Pro e contro la guerra

saggio breve o articolo di giornale

Ambito storico-politico

TIPOLOGIA B – REDAZIONE DI UN SAGGIO BREVE” O DI UN ARTICOLO DI GIORNALE”

CONSEGNE (puoi scegliere uno degli argomenti relativi ai quattro ambiti proposti)

Sviluppa l’argomento scelto o in forma di «saggio breve» o di «articolo di giornale», utilizzando, in tutto o in parte,  e nei modi che ritieni opportuni, i documenti e i dati forniti.

Se scegli la forma del «saggio breve» argomenta la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio.

Premetti al saggio un titolo coerente e, se vuoi, suddividilo in paragrafi.

Se scegli la forma dell«articolo di giornale», indica il titolo dell’articolo e il tipo di giornale sul quale pensi che l’articolo debba essere pubblicato.

Per entrambe le forme di scrittura non superare cinque colonne di metà di foglio protocollo.

 

Argomento: PRO E CONTRO LA GUERRA

 

DOCUMENTI

1)

L11 settembre siamo entrati nell’era dell’Impero. E l’Impero ha deciso di entrare in guerra. Tra le due cose c’è una quantità di nessi da scoprire, nessuno dei quali è immediatamente evidente. Ma individuarli, rispondere a tutta una serie dinterrogativi che si affollano nelle menti di molti, riuscire a smorzare lo stupore per eventi che accadono in rapida successione, placare inquietudini e angosce: tutto questo richiede nuovi sforzi. A questi interrogativi si deve rispondere, non per soddisfare curiosità, che è esercizio estetico, ma per cercare di sopravvivere. Questa guerra inedita, infatti, non è virtuale: è molto reale, molto feroce; e diventerà assai presto molto vicina, anche se per ora sembra lontana. […] È possibile che qualcosa intervenga a frenare questa macchina, la cui velocità di marcia cresce di giorno in giorno? […]Sappiamo che vi sono forze potenti interessate al precipitar della situazione. Altri colpi terroristici, di varia e altrettanto ambigua provenienza, possono essere tentati.

Accanto all’inquietudine provocata dalla guerra, in parallelo a essa e senza contraddirla, si muovono correnti profonde nelle opinioni pubbliche dell’Occidente. Malamente informate o manipolate dal sistema mediatico, angosciate dalla crisi economica, dall’incertezza per il futuro, dalla paura del terrorismo, possono essere orientate verso la richiesta di sicurezza, di ordine, di leggi repressive, di contenimento delle libertà e dei diritti, di speranza nel polso fermo di dittatori o di prefetti immarcescibili dell’Impero, da eleggere all’unanimità in plebisciti incontenibili.

G. Chiesa, La guerra infinita, Milano, Feltrinelli, 2002

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2)

«In tutta la storia ci sono sempre state delle guerre. Per cui continueranno ad esserci», si dice. «Ma perché ripetere la vecchia storia? Perché non cercare di cominciarne una nuova?» rispose Gandhi a chi gli faceva questa solita, banale obiezione.

L’idea che l’uomo possa rompere col proprio passato e fare un salto evolutivo di qualità era ricorrente nel pensiero indiano del secolo scorso. L’argomento è semplice: se l’homo sapiens, quello che ora siamo, è il risultato della nostra evoluzione dalla scimmia, perché non immaginarsi che quest’uomo, con una nuova mutazione, diventi un essere più spirituale, meno attaccato alla materia, più impegnato nel suo rapporto col prossimo e meno rapace nei confronti dei resto dell’universo?

E poi: siccome questa evoluzione ha a che fare con la coscienza, perché non provare noi, ora, coscientemente, a fare un primo passo in quella direzione? Il momento non potrebbe essere più appropriato visto che questo homo sapiens è arrivato ora al massimo del suo potere, compreso quello di distruggere se stesso con quelle armi che, poco sapientemente, si è creato. 

[…] Non ci sono dubbi che nel corso degli ultimi millenni abbiamo fatto enormi progressi. Siamo riusciti a volare come uccelli, a nuotare sottacqua come pesci, andiamo sulla Luna e mandiamo sonde fin su Marte.

Ora siamo perfino capaci di clonare la vita. Eppure, con tutto questo progresso non siamo in pace né con noi stessi né col mondo attorno. […]

Aria, acqua, terra e fuoco, che tutte le antiche civiltà hanno visto come gli elementi base della vita – e per questo sacri – non sono più, com’erano, capaci di autorigenerarsi naturalmente da quando l’uomo è riuscito a dominarli e a manipolarne la forza ai propri fini. […] Il grande progresso materiale non è andato di pari passo col nostro progresso spirituale. Anzi: forse da questo punto di vista l’uomo non è mai stato tanto povero da quando è diventato così ricco. Da qui l’idea che l’uomo, coscientemente, inverta questa tendenza e riprenda il controllo di quello straordinario strumento che è la sua mente. Quella mente, finora impegnata prevalentemente a conoscere e ad impossessarsi del mondo esterno, come se quello fosse la sola fonte della nostra sfuggente felicità, dovrebbe rivolgersi anche all’esplorazione del mondo interno, alla conoscenza di sé.

T. Terzani, Lettere contro la guerra, Milano, TEA, 2002

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3)

Non esiste una soluzione pratica alla guerra perché la guerra non è un problema risolvibile con la mente pratica, la quale è più attrezzata per la sua conduzione che per la sua elusione o conclusione. La guerra appartiene alla nostra anima come verità archetipica del cosmo. E un’opera umana e un orrore inumano, e un amore che nessun altro amore è riuscito a vincere. Possiamo aprire gli occhi su questa terribile verità e, prendendone coscienza, dedicare tutta la nostra appassionata intensità a minare la messa in atto della guerra, forti del coraggio che la cultura possiede, anche nei secoli bui, di continuare a cantare mentre resiste alla guerra. Possiamo comprenderla meglio, differirla più a lungo, lavorare per sottrarla via via al sostegno di una religione ipocrita. Ma la guerra in quanto tale rimarrà finché gli dèi stessi non se ne andranno.

J. Hillman, Un terribile amore per la guerra, Milano, Adelphi, 2005