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Musica: evento artistico o commerciale?

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Senz’altro tutt’e due, ma bisogna vedere in che misura prevale l’uno o l’altro aspetto. Certo alcune manifestazioni musicali, si pensi al festivalbar, fanno pensare soprattutto al business, mentre altre, come il festival di Porretta, fanno pensare più all’arte. Ma come la mettiamo quando una cantante come Giorgia va a cantare ad entrambe le manifestazioni? Attenzione, quindi, a non essere semplicistici, a non pensare che l’arte sia esclusiva solo di certi generi. Per esempio i valzer di Chopin, per non parlare di quelli di Strauss, in quale ambito li collocheremo? Senz’altro nell’ambito artistico, direte voi. Ma come vi comportereste quando viene usata un’opera classica per la pubblicità? E non si tratta neanche di un problema dovuto all’utilizzo improprio dei capolavori della musica. Per esempio, ho recentemente ascoltato una trasmissione radiofonica in cui l’esperto, a dispetto di quanto voleva fargli dire il conduttore, continuava a spiegare che Chopin aveva composto i valzer soprattutto per produrre una musica adatta a certi salotti frivoli. Ancora, riguardo uno spettacolo di lirica in occasione dell’anniversario verdiano si legge su un quotidiano che “il galà viene consegnato al festival chiavi in mano, da un noto agente musicale, e sarà ripreso da 80 televisioni. Ci sarà anche un dvd (ma non un cd), un home video e una distribuzione via internet”. Ditemi se non è business questo! Del resto, anche nella musica leggera vi possono essere spunti artistici interessanti. I Pooh e Umberto Tozzi sono conosciuti come artisti commerciali, ma chi potrebbe negare che “Uomini soli” o “Gli altri siamo noi” sono canzoni  che fanno riflettere su importanti problemi sociali? In effetti questi cantanti definiti “commerciali” hanno utilizzato una cassa di risonanza quale il festival di Sanremo per indurre a riflessioni tutt’altro che banali. A proposito del festival di Sanremo, in certi casi risulta più utile, per capire le nuove direzioni in cui si muove la nostra società, ascoltare le canzoni di Sanremo piuttosto che leggere una relazione statistica. Aldo Grasso, famoso critico televisivo, lo ha definito “un Censis tradotto in canzone, un Istat in rima baciata”. Quindi, bisogna evitare di essere apocalittici, ma anche integrati con il sistema. Chi lavora nel settore sa infatti che certi fenomeni musicali (non tutti comunque) sono studiati a tavolino dai discografici e produttori e i costi sono ben compensati dai ricavi. Occorrerebbe saper giudicare tutti gli eventi musicali in modo critico e consapevole, ma come si fa ad essere oggettivi in un campo in cui la soggettività inevitabilmente prevale? C’è anche il problema del prezzo dei cd, che è proibitivo per molti, ed induce alle riproduzioni illegali. Alla fine verrebbe da dire: lasciateci godere i nostri ascolti musicali senza stare troppo a discutere fino a che punto i brani sono commerciali o no: in fondo questa è una delle poche gioie della vita senza rischi o controindicazioni mediche, e allora fermiamoci solo alla prima parte del nostro titolo: “musica” e basta!

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