Porte aperte

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film di Gianni Amelio

Prof.ssa Giovanna Megna

Porte aperte è un film di Gianni Amelio del 1990, ispirato all’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, pubblicato nel 1987.

Nella Palermo degli anni trenta un giudice, Vito Di Francesco, tenta a suo modo di opporsi, con l’aiuto della legge, ad una condanna alla pena di morte di Tommaso Scalìa, ormai destinato alla pena capitale per aver ucciso con premeditazione nello stesso giorno il suo ex datore di lavoro, avvocato Spatafora, ed un suo ex collega, con una baionetta; la moglie con una pistola. Il giudice si scontra con i poteri dello Stato e con lo stesso imputato, che, servo di un’ideologia aberrante, chiede di essere fucilato. Nonostante tutto Di Francesco ottiene l’ergastolo poiché non crede nell’efficacia della pena di morte e giudica la stessa pena più crudele degli omicidi causati dall’accusato. Per il suo gesto e per la sua caparbietà Di Francesco salverà l’imputato ma verrà trasferito in una pretura di scarso rilievo e la sua carriera verrà rovinata. Il film si conclude con la scritta in cui si riferisce che Scalìa verrà condannato a morte in appello e fucilato.

Il titolo del film riprende quello del libro, e in una scena del film si comprende chiaramente il significato dell’espressione, quando si fa riferimento alla propaganda fascista. Secondo quest’ultima la pena di morte sarebbe stata un deterrente sufficiente a garantire agli italiani di poter vivere con le “porte aperte” anche la notte. Una promessa che viene messa in dubbio dal protagonista del film in una discussione con un collega.

 

Lettura consigliata

Il buio oltre la siepe di H. Lee

(fonte: wikipedia)

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