Primo comandamento: studia e applica le regole del sistema scolastico – di Enrico Maranzana

Il presidente della fondazione Agnelli Andrea Gavosto il
18/12 ha rilasciato un’intervista al sussidiario.net  riguardante la secondaria di primo grado.
Il testo postula l’irrilevanza sia della progettazione dei
percorsi d’apprendimento, sia del sistema di regole che presiede l’attività
scolastica.

La fondazione Agnelli è uno degli interlocutori
privilegiati del ministero:  è necessario
stigmatizzare la sua linea di pensiero per eliminare dalla scena tutti gli
elementi di confusione, causa prima del mancato riconoscimento e rimozione
degli ostacoli che impediscono l’ammodernamento della scuola.
“Ad un modello di
scuola accogliente e inclusivo qual è quello delle elementari, si contrappone
un modello segmentato per discipline (..) 
viene meno una programmazione comune dell’insegnamento; prevale la
lezione frontale”.
Un’asserzione avventata: il modello di scuola che la legge
ha disegnato è unitario, finalizzato, sinergico: “Nella loro differenziata specificità le discipline sono, dunque,
strumento e occasione per uno sviluppo unitario, ma articolato e ricco, di
funzioni, conoscenze, capacità e orientamenti indispensabili alla maturazione
di persone responsabili e in grado di compiere scelte. Si tratta del resto di
soddisfare l’esigenza che il preadolescente manifesta, passando da esperienze
di vita più globali e di cultura più indifferenziate, proprie della scuola
primaria, a quelle più articolate e specifiche della scuola secondaria di primo
grado, sulla linea della necessaria e appropriata pluralità delle discipline e
dei contributi che esse forniscono
“.
Un’asserzione che deriva da un approccio al problema
riduttivo, semplificante, errato: si focalizza esclusivamente la prassi
didattica corrente, si trascura il fatto che l’insegnamento è da inserire
all’interno d’itinerari educativi, formativi, d’istruzione.
Un asserzione viziata dall’assenza d’una visione sistemica.
Un’asserzione da cui traspare la scuola d’inizio novecento
fondata sulla trasmissione delle conoscenze. L’istituzione scuola, invece, è
orientata alla promozione e al consolidamento delle capacità e delle competenze
dei giovani, capacità e competenze che 
sono la sostanza dell’apprendimento. La conoscenza è “lo strumento e l’occasione” per ideare,
realizzare e gestire i processi di crescita degli studenti.
Un’asserzione che non inquadra il problema: le capacità e
le competenze non possono essere insegnate, si acquisiscono con l’esercizio,
praticandole.
Un’asserzione che occulta il bubbone che infetta il
servizio: il mancato rispetto delle regole.
“Nella scuola media ci sono i docenti più
anziani in assoluto, abbiamo una serie di elementi i quali messi insieme danno
un risultato che non va bene”.
Uno
slogan oggi di moda che, se applicato, avrebbe portato alla rottamazione del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
“Rispetto alle
prove standardizzate   i miglioramenti
relativi sono senz’altro da attribuire al lavoro fatto in proposito dai docenti
e al fatto che gli studenti sono più esercitati e aperti a prove di questo
tipo”
.
Un’asserzione da cui traspare la mancanza della cultura
sistemica. Come, si può pensare d’innalzare la qualità del servizio attraverso
il “teaching for the test”?
Rimando in rete a “Coraggio! Organizziamo le scuole”  per vedere in quale direzione è da orientare
il cambiamento.
“L’autovalutazione non basta”
Nella scuola non esiste autovalutazione: il presupposto di
ogni forma di controllo è l’enunciazione degli obiettivi in termini di
osservabilità. Se fossero stati presi in esame alcuni POF sarebbe apparsa in
tutta evidenza come nei piani delle scuole le finalità del sistema educativo di istruzione e di formazione non siano stati
raffinati e non riformulati sotto forma di comportamenti osservabili.
“Occorre
immaginare una scuola strutturata diversamente da quella del mattino, a prevalenza
di lezione frontale”
Una proposta che riafferma la filosofia del direttore della
fondazione: difendere il tradizionale, obsoleto modello di scuola d’inizio
novecento.
“La polemica sulle
24 ore è stata un’occasione mancata. (..) 
Un fatto è certo: l’attuale sistema non garantisce la qualità della
scuola. Ancora meno della scuola media”.
Una tipica applicazione del proverbio “mettere il carro
davanti ai buoi”. L’orario dei docenti non è una variabile astratta, esso
deriva dal assetto organizzativo in cui i docenti sono collocati. Sarebbe stata
sufficiente una veloce lettura dei POF per constatare come la prevista
progettazione organizzativa sia lettera morta: anche in questo caso è stato
occultato uno dei nodi critici che ammorba il servizio.
Sarebbe buona cosa che gli istituti di ricerca si
limitassero all’osservazione e alla divulgazione delle risultanze dal lavoro
scolastico: le problematiche dell’apprendimento non appartengono alla loro
cultura.
L’assenza di professionalità dei docenti ha consentito
l’invasione di campo di cui si è trattato.