MORTE

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GRECO

·        La morte per i greci è un tuffo in un abisso di tenebre, cui è preferibile la vita dell’ultimo dei servi (dice Achille a Ulisse che lo incontra nell’Ade, nel corso dell’ Odissea di Omero)

·        Saffo: “Morire è certo un male, perché se non fosse un male, anche gli dei vorrebbero morire”

·        Sofocle: “Nulla di grande viene donato all’uomo che non sia accompagnato da una maledizione”.

 

 

LATINO

·        Lucrezio, sulla scorta di Epicureo, nel De rerum natura afferma che la morte non è nulla per noi. Infatti, quando noi siamo, la morte non è venuta, e quando è venuta, noi non siamo più” 

·        Seneca nel De brevitate vitae afferma che è inutile aver paura della morte perché ogni momento è la morte di quello precedente. “Tutta la vita umana non è che un viaggio verso la morte”. “Non riceviamo una vita breve, ma tale la rendiamo e non siamo poveri quanto alla vita, ma la sprechiamo con prodigalità. Egli scrive anche che il prepararsi alla morte non implica la rinuncia al vivere e che è da stolti temere la morte, poiché è la fine di ogni sofferenza per l’uomo. Anzi, dice, quando il saggio non potrà più per l’ostilità dei tempi praticare la virtù, egli deve capire che è venuto il momento di riacquistare la sua libertà con l’estremo atto del suicidio, che è pienamente in suo potere. Seneca scrive anche due consolationes (Consolatio ad Helviam Matrem e Consolatio ad Marciam) in cui riflette sul tema della morte.  Seneca elogia la morte ritenendo che sia l’unica forma di liberazione terrena, una liberazione da tutte le sofferenze, il limite olt5re il quale i nostri mali non possono andare. Essa ci restituisce a quella pace in cui ci troviamo prima di nascere. La morte però non rappresenta solo il limes, diventa anche giustizia, che al momento estremo, secondo la dottrina stoica, riporta tutti gli uomini al loro stato naturale senza discriminazioni sociali. In proposito afferma: “essa, quando la sorte ha distribuito male i beni comuni e ha dato l’uno in potere dell’altro rende tutti uguali gli uomini nati con gli stessi diritti. Dopo di essa nessuno agisce più secondo l’arbitrio di un altro. In essa nessuno avverte più la propria inferiorità”.

·        Atti dei martiri. I cristiani non cercano la morte deliberatamente, ma se costretti testimoniano la loro fede fino al martirio, tranne i lapsi, che, per paura della morte, abiurano. Verranno riaccolti nella chiesa, come dice Cipriano, solo dopo un periodo di penitenza.

 

ITALIANO

·        Ugo Foscolo I sepolcri

·        Giacomo Leopardi Operette morali “Coro di Federico Ruysch”

L’uomo semplicemente deve accettare con tranquillità la morte, come momento ultimo e fondamentale della proprioa esistenza. La morte non va temuta! Dopotutto si tratta di una sorta di sonno, dal quale, sì, non ci si può svegliare, ma che di certo non reca dolore

·        Antonio de Curtis (Totò) ’A livella

 

FILOSOFIA

·        Platone dice nel Fedone “Fare filosofia è un esercitarsi al morire e all’essere morti”

·        Pascal: “Fa che la morte mi sorprenda ancora vivo” e “Solo chi ha una ragione per vivere ha una ragione per morire” (dai Pensieri)

·        Schopenauer: la morte è un destino, oltre il quale la vita non ha senso

·        Victor Frankl inserisce la morte nella triade tragica dell’esistenza umana: dolore, morte, colpa

·        Marx: “la morte ha una realtà immaginaria e non sorge che dalle nostre idee”

·        Nietzsche: “Muori al momento giusto. Io vi mostro la morte che compie, che diventa per i vivi uno sprone ed una promessa. E chiunque voglia aver fama, deve accomiatarsi per tempo dagli onori, ed esercitare la difficile arte di andarsene al momento giusto. Lodo a voi la mia morte, la libera morte, che viene a me perché io voglio [questo non è un incitamento al suicidio: per Nietzsche “volere” la morte vuol dire “accettarla”]” (da Così parlò Zarathustra) Per Nietsche non esiste la vita oltre la morte

