“Padre, se vuoi allontana da me questo calice. Tuttavia non sia fatta la mia, ma la Tua volontà” (Lc. 22, 42)

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Quando quarant’anni fa mi regalarono il Crocifisso i ragazzi di Baranzate, che sono qui presenti, già divenuti adulti mamme e papà, la cosa che mi colpì è che non aveva braccia. Perchè? perché loro mi spiegarono che lo hanno fatto fare apposta così, perché io mi ricordassi, durante il mio ministero e durante la mia vita, che Gesù vuole usare le mie braccia per amare il mondo. Dovevo dunque essere io le Tue braccia, ma il realtà Tu mi hai così tanto abbracciato, così forte, che le Tue braccia ora si sono confuse con il mio niente.
E allora vorrei ringraziare il Signore, come penso ciascuno di voi ammalati che mi capite, e adesso un po’ di più capisco voi, perché quando si è ammalati si fa più concretamente l’esperienza di salire un po’ anche noi sulla croce. E che cosa comporta questo? Sì, certo un po’ di dolore in più, un po’ di fatica in più, ma soprattutto si sperimenta sulla croce di Cristo ciò che Gesù ci vuole comunicare: che ci vuole un gran bene e salendo sulla croce anche noi partecipiamo a questo amore infinito, che Gesù ha per me, per te e per ogni singolo uomo. Io ho vissuto poi tutta la vita dicendo agli altri questa cosa che, proprio quando sono diventato prete, un grande sacerdote, mio maestro e padre mi disse e cioè: “Guarda che Dio non permette che accada qualche cosa se non per la tua maturazione, se non per la maturazione di tutti coloro che ha Egli ha chiamati. E questo vale per la vita della persona, ma ultimamente e più profondamente per la vita della Sua Chiesa”. E io ho detto questa cosa agli altri, ma è solo quest’anno che l’ho sperimentato proprio su di me, ed è vero. E quali sono stati i frutti di questa maturità che mi ha portato la malattia? Lo dico perché credo di descrivere quello che sta succedendo anche a voi, cari ammalati.
La prima cosa che mi ha portato è quella di imparare ad abbandonarmi al Suo volere. Quando si è ammalati si è costretti a dipendere, finalmente. Finalmente siamo costretti a ricordarci che dipendiamo, che abbiamo bisogno di tutto, persino di una mano per alzarci dal letto, per fare le cose più semplici ed elementari. Questa cosa mi ha fatto scoprire che abbandonarci, abbandonarmi al Suo volere è ciò che mi rende veramente lieto. Come un bambino che quando si abbandona nelle braccia di sua madre non piange più, ma sorride. E io questo l’avevo dimenticato, pensavo che un uomo, un sacerdote, vale se è autonomo, se può fare tutto lui, anzi se può fare per tre. No, noi valiamo quanto più siamo niente, quanto più lasciamo finalmente fare a Gesù. Così Lui è libero di poterci aiutare, con quella infinita misericordia attraverso la quale ciascuno di noi può essere utile; ma lo sa Lui, non lo sappiamo noi.
La seconda grande cosa che ho imparato in questo anno: mai come in questo anno mi sono accorto di quanto Gesù mi vuole bene. Sapete ogni tanto nella vita ci viene il sospetto che non siamo più amati, mi è venuto questo sospetto quando è morta mia mamma e poi mio papà e dicevo: “Adesso chi mi vorrà così bene, come mia mamma e mio papà? Nessuno”. E invece non è vero, non è vero!!! Perchè è proprio durante la malattia che io ho scoperto come mi volete bene, anche se sono qui da poco, sono qui da pochissimo, mi conoscete poco, eppure ho toccato con mano un affetto incredibile, che mai avrei immaginato. S. Adele con il Rosario tutte le settimane, Spirito Santo, per non parlare dei vecchi amici e questo mi fa capire che io sono voluto bene e questo vale per te, per ciascuno di noi. Credo che il più grande peccato sia quando noi mettiamo in dubbio questo: che non siamo voluti bene, non è vero, non è vero! Non ce ne accorgiamo magari; ecco io me ne sono accorto moltissimo, ma la cosa ancora più commovente è che io sono voluto bene proprio attraverso la mia miseria, attraverso il mio peccato, attraverso la mia dimenticanza. L’affetto che Gesù ha per me e per te è un affetto che attraversa qualsiasi cosa, non è fermato da niente, niente lo può fermare.
Un’altra cosa straordinaria che ho scoperto è che, certo mi sono trovato a chiedere il dono della guarigione, ma di più, vi giuro, mi sono trovato a domandare il miracolo di fare la sua volontà. Perchè? Perchè è nel fare la sua volontà che è la mia pace. E questo ve lo consegno come una preghiera che consiglio di fare sempre. Non è un caso, io l’ho capito adesso, a 70 anni perché Gesù nell’unica preghiera, l’unica che ci ha insegnato, ci ha messo dentro queste parole: “SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ”. Adesso ho capito, perché è la Sua volontà che realizza il mio bene. Io non lo so qual è il mio bene, l’ho posso intuire. Posso intuire che sto bene se guarisco, posso intuire che sto bene se ho meno dolori, posso intuirlo, ma qual è il mio vero bene? Lo sa solo Dio. Tant’è che mai avrei immaginato che io sarei stato così bene proprio attraverso i tumori, sembra una cosa assurda. Fino al punto che mi sono trovato a ringraziare Dio, perché questa malattia mi ha costretto ad uno scossone che non avrei avuto senza questa esperienza.
E allora io vorrei ringraziare proprio Gesù, per questo l’ho messo qua, e ringraziare tutti perché ora sono molto lieto perché Lui è presente e mi accetta così come sono.
Cosa vuol dire che noi siamo cristiani? Vuol dire una cosa sola: che portiamo Cristo, comunque siamo, ammalati, in carrozzina, camminando, non importa.
Tu sei colui che porta Cristo. La letizia è questa: la letizia sta nel fatto che io porto la speranza nel mondo. Io porto la speranza di ogni uomo, anche se loro non lo sanno, ma io lo so e Gesù mi ha dato l’incarico di portarla, non di essere bravo. Facciamo di tutto per esserlo e poi non ci riusciamo, ma una cosa la possiamo fare perché è come se Gesù ci dice: “Porta questo” e tu ti trovi ad avere in mano un tesoro senza aver fatto nulla.
Tu sei definito da che cosa? Non da quello che fai, ma da quello che porti e di fatti tu sei più definito da quello che porti e più gli altri guardano per questo. Chi? Quello che porti, non guardano te, ma guardano quello che porti! Questa le letizia della vita!
Ecco perché ho chiesto a Gesù e alla Madonna, che è Madre Sua e anche mia e vostra, che la domanda più importante, che adesso con maggior consapevolezza voglio fare tutti giorni e invito a fare anche voi, è: “ACCADA DI ME SECONDO LA TUA PAROLA”.
Omelia tenuta durante la S. Messa per i malati e gli anziani
in occasione della quale don Savino ha consegnato il suo Crocifisso ricevuto in dono
alla Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di Corsico
21 settembre 2014
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