Mia forza e canto sei tu Signore

1 – DON SAVINO È IL MIO GRANDE AMICO DAI TEMPI DEL SEMINARIO, negli anni in cui, incontrando me e altri amici di Comunione e Liberazione, ha riscoperto come l’incarnazione di Cristo è un fatto presente e non solo un ricordo del passato o il racconto di un libro, e che dà un gusto, un senso e una bellezza a tutti gli aspetti e alle circostanze della vita.
Ed è amico di tutti voi, che ha incontrato come compagni in seminario, come confratelli nelle parrocchie della diocesi – e che ha educato e accompagnato in questi anni nelle parrocchie di Baranzate, Cesano Boscone, Molinazzo di Cormano, Dergano, Brugherio, Mezzate, Corsico o in alcune scuole di Milano e hinterland, o in gruppi di fraternità e comunità di GS e di Comunione e Liberazione.

2 – QUESTA MALATTIA È UNA NUOVA VOCAZIONE
Gliel’ ho detto mesi fa per telefono dall’ Argentina e rincontrandoci in questi giorni mi ripeteva: “È proprio vero!!”
Ci diceva: “Io mi sono sempre dato da fare per essere utile e in questi giorni non posso fare niente e mi dicono che il Signore attraverso di me sta generando misteriosamente frutti fecondi”.
Don Carron mi ha detto: “Grazie per quello che fai per la Chiesa e il movimento “- e non sto facendo nulla!
“I miei amici preti di Corsico mi dicono che la mia malattia sta generando conversioni nella loro gente”.
Tutti abbiamo le nostre croci.
Per la maggioranza della gente, come per Simone di Cirene, il dolore è portare una croce che sembra un castigo ingiusto. Per noi c’è la coscienza che è portare la croce di Cristo. Non toglie un grammo del peso e della fatica, ma le dà un senso, dà una certa letizia e pace.

3 – Stava leggendo il libro sulla vita di don Giussani
e si sentiva profondamente aiutato e identificato, soprattutto nelle pagine che descrivono il modo con cui il Gius viveva la sua malattia:
Il senso di vuoto e di apparente inutilità e la scoperta di come questa esperienza fa riconoscere cos’è il vero senso e la vera utilità della vita.
“Cos’è l’uomo perché tu ti ricordi di lui? Eppure lo hai fatto poco meno degli angeli. Di gloria e di onore lo hai coronato!”

4 -“HO BISOGNO DEI VOSTRI VOLTI, CHE SONO PER ME IL VOLTO DI CRISTO “
Negli ultimi tempi gli mancava il respiro, viveva attaccato alla bombola di ossigeno e diceva: “Voi siete il mio respiro”.
Ha avuto intorno a sé molti amici, vecchi e nuovi, suo fratello, la cognata, i suoi nipoti, il medico Maurizio Marzegalli, don Carlo, don Giuseppe, le suorine dell’Assunzione e tanti altri che l’hanno accompagnato con affetto, tenerezza e fedeltà, condividendo la sua croce e lasciandosi cambiare dal suo modo di viverla.
Diceva: “Noi siamo insieme! Io so che questa malattia serve, è utile.
Ma non è solo per me, dovete capire perché è anche per voi”.

5 – AMAVA LA CHIESA
Quando gli è stato detto di dare le dimissioni per il suo stato di salute, i preti delle parrocchie vicine hanno detto che se dava le dimissioni lui le davano anche loro, perché lui aveva generato una profonda amicizia fra di loro, una unità pastorale reale, non creata a tavolino. E dicevano che il suo modo di vivere la malattia ha parlato al cuore di tanti, anche delle altre parrocchie e che il suo ministero era diventato ancora più incisivo.

6 – Pochi giorni fa il dottore gli ha detto che sarebbe peggiorato e che doveva scegliere se andare in ospedale (con un’attenzione medica continua e più puntuale) o restare a casa.
Non ha avuto dubbi: è voluto restare fra la sua gente, per fare quel poco che poteva, per offrire loro il suo stare, il suo esserci.
E ci lascia come eredità il suo amore per l’unità della Chiesa e del movimento. Nessuna incomprensione o difficoltà è riuscita a indurlo in tentazione di favorire una divisione.

7 – Ha avuto una violenta crisi di respiro e diceva che per vari minuti era solo con Gesù e gli diceva continuamente: “Mia forza e mio canto sei tu – fa presto a farmi vedere che è vero”.
Era accompagnato e si sentiva accompagnato, ma capiva che nella circostanza drammatica che viveva era in gioco la sua persona, faccia a faccia con Gesù.


8 – AMAVA LA VITA E LOTTAVA PER GUARIRE
Chiedeva il miracolo della guarigione, chiedeva come Gesù che passasse questo calice, però come Gesù si abbandonava alla volontà di Dio.
L’obbedienza alla volontà di Dio non è una censura della nostra umanità: è un “però” nell’ espressione sincera del nostro desiderio.

9 – La notte prima, poche ore prima di morire, mi diceva “ma cosa mi sta chiedendo il Signore con tutto questo?” 
“Ti sta chiedendo di dargli la tua vita” 
“Ma cosa se ne fa della mia vita, cos’ povera e piccola?”.
“La vuole come un innamorato vuole la vita della persona che ama. E vuole farne un brandello della sua croce, che salva il mondo e ciascuno di noi”.
“Allora cercherò di dirgli il mio s’ con piena coscienza e amore. Anzi, glielo chiedo, perché io non ne sono capace. Gesù fammi trovare pronto, come te, sulla croce, a dire il mio s’ come l’hai detto tu, affinché non la mia, ma la tua volontà si compia, per la gloria umana del tuo nome e il compiersi del destino di ogni uomo”.

10 – La liturgia ambrosiana ci ha fatto rivivere il dramma della passione di Cristo (che non ha risolto il problema della morte, ma l’ha vissuta con noi e per noi) e la sorpresa gioiosa della risurrezione.
Don Roberto mi diceva: Sai cosa starà facendo adesso Savino? Ci sta dicendo: “Caspita!!! Ma non sapete come è bello qui!!!

Omelia di Don Mario Peretti per il funerale di Don Savino Gaudio
Corsico – 10 febbraio 2016