Primo Levi


Viaggio verso la morte

Primo Levi nasce a Torino il 31 luglio del 1919, da genitori di religione ebraica. Si laurea in chimica nel 1941a pieni voti con la lode con una tesi in fisica, anche se con qualche difficoltà: non negli esami ma perché non trovava nessuno che gli relegasse la tesi in quanto erano uscite le leggi razziali (1938). Nel dicembre del 1943 viene catturato e portato del campo di Fossoli; di l’ a poco lo spostamento ad Auschwitz. Levi è l’haftling (pezzo) 174517. Riesce ad uscire vivo” dal campo di concentramento, ma l’evento influenzerà moltissimo la sua vita, fino a portarlo al suicidio l’11 aprile del 1987. Dirà di lui Claudio Toscani: L’ultimo appello di Primo Levi non dice non dimenticatemi, bensì non dimenticate” .
Nel 1945 Levi pubblica Se questo è un uomo”: l’autore, narratore protagonista del romanzo, narra la deportazione degli ebrei ad Auschwitz. L’intento di Levi è quello di lasciare una testimonianza, un documento ed è anche per questo che usa uno stile molto chiaro, una scrittura comunicativa ed oggettiva: nella prefazione dell’opera egli, infatti, scrive: Il bisogno di raccontare agli altri, di fare gli altri partecipi, aveva assunto fra noi, prima della liberazione e dopo, il carattere di un impulso immediato e violento, tanto da rivaleggiare con gli altri bisogni elementari: il libro è stato scritto per soddisfare a questo bisogno; in primo luogo quindi a scopo di liberazione interiore. Di qui il suo carattere frammentario”.
Molto importante, a giudizio personale, è il capitolo Sommersi e salvati”, in cui il Lager viene presentato come una gigantesca esperienza biologica e sociale”. Ora verrà preso in esame questo capitolo.

SOMMERSI E SALVATI” da

SE QUESTO È UN UOMO”

In questo capitolo di Se questo è un uomo” l’autore dice che esistono due categorie di uomini ben distinte, molto più nette rispetto ad altre (ad esempio buoni – cattivi, disgraziati – fortunati) che ammettono gradazioni intermedie più numerose: i sommersi ed i salvati.

1) SOMMERSI:
à¢â€“¡ Muselmann” (mussulmani): hanno abbandonato ogni speranza e sono stati abbandonati da tutti i compagni; Jean Amerv li definisce cadaveri ambulanti”
à¢â€“¡ ognuno di essi (n.d.r.) è disperatamente e ferocemente solo”
à¢â€“¡ sono qui di passaggio; non ne rimarrà che un pugno di cenere […] e su un registro un numero di matricola spuntato”
à¢â€“¡ essi non lasciano traccia nella memoria di nessuno”
à¢â€“¡ non hanno storia
à¢â€“¡ non temono la morte perché sono troppo stanchi per comprenderla”

2) SALVATI:
à¢â€“¡ sono i Prominenten”: appartiene a questa classe chi accetterà il tradimento della naturale solidarietà dei compagni”: tradiscono i propri compagni per il bene personale
à¢â€“¡ sono anche sottratti alla legge comune: di conseguenza diventano intangibili”
à¢â€“¡ ognuno di essi sarà tanto più odioso e odiato, quanto maggior potere gli sarà dato” (cfr. lotta per la vita” di Verga)

Nella seconda parte del capitolo Levi asserisce che esistono prigionieri che non fanno parte né dell’una dell’altra categoria analizzate sopra: essi inizialmente non vengono favoriti dal destino e lottano con le sole loro forze per sopravvivere. Fra di loro Levi pone Schepschel, Alfred L., Elias Lindzin ed Henri.

Schepschel: si è disabituato a pensare a sé, se non come ad un sacco che deve essere riempito periodicamente”.
Alfred L.: non si lamenta mai e sostiene che un aspetto rispettabile è la miglior garanzia di essere rispettato”; non vuole essere confuso con il gregge”.
Elias Lindzin: dalla sua persona emana un senso di vigore bestiale”; a lui nulla è impossibile; Levi dice di non averlo mai visto riposare, non lho mai visto zitto o fermo, non lho mai saputo ferito o ammalato”; la sua fama di lavoratore si sparse velocemente e, per l’assurda legge del Lager”, da allora smise di lavorare; viene definito naturalmente ed innocentemente ladro”. In conclusione l’autore afferma: Elias è sopravvissuto alla distruzione dal di fuori, perché è fisicamente indistruttibile; ha resistito allannientamento dal di dentro, perché è un demente. È dunque in primo luogo un superstite”.
Henri: chiunque parli con lui ne esce inesorabilmente sconfitto; di fronte a lui non si è uomini, bensì strumenti nelle sue mani.

Concludendo, quando parla di Elias Lindzin e della sua posizione che migliora, Primo Levi afferma che ciò avviene per l’assurda legge del Lager”: egli insiste molto sulla legge nei campi di concentramento che non può essere applicata al di fuori. Nella parte conclusiva dice: La questione è grave”, proprio per indicare il dubbio che queste leggi assurde possano ritrovarsi nel mondo normale.

Bibliografia