Omaggio a Dario Fo in classe Quinta C

Video della lezione-spettacolo in classe di omaggio a Dario Fo in classe Quinta C Liceo Vico a.s. 2016-2017

Dario Fo

Prof. Luigi Gaudio

Ma che aspettate a batterci le mani (Fiorenzo Carpi – Dario Fo)

Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone?
Sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Venite tutti in piazza fra due ore
vi riempirete gli occhi di parole
la gola di sospiri per amore
e il cuor farà tremila capriole.

Napoleone primo andava matto per ‘sto dramma
ed ogni sera con la sua mamma
ci veniva ad ascoltar.
Napoleon di Francia piange ancora e si dispera
da quel dì che verso sera ce ne andammo
senza recitar.

E pure voi ragazze piangerete
se il dramma non vedrete fino in fine
dove se state attente imparerete
a far l’amore come le regine
e non temete se stanotte è scuro
abbiamo trenta l’une di cartone
con dentro le lanterne col carburo
da far sembrar la luna un solleone.

Napoleon francese per vederci da vicino
venne apposta sul Ticino
contro i crucchi a guerreggiar.
Napoleone primo che in prigione stava all’Elba
vi scappò un mattino all’alba
per venire a batterci le mani.

Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone
sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Vedrete una regina scellerata
innamorata cotta del figlioccio
far fuori tre mariti e una cognata
e dar la colpa al fato del fattaccio.

Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone?
Sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Venite tutti in piazza fra due ore
vi riempirete gli occhi di parole
la gola di sospiri per amore
e il cuor farà tremila capriole.

 

Ho visto un re (Fo – Jannacci)

Dai su, cunta su Ho visto un re.
– Sa t’è vist cus’è? – Ho visto un re!
Ah, beh; sì, beh. – Un re
che piangeva seduto sulla sella
piangeva tante lacrime,ma tante che
bagnava anche il cavallo!
Povero re! E povero anche il cavallo! – Ah, beh; sì, beh. è l’imperatore
che gli ha portato via un bel castello
– Ohi che baloss!
di trentadue che lui ne ha. Povero re
– E povero anche il cavallo!
– Ah, beh; sì, beh.
Ho visto un vesc. Sa l’ha vist cus’è? Ho visto un vescovo Ah, beh; sì, beh.
Anche lui, lui, piangeva, faceva un gran baccano, mordeva anche una mano. – La mano di chi?
La mano del sacrestano!
– Povero vescovo!
– E povero anche il sacrista!
Ah, beh; sì, beh.
– è il cardinale che gli ha portato via
un’abbazia… – Oh poer crist!
…di trentadue che lui ne ha.
– Povero vescovo!
– E povero anche il sacrista!
Ah, beh; sì, beh. – Ho visto un ric. – Sé t’è vist cus’è? – Ho visto un ricco! Un sciur! – Ah, beh; sì, beh.
Il tapino lacrimava su un calice di vino ed ogni go-, ed ogni goccia andava… – Denter al vin?
– Sì, che tutto l’annacquava!
– Pover tapin! E povero anche il vin! Ah, beh; sì, beh.
Il vescovo, il re, l’imperatore
l’han mezzo rovinato
gli han portato via tre case e un caseggiato
di trentadue che lui ne ha.
– Pover tapin! E povero anche il vin!
Ah, beh; sì, beh.
Ho vist un villan. – Sa l’ha vist cus’è? – Un contadino! – Ah, beh; sì, beh.
il vescovo, il re, il ricco,l’imperatore
persino il cardinale, l’han mezzo rovinato gli han portato via:
la casa, il cascinale, la mucca, il violino, la scatola di scacchi, la radio a transistor, i dischi di Little Tony, la moglie! – E pò, cus’è?
– Un figlio militare
gli hanno ammazzato anche il maiale… – Pover purscel!
– Nel senso del maiale…
Ah, beh; sì, beh.
– Ma lui no, lui, non piangeva, anzi: ridacchiava! Ah! Ah! Ah! Sa l’è matt?
– No! – Il fatto è che noi villan…
Noi villan… Noi villan…
E sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam
(2 o 3 volte)

 

Vengo anch’io no tu no  (1967 – Fo, Jannacci, Fiorentini)

Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale
Vengo anch’io No tu no
Per vedere come stanno le bestie feroci
e gridare “Aiuto aiuto e` scappato il leone“
e vedere di nascosto l’effetto che fa

(RIT) Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Ma perché? Perché no

Si potrebbe andare tutti quanti ora che è primavera
Vengo anch’io? No tu no
Con la bella sottobraccio a parlare d’amore
e scoprire che va sempre a finire che piove
e vedere di nascosto l’effetto che fa

(RIT) Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Ma perché? Perché no

Si potrebbe poi sperare tutti in un mondo migliore
Vengo anch’io? No tu no
Dove ognuno sia già pronto a tagliarti una mano
un bel mondo sol con l’odio ma senza l’amore
e vedere di nascosto l’effetto che fa

(RIT) Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Ma perché? Perché no

Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale
Vengo anch’io? No tu no
per vedere se la gente poi piange davvero
e scoprire che è per tutti una cosa normale
e vedere di nascosto l’effetto che fa

(RIT) Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Ma perché? Perché no

“Si potrebbe andare tutti insieme nei mercenari
vengo anch’io? No tu no
giù nel Congo da Mobutu a farci arruolare
poi sparare contro i negri col mitragliatore
ogni testa danno un soldo per la civiltà.

