Quel Bambino… che ha bisogno di me e di te! – di don Savino

La prima cosa che mi è subito venuta alla mente quest’anno, quando mi è stato chiesto di fare gli auguri di Natale a tutti i corsichesi, tramite il giornale, è stata: come è possibile rendere un gesto così semplice e umano non formale, cioè finto, di maniera, tanto per dire “si è sempre fatto così”? Mi sono chiesto infatti: che cosa vuol dire “buon Natale” per i parenti e gli amici dei morti di Parigi il 13 novembre? E per i familiari di tutte le altre vittime del terrorismo, delle guerre, dei soprusi sui bambini, sulle donne; per tutti gli uomini fragili e indifesi o per le famiglie dei cristiani perseguitati, costretti a fuggire per avere salva almeno la vita dei loro bambini?

Forse tutti questi fatti che stanno accadendo sotto i nostri occhi ci costringono a non rimandare più la domanda che viene a galla dal profondo del nostro cuore: “Ma allora per che cosa vale la pena vivere?” Se lo è chiesto Sébastien, un ragazzo ostaggio dei terroristi nel “Bataclan” di Parigi che, di fronte al terrorista che gli puntava il fucile, in una frazione di secondo ha pensato:”Ho capito che la vita è appesa a un filo e che c’è bisogno di apprezzarla, e che non c’era niente di più serio che il fatto che eravamo ancora vivi!”.
O la domanda di Manuel, un ragazzo di Nairobi che chiede al Papa nella sua ultima visita in Kenia: “Ma come posso vedere la mano di Dio nelle tragedie della vita?”. E Papa Francesco risponde: “C’è una sola risposta: non c’è risposta. C’è una sola strada: guardare il Figlio di Dio! Quando viene il momento in cui non capite, quando siete disperati e quando il mondo vi cade addosso, guardate la Croce! Lì c’è il fallimento di Dio. Ma lì c’è anche la sfida alla nostra fede: la speranza! Perché la storia non è finita in quel fallimento: c’è stata la Resurrezione, che ci ha rinnovati tutti”.
E allora, forse, ci possiamo dire anche quest’anno buon Natale, perché è buona la vita che ci è stata donata, è buono il mondo nel quale viviamo, è buono il nostro cuore che può dire come il nostro Sébastien: “Ho l’impressione di essere nato una seconda volta e voglio fare in modo di gustare questa nuova vita che mi è stata offerta”. Buon Natale.                                                                                            

Articolo pubblicato da Il Giornale di Corsico – dicembre 2015  
Per gentile concessione del Comune di Corsico 


Un bambino che si perde in mezzo alla folla perché ha staccato la sua manina da quella del papà, dopo qualche minuto di smarrimento, di panico, quasi di disperazione, finalmente ritrova il volto di suo padre, di colui cui appartiene e subito tutta la paura di prima è sparita, spazzata via dalla gioia di ritornare a essere tra le braccia sicure di suo padre, che è ciò che più gli interessa al mondo. Questa immagine, mi sembra, descrive quello che stiamo vivendo e ciò che ci accade.
“Una delle malattie che vedo più diffuse oggi in Europa è la solitudine, propria di chi è privo di legami”: così papa Francesco, al Parlamento europeo, descrive il momento che stiamo vivendo: assenza di legami! Come il bambino che si è perso nella folla: c’è tanta gente, ma è solo! Forse anche noi siamo soli perché, dice sempre papa Francesco a Strasburgo, si è smarrita la “Dignità trascendente” dell’uomo: “Parlare della dignità trascendente dell’uomo significa fare appello alla sua natura, alla sua capacità di distinguere il bene e il male, a quella ‘bussola’ inscritta nei cuori e che Dio ha impresso nell’universo creato; soprattutto significa guardare all’uomo non come a un assoluto, ma come a un essere razionale”.  
Di che cosa dunque abbiamo innanzitutto bisogno se non di ritrovare quella “bussola” che Colui che ci ha generati, Colui che ci fa ora, ha messo nel nostro cuore? Colui che solamente ci può fare ritornare la gioia. Siamo certi che tutto passa, è vero, tutto cambia inesorabilmente, ma quel Bambino Gesù c’è sempre per me e per te e ci viene incontro anche oggi per abbracciarci! Buon Natale.   

