Punto e a capo sull’educazione – di Laura Alberico

Quando i nodi vengono al pettine e il clamore mediatico si impone sollevando indignazione, meraviglia, sconcerto, si scopre un mondo parallelo alla scuola nel quale, purtroppo, si vive o si sopravvive. L’educazione è sempre stata un’arma di seduzione e di conoscenza destinata a seminare interessi, desideri, motivazioni in un contesto ancora,e per fortuna,legato al senso estetico della bellezza e degli ideali, la proiezione di ciò che può diventare migliore per il singolo e per la collettività. Ma il problema è proprio questo: il senso e l’obiettivo dell’educazione in un mondo che stravolge i paradigmi di una cultura in cui l’identità non è più  animata da consapevolezza, responsabilità, autostima ma dall’esatto  contrario cioè omologazione, superficialità, istinto. Crollato il mito  dell’autorità al quale molti si appellavano per far rispettare le regole, l’autorevolezza e’ diventata un nuovo modello di comunicazione sensibile a tanti fattori che mettono in gioco la sua efficacia sul piano educativo e didattico. L’insegnante può usare solo gli strumenti che gli sono più congeniali, per esperienza, capacità, modo di essere e di comunicare, non può e forse non deve essere un trasformista, un simulatore o peggio un imbonitore. Quello che osserviamo con amarezza e tristezza e’ il capolinea di un viaggio difficile, aperto alle critiche di chi crede sempre e comunque di non sbagliare e di scoprire i rimedi necessari per rimettere sulla giusta strada alunni e insegnanti, privati del loro specifico ruolo. Il malessere e’ tangibile, l’imitazione di modelli comportamentali deteriori rappresenta un rischio da non sottovalutare e per questo urge una dose massiccia di coraggio, quel coraggio che tanti ragazzi purtroppo non hanno ancora avuto modo di conoscere, apprezzare e magari anche insegnare agli altri.