Riassunto del sesto canto dell’ Orlando furioso di Ludovico Ariosto – di Carlo Zacco

Canto VI
Sommario. – O presto o tardi il delitto si scopre à¢â‚¬”Ariodante, pianto per
morto, racconta la sua storia e sposa Ginevra à¢â‚¬”Ruggiero giunge
sull’ippogrifo all’isola d’Alcina à¢â‚¬”Astolfo, trasformalo in mirto, narra la
propria storia dolorosa à¢â‚¬”Ruggiero tenta fuggire verso il regno di
Logistilla; ma s’imbatte in una torma di mostri à¢â‚¬”Due donzelle pregano
Ruggiero di aiutarle contro Erifilla, facendolo cadere nelle insidie della
maga.
O presto o tardi il delitto si
scopre (1-2)
Infelice chi spera che il suo delitto rimanga a lungo occulto.
Tutto ciò che gli è d’intorno grida il suo peccato, ed egli stesso, per segreta
disposizione divina, è spesso costretto a confessarlo. Cos’ avvenne a Polinesso,
che per le sue colpe perdette la vita e l’onore.
Ariodante, pianto per morto,
racconta la sua storia e sposa Ginevra (3-16
) – Il cavaliere sconosciuto è
Ariodante. Egli dichiara che in effetto, come aveva narrato il pellegrino, si
era precipitato in mare; ma poi, pentitosi del suo proposito, si era messo a
nuotare ed era ritornato a riva. Giunto all’abitazione di un eremita, aveva
appreso che Ginevra, per il gran dolore della sua morte, era stata a rischio di
morire; che il fratello Lurcanio l’aveva accusata al re suo padre; e, infine,
che nessuno, per il valore e la rettitudine dell’accusatore, si era presentato a
smentirlo. Allora egli, non reggendo al pensiero che Ginevra, anche se
colpevole, dovesse andare a morte, aveva deciso di difenderla. Perciò, indossata
una nera sopravveste, e trovato uno scudiero che non lo conosceva, era venuto al
combattimento.
Il re apprende con gioia questo
grande amore, e, acconsentendo alle preghiere della corte e di Rinaldo, dà ad
Ariodante in isposa Ginevra, assegnandole in dote il ducato di Albania, che era
rimasto vacante per la morte di Polinesso.
Rinaldo impetrò poi grazia per
Dalinda, che, stanca del mondo, si ritirò in un convento della Dacia.
Ruggiero giunge sull’ippogrifo
all’isola d’Alcina (17-22)
– Intanto Ruggiero, lasciandosi trasportare
dal-i’ippogrifo, lascia dietro per lungo spazio l’Europa e le colonne d’Ercole,
finché l’animale, arrestando il suo velocissimo volo, si cala su un’isola amena
dell’oceano, vero asilo di delizia e di pace.
Astolfo, trasformato in mirto,
narra la propria storia dolorosa (23-53)
– Ruggiero, sceso a terra, lega
l’ippogrifo ad un mirto sulla riva dell’oceano; poi, liberatosi dalle armi, si
rinfresca e si ristora dalla lunga fatica. Ma ecco che l’ippogrifo,
ad’ombrandosi, scuote il mirto, e questi, dopo un lungo mormorio, apre la scorza,
pregando l’eroe di evitargli il nuovo strazio, che l’animale gli sta arrecando.
Ruggiero, stupito e dolente,
libera l’ippogrifo, dicendo che non avrebbe mai creduto che in un tronco si
racchiudesse uno spirito umano; e prega l’albero di raccontare la sua storia di
dolore.
Il mirto, dopo aver tremato e
trasudato da capo a piedi, narra di essere Astolfo, paladino di Francia, cugino
di Orlando e di Rinaldo, presunto erede del trono d’Inghilterra, cavaliere
avventuroso e leggiadro. Tornando egli ed altri compagni dalle Isole Lontane,
bagnate dal mare Indiano, dove Orlando li aveva liberati dalla prigionia, erano
giunti al castello della maga Alcina, posto sulla riva del mare. Essi videro la
maga intenta a pescare senza reti, per forza di semplice incanto; e videro pure
un’enorme balena ferma, che scambiarono per un’isoletta. La maga, invaghitasi di
lui, offr’ a lui ed ai suoi compagni cortese ospitalità, promettendo di mostrar
loro ogni sorta di pesci e di sirene marine, se si fossero inoltrati su quello
scoglio vicino, che era in realtà una balena. Rinaldo e Dudone gli avevano fatto
cenno di non accogliere l’invito; ma egli, che era stato sempre desideroso di
avventure, si era portato ugualmente su quel supposto scoglio; Alcina lo aveva
tosto seguito, e il mostro nuotando li aveva portati lontano. Rinaldo si era
allora gettato a nuoto per aiutarlo, ma un vento impetuoso lo aveva travolto, e
più nulla egli aveva saputo di lui.
Dopo un giorno e una notte egli e
la maga giunsero in quest’isola amena, che appartiene a lei e alla sorella
Morgana, ma che avrebbe dovuto appartenere alla sorella Logistilla, poiché esse,
essendo un frutto impuro, furono escluse dalla paterna eredità. Le due sorelle,
che sono perfide ed inique, come Logistilla è buona e casta, usarono tutte le
loro arti per defraudare la sorella di tale possesso; e se la natura non avesse
posto a schermo, come tra la Scozia e l’Inghilterra, un golfo e una montagna, le
due perfide avrebbero ormai ricacciato la sorella da tutta l’isola.
Astolfo divenne in tal modo il
favorito di Alcina, mentre egli, al colmo della felicità, dimenticava la guerra
e la
Francia; ma dopo circa due mesi la
maga, stancatasi di lui, si volse a nuovi amori e lo trasformò in mirto, come
molti altri prima di lui erano stati mutati in alberi, in fiere, in fonti o in
pietre, per impedire che narrassero per il mondo la sua vita lasciva. Poi il
mirto esorta il nuovo venuto a stare in guardia e a far tesoro dei suoi
avvertimenti.
Ruggiero tenta fuggire verso il
regno di Logistilla, ma s’imbatte in una torma di mostri (54-67(.