Articolo pubblicato da Il Giornale di Corsico – dicembre 2014 
Per gentile concessione del Comune di Corsico 

Come è stato ragionevole per quei pastori andare a vedere se era vera quella voce che avevano sentito. Come è stato razionale per quegli uomini di scienza e di cultura che venivano da lontano (li richiameranno “Magi”) verificare le loro ipotesi, le loro intuizioni che li portarono a segui­re un “segno” e quindi scoprire che cosa c’era aldilà di “quel segno”. È più da uomini usare la ragione per aprirsi a tutta la realtà, anche quella che non si vede immediatamente, oppure ridur­re la nostra conoscenza alla sfera ridotta del “dimostrabile e del misurabile”?

Quante cose nella vita quotidiana – e sono quelle più importanti – non si riescono a misurare o a dimostrare, eppure se non ci fossero non si po­trebbe vivere! Chi di noi può fare a meno dell’amore di sua madre? Ma come faccio a dimostrarlo scientifi­camente?
Chi di noi non capisce che attraverso un sorriso, un piccolo dono, anche una semplice telefonata, c’è con cer­tezza l’affetto di quella persona che ci ama? Ma non potete chiedergli dove si trova o che peso ha; non si vede con i nostri poveri occhi, ma sono sicuro che c’è. Le cose grandi della vita arrivano a noi sempre in for­ma indiretta e attraverso piccoli gesti, piccoli segni; occorre solo un cuore semplice e puro, come quello di un bambino, per poterle riconoscere.
Dio ha scelto questa strada per arri­vare in ciascuno di noi: si è fatto pic­colo come un bambino perché an­che il più piccolo tra noi lo potesse riconoscere e accogliere, se vuole! Dio non si vede con i nostri poveri occhi, ma per chi ha il cuore sem­plice e puro è più che mai vicino, è presente. È come l’amore di una mamma: non so dimostrarlo, ma è la cosa più certa della vita. 
Dio è con noi; Gesù è presente; è Natale: la cosa più certa della vita.        
                                             Articolo pubblicato da Il Giornale di Corsico – novembre-dicembre 2013 
Per gentile concessione del Comune di Corsico 
Certamente abbiamo sperimentato, almeno una volta nella vita, la gioia di essere aspettati da qualcuno che desiderava tanto che tu arrivassi. Che gioia poter riabbracciare i propri figli o la persona amata, che magari sono venuti ad aspettarti dopo una lunga assenza e non vedevano l’ora che tu arrivassi e stringendoti fra le braccia ti sussurrano: “Mi sei mancato proprio tanto!”.
Viceversa, che tristezza è la vita quando non ti aspetta nessuno! Eppure, anche questa è un’esperienza inevitabile: prima o poi ci accorgiamo di essere soli di fronte al destino, anche se siamo in mezzo a tanta gente! Ciò di cui noi abbiamo bisogno non è semplicemente di una compagnia qualunque, ma di un amico, di amici che ti aspettano, perché tu sei importante fino al punto che se non ci sei, si sente la tua mancanza e tutto cambia.
Questo bisogno di essere utili, di essere necessari, di essere aspettati è ciò a cui vuole rispondere il Natale. Infatti, Colui che ci ha fatti, l’origine e il fine della nostra vita, per farci capire la preziosità della nostra esistenza, si è fatto un Bambino; così piccolo cosicché diventasse evidente che ha bisogno di te! Il Mistero si è fatto carne, un uomo come me, per mendicare il mio cuore. Non ci chiede di cambiare, di essere bravi, coerenti! Lui lo sa che siamo dei poveretti.
Dio ci aspetta, come un bambino che tende la mano al suo papà non tanto perché vuole delle cose, ma perché vuole solo restare con lui. Sì, il Mistero vuole restare con te, Dio vuole te, così come sei, per renderti felice. Dio ti aspetta: forse conviene aspettarLo anche noi e accoglierLo. Buon Natale.      

                                   Articolo pubblicato da Il Giornale di Corsico – dicembre 2012   

Per gentile concessione del Comune di Corsico