Noi abbiamo in testa i nostri progetti, ma Dio ha i suoi – di Franca Frizziero

Carissimi Luigi Gaudio, Giuliana, Manuela e tutti,
sono Franca Frizziero, vedova Tognolo, fortunata mamma di Stefano Tognolo, abito a San Giuliano Milanese ed è mio figlio che mi ha portato all’incontro di venerdì e mi porta ogni tanto nella Parrocchia di Mezzate. Da circa 45 anni felicemente appartengo alla Fraternità di Martinengo.
Don Savino l’ho visto pochissime volte, comunque ha lasciato un segno profondo nel mio cuore, nella mia vita.
Il primo segno è stato questo: mio nipote Matteo si preparava alla prima Comunione e quando dovette affrontare la prima Confessione era inquieto. Anche se era preparato, non sapeva cosa dire. Avvertiva che era una cosa importante, ma non capiva la portata. Un giorno gli dissi: “Il Sacerdote che ti aspetta e ti ascolta è come se fosse Gesù. E Gesù non vede l’ora di abbracciarti. Quindi, niente paura!” Tornato dalla confessione, dopo un po’ mi dice: “Nonna, avevi ragione. Era proprio Gesù!”.
Mio figlio mi ha portato ad un anniversario di matrimonio… ricordo com’era bello, com’era pace, com’era gioia stargli vicino.
Negli ultimi tempi della sua vita tornò nella parrocchia di Mezzate per celebrare la Santa Messa e per salutare. Qui ho preso qualche appunto dell’omelia sapendo della gravità della sua malattia: 

Noi abbiamo in testa i nostri progetti, ma Dio ha i suoi. È i suoi che bisogna accettare. San Pietro voleva bene a Gesù e non voleva che lo arrestassero. Per qeusto ha tagliato l’orecchio ad un soldato. Ma Gesù glielo ha riattaccato, e gli ha detto: “Non è così che si fa.” Bisogna fare la volontà del Padre perché vuole fare attraverso il nostro SÌ cose grandi! Come la Madonna: quando ha detto SÌ è stata felice. La stessa cosa è capitata a me. Ho detto sì, ed ero felice. Non potevo più fare nulla, costretto solo a correre da un ospedale ad un altro. Ebbene, quando non ho fatto più nulla io, ha fatto Lui al mio posto! Ha fatto di quelle cose che non mi sarei mai immaginato. Vuole il nostro nulla, il nostro niente! Però, offerto!

A questo punto si è aperto, come se fosse un bel libro, si è aperto in umiltà, in povertà, in dolcezza, raccontandoci di sé. Mi sono commossa per la sua disponibilità… non nascondeva quello che passava, era come uno che si spoglia, come un povero bisognoso di arricchirsi di chi gli stava davanti, come uno che chiede, ma in realtà ti dona tutto se stesso. 

Poi finita la Santa Messa si è seduto su una panchina in cortile. Ho avuto la fortuna di sedermi accanto a lui. Io non scrivevo, ma era sufficiente guardarlo parlare. Diceva: 

Sembrava un polmone, invece erano tutti e due. Tanti dolori. E due mesi dopo “Lei è inoperabile”. Allora mi hanno fatto dosi grosse di chemioterapia. Dolori. Mi hanno dato la morfina. L’ho presa per una settimana. Poi ho detto: “Basta!” Se la prendi, rimani presente, ma tutto intorno a te gira. È stranissimo. Non reggi. Allora mi hanno fatto delle iniezioni. Dormivo due ore poi basta. Il Signore, quello che permette, anche se è duro, è per darci e fare molto di più. Io l’ho sperimentato! Quindi, niente paura!”.

Abbracciava tutti e diceva: “Le mamme, le donne: le colonne!”. Ad alcune parlava in disparte e le incoraggiava… i bambini gli si buttavano al collo e sul petto, e io tremavo, perché temevo gli facessero male. Li abbracciava, sembrava vedere Gesù. Ha parlato ai bambini di Gesù, di quando aveva dodici anni, e si era fermato nel tempio a parlare e interrogare i sacerdoti di quel tempo. E ricordava le sue parole: “Debbo fare la volontà del padre mio!”. 

Insomma bisognava guardarlo parlare. Le ultime parole che ricordo di don Savino sono state: “Coraggio! Non si deve avere paura!”.

Ringrazio tutti per l’INCONTRO, ringrazio dello splendido libro. Auguro a voi, ai miei cari, a me stessa di riprendere sempre coraggio!
Con affetto
vostra Franca
P.S.
Marilena, una suorina, mi ha suggerito di mettere Matteo sotto la protezione di don Savino e così ho fatto!
Sabato 28 gennaio 2017