Platone, Ovidio e le transvalutazioni lessicali


dalla Metodologia per l’insegnamento del greco e del latino

di Giovanni Ghiselli

17. 1. Platone e le transvalutazioni lessicali della democrazia (th;n me;n aijdw’ hjliqiovthta ojnomavzonte”, chiamano il pudore stoltezza, etc.). Esse cambiano in peggio il costume.

Il cambiamento di valore delle parole viene messo in rilievo anche da Platone quando, nell’VIII libro della Repubblica, passa in rassegna le forme costituzionali: nello stato democratico gli appetiti (ejpiqumivai) prendono possesso dell’acropoli dell’anima del giovane, poi questa viene occupata da parole e opinioni false e arroganti  (yeudei'” dh; kai; ajlazovne” lovgoi te kai; dovxai 560c)  le quali chiamando il pudore stoltezza (th;n me;n aijdw’ hjliqiovthta ojnomavzonte”), lo bandiscono con disonore; chiamando la temperanza viltà (swfrosuvnhn [1] de; ajnandrivan), la buttano fuori coprendola di fango (prophlakivzonte” ejkbavllousi), e mandano oltre confine la misura e le ordinate spese (metriovthta de; kai; kosmivan dapavnhn)  persuadendo che sono rustichezza e illiberalità (ajgroikivan kai; ajneleuqerivan 560d). E non basta. I discorsi arroganti con l’aiuto di molti inutili appetiti transvalutano pure, ma in positivo, i vizi, immettendoli nell’anima  e chiamano la prepotenza buona educazione (u{brin me;n eujpaideusivan kalou’nte” ), l’anarchia libertà (ajnarcivan de; ejleuqerivan), la dissolutezza magnificenza (ajswtivan de; megaloprevpeian), e l’impudenza coraggio (ajnaivdeian de; ajndreivan 560e-561). L’uomo cos’ corrotto vive a casaccio, e la sua vita non è regolata da ordine (tavxi”) né da alcuna necessità (ajnavgkh). Si capovolgono pure i rapporti umani: il padre teme il figlio, il maestro lo scolaro, i vecchi imitano i giovani, per non sembrare inameni e autoritari (563). 

 17.2. Ovidio chiarisce e non disapprova (fuge rustice longe/hinc Pudor ) tale cambiamento di valori lessicali e morali.

Il pudor , rusticus, va eliminato e sostituito con la cupido, l’audacia e la facundia. La fides poi va estorta con l’adulazione. Per la conquista è decisivo il desiderio che ispira il parlare bene e l’ ardire erotico: la parola audace e suadente metterà in fuga il rusticus pudor :” Conloqui iam tempus adest; fuge rustice longe/hinc Pudor: audentem Forsque Venusque iuvat ” (Ars I, 605-606), è già tempo di parlarle; fuggi lontano di qui, rozzo Pudore, la Sorte e Venere aiutano chi osa.

Giovanni Ghiselli

 

note:


[1] Nelle Nuvole di Aristofane il Discorso Giusto dà inizio alla sua parte del disso;” lovgo” ricordando che la swfrosuvnh una volta era tenuta in conto come la quintessenza dell’educazione antica (vv. 961 sgg.). . Al tempo dell’ajrcaiva paideiva (v. 961) infatti la castità (swfrosuvnh, v. 962) era tenuta in gran conto: nessuno modulando mollemente la voce andava verso l’amante facendo con gli occhi il lenone a se stesso (980).