è come respirare, lo studio è semplicemente impegno per imparare, anzi impegno per imparare una materia, applicazione all’apprendimento insegnato di una materia, cioè piegamento di sé in modo da aderire, ad una disciplina che è punto di vista sulla realtà.

Purtroppo, però, con la mente chiusa non afferri niente. C’è un modo di fare lezione che coinvolge, la scuola non può essere luogo di informazione, mentre invece il nostro compito è quello di favorire un metodo, cioè un metodo di affrontare le informazioni.

Approcci sull’orientamento:

1.      Incentrato sulla realtà esterna, cioè sui criteri socio-economici, in quanto occorre essere informati sulle professioni, sul futuro del mondo del lavoro; Però la società è talmente in evoluzione continua che non si riesce a starci dietro, ed è assurdo scegliere la scuola, solo per questo scopo.

2.      Incentrato sul soggetto, osservando le attitudini, gli interessi, le inclinazioni,

3.      Incentrato sullo sviluppo vocazionale (vedi Viglietti, ediz. SEI, fine anni ‘90) approccio integrale, in quanto non trascura la realtà a discapito del soggetto, o il soggetto a discapito della realtà. Per cui si è cominciato a parlare di auto orientamento, un percorso evolutivo, i cui la persona è chiamata a nuovi stimoli, un percorso di crisi, caratterizzato da crisi e ripensamenti. Se uno verifica delle ipotesi, uno non perde tempo se perda un anno di scuola, a condizione che si lasci educare alla scelta, al paragone critico sulle cose, alla realizzazione di sé dentro un impegno.

Il problema dell’orientamento è un problema educativo che riguarda non il cosa, ma il chi e il perché. Il punto centrale dell’orientamento è il con-segnare, segnare con lui, porre dei segni insieme con lui, insieme con il ragazzo, delle tracce in una prospettiva. Orientare è favorire un metodo di studio significativo, critico e autonomo. L’apprendimento ha tre dimensioni:

1.      la significatività. Lo studio comincia lo studio quando non “restituisco” solo quello che mi ha dato il docente, per un voto, ma se lo metto in relazione con quello che so.

2.      l’autonomia

3.      la criticità

Se uno viene a scuola e non ci guadagna niente per la vita, a cosa serve? In una società della conoscenza occorre che l’apprendimento sia maturo: le competenze maturano dentro un apprendimento significativo. “Oggi non c’è bisogno di sistemi esperti, ma di persone capaci di apprendere e ragionare a partire dall’esperienza” (Schrank, studioso dell’Intelligenza Artificiale)

Studiare è un lavoro: si studia non solo il pomeriggio, ma anche il mattino, a scuola. Il lavoro dello studente è lo studio.

Metodo è diverso da tecnica. Il metodo è sempre personale, ma la tecnica è sempre impersonale; il metodo è dettato dall’oggetto.

Il tempo è una dimensione da curare (nella pazienza): il tempo fa parte dell’educazione. Per esempio nell’ora di lezione occorre decidere i momenti di pausa , ma quando si lavora si lavora.

Che guadagno c’è nello studiare latino? Il guadagno non è immediato, è solo quando arrivi in cima che capisci il significato di tutto.

Se tu mi vieni dietro scoprirai il guadagno di imparare adesso a memoria le desinenze.

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