·        Freud: Considerazioni sulla guerra e sulla morte

In quest’opera Freud ripercorre la storia dei rituali connessi con la morte, affermando che essi servivano anche per rimuovere il senso di colpa dell’uomo che, inconsciamente rifiuta di immaginare se stesso al posto del morto. Da qui la creazione degli spiriti, la scomposizione dell’uomo in corpo, corruttibile, ed anima immortale e infine le religioni che hanno affermato che la morte metteva fine solo alla preparazione ad un’esistenza migliore. Rimane comunque, anche nell’uomo moderno, un’ambivalenza fra il prendere sul serio la morte e la sua negazione. Anche nel  nostro inconscio l’ambivalenza nei confronti della morte emerge: da un lato la morte delle persone care affligge, dall’altro accade il contrario. Ad eccezione di poche situazioni, i nostri sentimenti più teneri ed intimi recano in sé una sfumatura di ostilità che può comportare un inconscio augurio di morte; i medici psicoanalisti sanno quanto sia frequente il sintomo attraverso il quale i pazienti nevrotici esprimono la loro preoccupazione, piena d’amore e di tenerezza, per la salute dei loro parenti con cui si tormentano dopo la morte di una persona cara. Lo studio di tali sintomi ha rilevato la frequenza di auguri di morte. Riassumendo, è paradossale come in una civiltà emancipata e sviluppata sotto tutti i punti di vista, l’uomo sia ancora alla stato primitivo nei confronti della morte e che faccia riti propiziatori e ingannatori per allontanarla dalla propria esistenza.    

·        Jung: “un uomo che non si ponga il problema della morte e non ne avverte il dramma, ha urgente bisogno di essere curato”

 

SCIENZE – GEOGRAFIA ASTRONOMICA

Morte delle stelle

Morte dell’universo

 

SCIENZE – BIOLOGIA

La morte come fenomeno biologico

 

Storia dell’arte

·        David: La morte di Marat non è la morte di un uomo comune. David costruisce l’immagine del defunto come se si trattasse di una deposizione di Cristo (Caravaggio) o di una pietà (Michelangelo): la ferita aperta sul costato gronda ancora sangue, la testa è inversa, il lenzuolo macchiato di rosso sembra quasi un sudario

·        Gericault ne La zattera della medusa raffigura la morte invece in modo tradizionale, con l’amarezza nei confronti della vita e lo sconforto per il dolore che causa. La possibilità di salvezza è misera e lontana (la nave che salverà pochi dei naufraghi, e che è quasi invisibile all’occhio umano). La morte viene accomunata ad un cerimoniale ricco di commozione, ma anche di stoica liberazione dalle sofferenze, come fa intuire il nobile volto pensoso del vecchio che sorregge un giovane morto sul lato sinistro del dipinto.  

·        Goya: Le fucilazioni del 3 maggio L’attenzione è concentrata sull’uomo (rivoltoso spagnolo del 1808) posizionato con le braccia innalzate verso l’alto come se fosse crocifisso, che guarda terrorizzato i suoi aguzzini (francesi) che non mostrano neanche il volto (sono nel buio)

·        Picasso Guernica sul bombardamento della città nel corso della guerra civile spagnola (1937). Ci sono: visi allucinati, occhi rivolti verso il cielo, mani aperte verso l’esterno (strage di innocenti), simboli come il toro (crudeltà), il cavallo (popolo spagnolo ferito) e il fiore (che significa la vita).     

 

MUSICA

·        Francesco Guccini Canzone per un’amica (In morte di S.F.)

 

CINEMA

·        Luchino Visconti trasforma Morte a Venezia di Thomas Mann in un trionfo della morte (il colera che avanza, Venezia che muore)

Nel film La stanza del figlio di Nanni Moretti la morte appare come un evento del tutto inatteso e inspiegabile. Una famiglia intera è cambiata, in negativo, dopo la morte improvvisa di uno dei figli.

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