Ruggiero, che conosceva già per fama Astolfo, cugino di Bradamante, vorrebbe ora
porgergli aiuto; ma non può far altro che confortarlo. Poi gli domanda se vi è
una via che conduca al regno di Logistilla senza passare per il dominio di
Alcina; e il mirto gli indica una strada verso destra, che porta ad un monte, ma
lo avverte che incontrerà tosto una grossa schiera di mostri, che Alcina ha
posto in quel luogo per impedire a chiunque di uscire dai   suoi   domini.
Ruggiero, dopo aver ringraziato il
mirto, si allontana tenendo per mano l’ippogrifo, perché teme, montandogli in
groppa, di essere trascinato in qualche luogo contro la sua volontà. Dopo circa
due miglia vede la città di Alcina, le cui mura sembrano toccare il cielo e
risplendere come oro. Lascia allora la strada ampia e diritta, che conduce per
la pianura alle porte della città, e prende a mano destra la via sassosa che
porta al monte; ma trova tosto l’iniqua schiera dei mostri, che Astolfo gli
aveva preannunciato. Sono tutti esseri con membra in parte umane e in parte
animalesche, che cavalcano centauri, struzzi, aquile, gru ed altri bizzarri
animali, e che hanno tra le mani i più  vari   strumenti.
Il capitano, col ventre gonfio e
col viso grasso, siede ebbro a cavallo di una testuggine, mentre alcuni di quei
mostri lo sostengono da ambo le parti, ed altri gli asciugano la fronte e gli
fanno vento.
Un mostro, col corpo di uomo e il
muso di cane, si avventa abbaiando contro Ruggiero, cercando di respingerlo
verso le mura della città; ma il giovane-lo trafigge con la spada; poi si lancia
contro gli altri mostri, ma, pur facendo prodigi di valore, non riesce a
liberarsi dalla turba che l’incalza. Ne si induce ad usare lo scudo di Atlante,
perché vuol vincere non con la frode, ma col valore.
Due donzelle pregano Ruggiero
di aiutarlo contro Erifilla, facendolo cadere nelle insidie della maga (68-81)

– Ma ecco che dalla città accorrono due bellissime donzelle, dall’aspetto
regale, che cavalcano due bianchi l’iocorni. Esse porgono la mano a Ruggiero,
mentre la turba dei mostri fa largo e si acquieta. L’eroe le ringrazia confuso,
e, per compiacere loro, le segue fino alla porta d’oro della città, che reca un
architrave tempestato di gemme, sopra colonne di diamante. Sulla soglia corrono
festose donzelle, vestite di verde e coronate di fronde. Ruggiero, cedendo al
loro invito, entra in un vero paradiso di delizie, dove fra danze, giuochi,
canti e amori, sembra ridere un’eterna primavera.
Le due donzelle, dopo aver dato al
giovane un gran cavallo sauro dai guarnimenti preziosi, lo pregano di combattere
contro una mostruosa gigantessa, di nome Erifilla, che ha il morso avvelenato e
le unghie acute, e che non solo impedisce con inganni e con latrocini il
passaggio di un ponte, che sovrasta una palude, dalla quale la bella pianura è
divisa in due parti, ma corre spesso per il
giardino, disturbando ogni cosa.
Essa è anche la madre di molti di quei mostri, che hanno assalito Ruggiero.

L’eroe si dichiara pronto a cento
battaglie per compiacere alle due fanciulle; e queste, dopo averlo ringraziato
lo accompagnano al ponte dove sta l’altera Erifilla nelle sue armi preziose.