“Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda – di Martina Gilardi

Nel mare ci sono i coccodrilli” narra la storia di un ragazzino afghano che per di dieci anni, dal 2000 al 2010 affronta un viaggio lunghissimo, e difficilissimo, attraversando L’AFGHANISTAN, IL PAKISTAN, L’IRAN, LA TURCHIA e LA GRECIA per arrivare in ITALIA. Abbandonato dalla madre in Pakistn, all’età di dieci anni. Inizialmente decide di rimanere li , di trovare un lavoro e di riuscire a guadagnare i soldi per tornare dalla madre, ma incontrando poi un vecchio amico della madre capisce che se la madre l’ha abbandonato è stato solo per il suo bene , per far si che i talebani non riuscissero a trovarlo. Decide cosi di partire, non sa bene dove vuole arrivare ma si ricorda di un suo amico che con i genitori era immigrato in Italia. Arrivato in Iran cominciano le prime difficoltà perché viene rimpatriato più volte. Alla fine riesce a rimanere in Iran e a trovarsi un lavoro presso un cantiere. Successivamente decide di partire per la Turchia. Si unisce ad un gruppo di famiglie , uomini e donne che come lui tentavano di scappare. Durante questo viaggio verso la Turchia la metà delle persone partite con lui muore. In Turchia incontra un gruppo di ragazzi con i quali arriverà in Grecia su una piccola barca che affronterà anche una tempesta durante la quale uno degli amici di Enaiat cadrà in mare e non verrà più ritrovato. In grecia incontra una anziana signora che gli donerà dei soldi con i quali comprerà vestiti e scarpe ed il biglietto per il traghetto per l’ITALIA. Arrivato in Italia rincontra il suo vecchio amico, A TORINO, che lo aiuterà ad essere adottato. In seguito Enaiat andrà a vivere in una comunità, dove incontrerà colui che scriverà la sua storia. Durante il suo viaggio ENAIATOLLAH AKBARI, conoscerà le diverse culture e avrà modo di accorgersi delle enormi diversità tra queste.  Questo libro racconta una storia vera. Nonostante gli argomenti, non siano molto allegri questo libro mi è piaciuto molto, soprattutto perché rende bene l’idea di come siano costretti a vivere i bambini nei paesi Africani/Asiatici, sempre con la paura che da un momento all’altro potrebbe succedergli qualcosa, costretti a lavorare, e senza andare a scuola. Anche se il finale è un lieto fine la storia, nel suo contesto è triste, ma nonostante questo è un libro bellissimo che permette di riflettere moltissimo.
Martina Gilardi