Progresso

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tema svolto

Traccia:

Che cos’è per te il progresso? Si può ancora, come avveniva nell’ottocento, avere una fiducia illimitata nell’evoluzione dell’umanità, della scienza e della conoscenza, oppure hai la convinzione che l’uomo, invece di progredire, stia regredendo?

Svolgimento:

Vorrei partire dall’etimologia. La parola “progresso” è di origine latina e indica l’azione di muovere il passo in avanti. È progresso allora tutto ciò che, nell’evolversi dell’esperienza umana, ha rappresentato una trasformazione qualitativamente e quantitativamente significativa dei nostri modi di vivere, della nostra capacità di pensare e conoscere, di agire e realizzare.

Effettivamente val la pena di ammirare gli straordinari risultati conseguiti dal punto di vista scientifico-tecnologico ad un ritmo sempre più accelerato, ma accanto a questo crescono anche inquietudini e accuse, perché questo progresso distribuisce in maniera diseguale i suoi prodotti, provocando guasti forse irreversibili in tanti settori, minacciando paradossalmente la qualità della vita, che pure vorrebbe rendere migliore.

Anzitutto, si diceva, permangono differenze non solo tra stati, ma anche all’interno dello stesso stato (si pensi al divario tra nord e sud del nostro paese) nello sviluppo e nella distribuzione dei beni, ed anche gli organismi internazionali non sono in grado di garantire a tutti gli uomini una vita decente ed il rispetto dei bisogni elementari.

Inoltre l’ambiente è stato non solo modificato, ma, in alcuni casi, addirittura aggredito dal selvaggio rifornimento di risorse e, dall’industrializzazione e dalla speculazione edilizia. Ci siamo accorti, quindi, come ha evidenziato in un suo libro il filosofo Hans Jonas, che le nostre scelte hanno un impatto che va oltre il presente. Il vizio dell’egoismo, che porta a sfruttare tutto ciò che sembra immediatamente sfruttabile, rischia di provocare guasti irreversibili. Malgrado tutto ciò, non ci sentiamo di essere troppo catastrofisti, ipotizzando per un futuro prossimo scenari apocalittici.

Già la maggiore consapevolezza dei rischi ci sembra un passo in avanti.

Alcune incoraggianti dichiarazioni di principio, fatte nel corso delle conferenze dell’ONU, costituiscono punti di riferimento indubbi, a condizione che non rimangano lettera morta.

La soluzione, però, come sempre, almeno a mio parere, non sta solo nelle grandi decisioni dei potenti, che pure sembrano avere talvolta un potere, purtroppo, superiore alle loro possibilità, come padroni del destino altrui.

Occorre che ciascuno di noi sappia operare, con maggiore razionalità, perché il nostro, e quello dei nostri figli, sia un futuro di crescita e non di peggioramento.

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