Riassunto dell’ ottavo canto dell’ Orlando furioso di Ludovico Ariosto – di Carlo Zacco

Canto VIII
Sommario. – Il mondo è pieno di frodi e di finzioni — Ruggiero, liberatosi
con lo scudo da un servo di Alcina, si avvia al regno di Logistilla — Alcina
insegue Ruggiero, mentre Melissa libera i cavalieri trasformati in bestie o
in esseri inanimati — Ruggiero in cammino verso Logistilla — Rinaldo ottiene
aiuti dalla Scozia e dall’Inghilterra — Angelica ingannata dall’eremita —
Angelica è presa dai corsari di Ebuda ed esposta all’orca — Orlando, mentre
Parigi è cinta d’assedio, abbandona la città, per andare in cerca di
Angelica —  Bradamante  segue  Orlando.
Il mondo è pieno di frodi e di
finzioni (1-2)
-Il mondo è pieno di incantatori e di incantatoci, che
irretiscono gli uomini e le donne nei lacci d’amore. Se potessimo, come
Ruggiero, aver con noi l’anello di Angelica, o piuttosto il valido aiuto della
ragione, avremmo il modo di scoprire le loro male arti.
Ruggiero, liberatosi con lo scudo
da un serva di Alcina, si avvia al regno di Logistilla (3-11) -Ruggiero,
liberatosi dai guardiani, prende con Rabicano la via del bosco, ma s’imbatte
tosto in un servo di Alcina, che cavalca un ronzino e ha con sé un falcone ed un
cane. Costui, ritenendo che Ruggiero sia in fuga, gli ordina di fermarsi, e,
poiché il guerriero non si cura dell’intimazione, gli aizza contro il falcone,
che rapidamente raggiunge Rabicano. Poi scende dal ronzino, che si mette a
correre più veloce di uno strale; e infine anch’egli ed il cane, dietro le
tracce del ronzino, si dirigono velocemente verso il fuggiasco. Ruggiero,
stimando vergogna il fuggire, si volta indietro, e vedendo che l’uomo non ha
alcuna arma, ma soltanto una bacchetta per ammaestrare il cane, sdegna di usare
la spada. Ma poiché quegli strani nemici lo raggiungono e gli impauriscono il
cavallo, si decide a minacciarli con la spada; e poiché anche con questa non
ottiene alcun effetto, mentre teme di aver presto alle spalle Alcina col suo
popolo, scopre lo scudo incantato, facendo  tramortire l’uomo con le sue bestie.
Alcina insegue Ruggiero, mentre
Melissa libera i cavalieri trasformati in bestie o in esseri inanimati (12-18)

– Intanto Alcina, essendosi accorta della fuga di Ruggiero, raccoglie disperata
l’esercito, e, dopo averlo diviso in due parti, ne manda una sulle orme del
guerriero e l’altra al porto, per chiudergli la via del mare.
Ma la maga, nella furia affannosa,
dimentica di lasciare qualcuno a guardia del palazzo. Allora Melissa approfitta
di tale negligenza per distruggere ovunque gli strumenti degli incanti e per
ridonare le primitive sembianze ai miseri amanti di Alcina, che erano stati
trasformati in fonti, in fiere, in alberi e in sassi. Essi seguono tutti le orme
di Ruggiero, riparando presso Logistilla; e più tardi ritornano ai loro paesi.
Il primo a riacquistare la forma
umana è Astolfo, perché Ruggiero l’aveva raccomandato a Melissa in modo
particolare, e, oltre alle raccomandazioni, le aveva restituito l’anello per
potergli meglio giovare. La buona maga ritrova infatti nel palazzo le armi del
duca inglese, tra le quali la famosa lancia d’oro, che fu già di Argalìa, e che
sbalza di sella chiunque essa tocchi. Poi la maga monta sull’ippogrifo, fa
salire in groppa anche Astolfo, e si dirige verso il regno di Logistilla, dove
giunge un’ora prima di Ruggiero.