(RIT) Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Ma perché? Perché no

Si potrebbe andare tutti in Belgio nelle miniere
Vengo anch’io? No tu no
a provare che succede se scoppia il grisù
venir fuori bei cadaveri con gli ascensori
fatti su nella bandiera del tricolor”

(RIT) Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Vengo anch’io? No tu no
Ma perché? Perché no

L’Armando (Jannacci, Fo 1964)

iattattira tittattira tattira tiratta
Era quasi verso sera
sero dietro stavo andando
che si e’ aperta la portiera,
e’ caduto giu’ l’Armando.
Commissario si l’Armando
era proprio il mio gemello
pero’ ci volevo bene
come fosse mio fratello.
Stessa strada, stessa osteria,
stessa donna, una sola, la mia.
Ma che delitto di gelosia,
io c’ho l’alibi, a quell’ora
sono quasi sempre via.
Era quasi verso sera
sero dietro stavo andando
che si e’ aperta la portiera,
e’ caduto giu’ l’Armando.
iattattira tittattira tattira tiratta
Commissario sa l’Armando
mi picchiava col martello,
mi picchiava qui sugli occhi
per sembrare lui piu’ bello.
Per far ridere gli amici
mi buttava giu’ dal ponte,
ma per non bagnarmi tutto
mi buttava dov’e’ asciutto.
Ma che dice che l’han trovato
senza scarpe, denudato, gia’ sbarbato.
Eh ma che dice che gli l’han trovato
un coltello con la lama di sei dita
nel costato.
Commissario sto coltello
non lo nego e’ roba mia
ma c’ho l’alibi, a quell’ora
sono sempre all’osteria.
Iattattira tittattira tattira tiratta
Era quasi verso sera
sero dietro stavo andando
che si e’ aperta la portiera,
ho cacciato giu’, pardon,
e’ caduto giu’ l’Armando.
iattattira tittattira tattira tiratta UÈ

 

La forza dell’amore (Enzo Jannacci – Dario Fo 1965)

Eee l’arcobaleno Il cielo è sereno
È vero sì, e vero sì
E mì e tì num semm in du
ti te set ona dona e mi soo pu’
e se gh’è on quaj d’alter insemma a ti
allora voeur dì che semm in trii.
Ueeee…

A Porta Romana (ier sera pioveva)
a Porta Vigentina (ier sera pioveva)
in piazza Napoli… (ier sera pioveva)
in piazza Susa… (ier sera pioveva)
in piazza Martini… (ier sera pioveva)
Gh’era el me zio (gh’era el me zio)
ch’el tampinava (ch’el tampinava)
ona bella mora (ona bella mora)
è appena uscito (è appena uscito)
dal neurodeliri (dal neurodeliri)
el gh’ha vottant’ann (e gh’ha vottant’ann).
Ueeee…

La forza dell’amore
la forza dell’amore
la forza dell’amore
la forza dell’amore.

T’hoo cugnossuu sul tecc del Dòmm
in controluce te parevet on òmm
un uomo incinto de quatter mes
con la sottana de stoffa ingles. Ueeee…

A Porta Romana (ier sera pioveva)
a Porta Vigentina (ier sera pioveva)
Gh’era el me zio (gh’era el me zio)
ch’el tampinava (ch’el tampinava)
ona filovia (ona filovia)
è appena uscito (è appena uscito)
dal neurodeliri (dal neurodeliri)
el gh’ha vottant’ann (e gh’ha vottant’ann).
Ueeee…

La forza dell’amore
la forza dell’amore
la forza dell’amore
la forza dell’amore.

T’hoo cugnossuu sul tecc del Dòmm
Ti te me diset: “senta lu bell’òmm”
A mì me par che l’è de per lù
Che vegna chì e saremm in dù Ueeee…

A Porta Romana (ier sera pioveva)
a Porta Vigentina (ier sera pioveva)
Gh’era el me zio (gh’era el me zio)
ch’el tampinava (ch’el tampinava)
ch’el tampinava on ghisa (el tampinava on ghisa)
è appena uscito (è appena uscito)
dal neurodeliri (dal neurodeliri)
el gh’ha vottant’ann (e gh’ha vottant’ann). Ueeee…

La forza dell’amore (sei volte)