Quella ostinata tenerezza di Dio – di Don Savino

S’, c’è sempre stata una novità nella mia vita, nella vostra vita! Una novità che è accaduta come l’alba di un bel giorno! Un’alba che è tanto più sorprendente quanto più dirada l’oscurità, il buio, il vuoto e la confusione, e non sai dove andare.

Questa città ci chiedeva e ci chiede una speranza e noi, per Grazia, abbiamo vissuto e viviamo la gioia di accorgerci che abbiamo un Padre che ci ama!
Si chiama Grazia, l’Avvenimento che ci è accaduto 40 anni fa. Una Grazia che oggi è diventata molto grande perché siamo diventati più consapevoli e perché continua a riaccadere con una imprevidibile sorpresa: trovarsi addosso la gratuità di una fedeltà non meritata anzi ingiustificata! E’ la cosa che più mi ha stupito nella mia vita: questa ostinata tenerezza di Dio nei miei confronti!
Come dicevo ai bambini fin dai primi anni: state attaccati alla Madonna perché, vedrete, Lei non vi mollerà mai, come fanno le mamme coi loro figli, qualsiasi cosa potrà accadere! E cos’ è stato per me e per tutti voi.
La misura della bontà della vita è sempre più stata questa misteriosa scelta che Dio ha fatto di me e di te: la chiamata ad appartenere a Lui per amarLo più di ogni altra cosa al mondo! L’essere definiti non da quello che si fa, ma semplicemente dall’essere i SUOI!
Ma l’altra cosa straordinaria che mi è accaduta è che il Mistero ti prepara e ti chiama ad una pienezza sempre più grande. Non è come una madre possessiva che ti tiene stretto e chiuso nella sua chioccia!
In questi 40 anni non ha lasciato che mi accontentassi di quello che avevo ricevuto, o mi attaccassi ai risultati o a quello che stava nascendo, ma mi ha continuamente preparato una gioia più grande! S’, perché Dio vuole la nostra felicità e non si accontenta di quello che ci dà, ma vuole darci sempre di più; per questo ci ha dato un cuore che ha una sete di infinito e un’ansia di eternità. Come è stupefacente la scoperta che è proprio vero che “Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande” Manzoni
L’altra scoperta che ho maturato in questi anni è che, col passere del tempo, è cresciuta l’attesa di Cristo. Contrariamente a quello che immaginavo da giovane, oggi non mi sento più “esperto” o più capace, ma certamente più bisognoso. Si è fatta acuta la nostalgia di Dio; più mi manca e più Lo desidero, più mi viene tolto qualcosa di Lui e più lo cerco perché non ne posso fare a meno.






Quando penso che tu sia fuggito, la tua ombra  mi sorprende
e ritorni ai piedi del mio capezzale cogliendomi di sorpresa.
Quando immagino che tu te ne sia andato, ti mostri nel sole stesso,
sei la stella che brilla, il vento che fischia.
Se cantano sei tu che canti, se piangono sei tu che piangi,
sei il fremito del fiume, sei la notte e l’aurora.
Tu sei in tutto e sei tutto per me. In me dimori. Non lasciarmi mai,
presenza che sempre mi sorprendi. “Rosalia de Castro”


Una domanda che rivolgo anche a voi, mi ha molto colpito in questi mesi:

 “IL NOSTRO PRIMO AMORE DOV’E’?
Tutti siamo qui perché il nostro primo amore è stato Cristo. Come non chiedere a questo punto della nostra vita che il nostro PRIMO AMORE INVESTA TUTTO IL NOSTRO CUORE E TUTTO IL MONDO?
Per questo la mia preghiera quotidiana, che faccio anche per voi, è quella di S. Bernardo:
“che Cristo ritorni e mi restituisca la mia salutare letizia, mi restituisca se stesso.”                     
 Omelia di don Savino pronunciata in occasione della festa
della parrocchia di S. Arialdo di Baranzate

Baranzate  22 giugno 2013