Ruggiero in cammino verso
Logistilla (19-21)
-Questi intanto, per vie aspre e selvagge, giunge ad una
spiaggia arida e solitaria, che brucia sotto il calore del sole e che è animata
soltanto dal canto della cicala. Ma l’eroe, per quanto vinto dal caldo, dalla
sete e dalla fatica, prosegue il suo cammino verso il regno di Logistilla.
Rinaldo ottiene aiuti dalla
Scozia e dall’Inghilterra (22-28)
– Intanto Rinaldo, che, per aver salvato
Ginevra, è tenuto in grande onore dal re di Scozia, gli espone il vero scopo
della sua venuta, cioè la richiesta di aiuti da parte di Carlo. Il re gli
promette di inviare tosto un esercito, e, poiché egli è ormai troppo vecchio per
assumere il comando, vi pone a capo il proprio figlio Zerbino. Poi accompagna il
Paladino fino a Berwick e si congeda commosso da lui.
Rinaldo salpa quindi per
l’Inghilterra, risale il Tamigi e giunge a Londra. Qui si presenta al principe
di Galles, che occupava il trono invece del re Ottone, assediato con Carlo a
Parigi, e, in nome appunto di Ottone e di Carlo, gli domanda di raccogliere
tutte le forze di cui può disporre e di sbarcarle a Calais in aiuto delle armi
cristiane. Il Principe accoglie con grande onore il Paladino e stabilisce anche
il giorno nel quale le truppe avrebbero dovuto adunarsi per l’imbarco.
Angelica ingannata dall’eremita
(29-50)
– Il poeta fa come il buon suonatore, che spesso muta corda e varia
i toni del suo strumento, passando dal grave all’acuto, e ora, parlando di
Rinaldo, si è ricordato di Angelica (che, fuggendo Rinaldo, si era imbattuta
nell’eremita e gli aveva chiesto la via per giungere al mare), vedendo che il
vecchio, preso da un folle desiderio, cercava di intrattenerla, si era
allontanata senza più curarsi di lui.
L’eremita cercò allora di spingere
il suo asinello per starle dietro, ma, non riuscendovi, fece entrare un demonio
nel cavallo di lei, in modo da poterla raggiungere ovunque essa andasse. Il
demonio, giunto al mare di Guascogna, spinge il cavallo nell’acqua, mentre
Angelica vede con gran terrore il lido che sempre più si allontana. Infine il
cavallo, dopo un gran giro, la porta, quando già cade la sera, fra oscuri scogli
e spaventose spelonche. La donna allora, sempre più impietrita dal terrore,
accusa piangendo la fortuna di non essere ancora sazia di tormentarla. Essa è
stata cacciata dal suo regno, dove più non spera ritornare; va errando di luogo
in luogo, acquistandosi fama di donna poco onesta, e, se è stata dotata di una
rara bellezza, tale bellezza fu la causa prima delle sue sciagure, poiché per
essa il fratello Argalìa fu ucciso da Ferraù, quantunque avesse la lancia
fatata, e il padre Galafrone, re del Cataio, fu vinto da Agricane, re di
Tartaria.
Mentre Angelica piange, e si
dispera, l’eremita, che era arrivato da sei giorni in quei luoghi per opera di
un demonio, e che l’aveva contemplata dalla cima di una roccia, le si presenta
con aspetto compunto. La donna, riconfortata a quella vista, gli espone i suoi
guai, che egli ben conosceva; ma il vecchio, dopo aver cercato di farle
coraggio, si fa ardito e scopre le sue intenzioni. Angelica sdegnata lo
respinge, ma quello trae dalla tasca un’ampolla magica, le spruzza negli occhi
qualche goccia di un liquore e l’addormenta.
Angelica è presa dai corsari di
Ebuda ed esposta all’orca (51-68
) – Ma più grave sventura sopravviene ad
Angelica, perché alcuni corsari dell’isola di Ebuda, scesi a terra per fare
acqua e legnarla trovano addormentata e la rapiscono.
L’isola di Ebuda giace nel Mar di
Tramontana, ad occidente dell’Islanda. Narrano le antiche storie che un re di
quell’isola ebbe una figlia bellissima, che suscitò ardente amore nel dio marino
Proteo, il quale un giorno la fece sua. Il re condannò a morte la poveretta, che
stava per diventar madre; Proteo, sdegnato per tanto oltraggio, mandò contro
quella terra le orche, le foche e tutto il suo gregge marino a recar strage e
rovina. Gli abitanti, spaventati per tanta calamità, chiesero consiglio
all’oracolo; e questi rispose che bisognava placare il dio, offrendogli di volta
in volta una fanciulla, finché egli trovasse quella che, per la sua bellezza, lo
compensasse della donna perduta. Ogni giorno infatti essi gli esponevano sul
lido una fanciulla, ma nessuna riusciva mai a soddisfarlo, e tutte finivano in
preda ad un’orca rimasta presso la foce. E poiché non bastavano le fanciulle
native, essi si impadronivano di tutte quelle che approdavano nell’isola, o
mandavano corsari nelle terre vicine per farne incetta con la forza o con le
lusinghe o con l’oro.
In tal modo fu presa Angelica, che
per la sua bellezza aveva commosso i cuori di Agricane, di Sacripante, di
Orlando, e messo a soqquadro tutto l’Oriente. Esso, appena sbarcata nell’isola,
fu rinchiusa in una rocca, in attesa del suo amaro destino. La sua celestiale
bellezza mosse a pietà il popolo, che differì per qualche tempo il sacrificio;
ma finalmente, quando vennero a mancare le vittime, fu esposta sulla fredda
pietra in catene, mentre dietro a lei una gran folla assisteva piangendo alla
tragica scena. Purtroppo sono ora lontani i suoi cavalieri, folli d’amore per
lei: Orlando, Rinaldo, Ferraù e tutti gli altri, che sfiderebbero mille morti 
per venirle in aiuto.
Orlando, mentre Parigi è cinta
d’assedio, abbandona la città, per andare in cerca di Angelica
(69-87) – Intanto Parigi è
cinta di assedio, e un giorno sta quasi per cadere in mano del nemico, che vi ha
appiccato il fuoco, se Dio, esaudendo le preghiere di Carlo, non mandasse una
gran pioggia che allaga la pianura e spegne l’incendio.
Nella notte Orlando non può
chiudere occhio, pensando ad Angelica, che egli, dopo aver tratto con sé in
Occidente fin dal Cataio, ha perduto nella battaglia di Bordeaux. Rimpiange di
non aver impedito, anche con la forza, che Carlo l’affidasse al duca di Baviera;
si dispera pensando che, trovandosi essa sola ed inerme, può essere caduta in
mano altrui; e piange, e sospira e invoca la morte. Appena riesce a prender
sonno, gli sembra di camminare con Angelica sopra una riva fiorita, quando
all’improvviso si scatena una tempesta, ed egli perde di vista la donna, ma ode
la voce di lei, che piangendo chiede aiuto. Egli accorre, ma non la trova,
mentre una voce misteriosa gli grida che non avrà più gioia sulla terra.
Il Paladino, a questo grido, si
sveglia, balza come un fulmine dal letto, si arma, monta in sella a Brigliadoro,
e parte a mezzanotte senza dir nulla a nessuno. Per esser poi libero di mettersi
per ogni via, senza che la sua dignità ne abbia danno, prende, invece delle sue
insegne a quartieri  bianchi  e rossi,  delle  insegne  nere, spoglie di un
nemico ucciso, che ben s’intonano col suo dolore. Re Carlo, il giorno seguente,
apprende con dispiacere e con ira la sparizione del nipote in un momento tanto
pericoloso per la guerra.
Brandimarte segue Orlando
(88-91)
– Intanto Brandimarte, l’amico più affezionato di Orlando, non
potendo tollerare che gli si faccia ingiuria, parte alla ricerca del Paladino,
senza dir nulla alla sua cara Fiordiligi, poiché spera di ritornare nello stesso
giorno. Questa, dopo averlo atteso inutilmente per un mese, parte anch’essa in
cerca del suo amato.

Intanto Orlando, giunto alla porta
della città, si fa riconoscere in segreto a un capitano della scorta, si fa
abbassare il ponte, e si allontana per la via più breve verso il campo nemico.