Riassunto dell’ undicesimo canto dell’ Orlando furioso di Ludovico Ariosto – di Carlo Zacco

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CANTO XI
Sommario. – La ragione trattiene a stento la passione — Ruggiero s’innamora
di Angelica, ma questa fugge su un vascello incantato — Ruggiero perde anche
l’ippogrifo — Ruggiero, inseguendo un gigante che gli sembra rapire Bradamante, capita nel palazzo d’Atlante — Orlando, gettalo l’archibugio in
mare, giunge all’isola d’Ebuda, libera Olimpia e uccide l’orca — Orlando si
difende dall’ira degli isolani, mentre Oberio, re d’Islanda, distrugge
l’isola — Oberio, re d’Islanda, s’innamora di Olimpia, uccide Bireno e sposa
la fanciulla — Orlando, sbarcato in Bretagna, riprende la ricerca di
Angelica.
La ragione trattiene a stento
la passione ( 1 )
– Spesso il freno può trattenere un cavallo che corre, ma
la ragione trattiene a stento la passione, poiché questa, come un orso che ha
sentito l’odore o il gusto del miele, non si volge dal suo piacere.
Ruggiero si innamora di
Angelica, ma questa fugge con l’anello incantato (2 – 12)
-Ruggiero, appena
sceso nel boschetto, si infiamma di desiderio per Angelica. Già ha gettato
l’asta e lo scudo e sta per togliersi l’armatura, quando Angelica, abbassando
vergognosamente lo sguardo, si accorge di avere in dito l’anello fatato, che già
l’aveva preservata da molti pericoli, e che Brunello le aveva rubato in
Albracca, perché Agramante lo desiderava. Stupita e felice, se lo pone in bocca,
scomparendo istantaneamente alla vista di Ruggiero. Questi la cerca invano
tutt’intorno, e, quando si ricorda dell’anello, accusa sé come smemorato e
Angelica come ingrata.
Intanto Angelica giunge alla
grotta di un vecchio pastore, che ha un armento di cavalle. Dopo essersi
riposata, si riveste di rozze vesti, che non possono però dissimulare la sua
bellezza; sceglie una giumenta nell’armento del pastore e riprende la via verso
il levante.
Ruggiero perde anche
l’ippogrifo (13-14)
– Ruggiero, quando comprende che non avrebbe più
ritrovato Angelica, torna dove aveva lasciato l’ippogrifo; ma questi, liberatosi
dal morso, che gli aveva posto Logistilla, aveva ormai preso la via del cielo.
Ruggiero, inseguendo un gigante
che gli sembra rapire Bradamante, capita nel palazzo d’Atlante (15-21)

Allora Ruggiero, più che mai addolorato, si rimette le armi e si avvia verso una
valle spaziosa.
Ma ecco che di lì a poco ode un
alto strepito d’armi uscir da una selva, e, accorso sul luogo, vede un gigante
che ha ingaggiato un duello con un ardito cavaliere. Il gigante maneggia una
clava con le due mani, il cavaliere si difende saltando, con lo scudo e con la
spada. Infine il gigante colpisce il cavaliere sull’elmo, facendolo stramazzare
a terra, poi gli slaccia l’elmo per dargli la morte.
Ruggiero, vedendo ora in viso il
cavaliere, crede scorgere le fattezze della sua Bradamante, e, sguainata la
spada, corre in suo soccorso; ma il gigante si carica sulle spalle la donna e se
la porta via, mentre il guerriero invano lo insegue la lontano. Giungono così in
un gran prato fuori del bosco.
Orlando, gettato l’archibugio
in mare, giunge all’isola d’Ebuda, lìbera Olimpia e uccide l’orca (22-55)

Intanto Orlando — come sappiamo — ha gettato nel più profondo del mare la
diabolica arma da fuoco del re Cimosco. Ma, purtroppo, essa fu ritrovata qualche
secolo dopo da un negromante e portata tra gli Alemanni, che ne diffusero l’uso.
Ora le armi da fuoco si sono moltiplicate di forma e di grandezza, rendendo
inutile il valore individuale e senza onore il mestiere delle armi. L’inventore
di questa macchina maledetta merita di essere cacciato accanto a Giuda nel più
profondo dell’inferno.
Orlando, dopo aver sommerso l’arma
nel mare, si volge in gran fretta verso l’isola d’Ebuda, ma il vento contrario
gli fa perdere parecchio tempo. Appena giunto in vista dell’isola, ordina al
nocchiero di fermarsi, poi si fa dare l’ancora più grande e la fune più grossa,
fa porre in mare un battello e, remando a ritroso, si avvia tutto solo allo
scoglio. Giunto a un tiro di pietra, ode un flebile lamento e scorge una donna
ignuda legata ad un tronco.
Il Paladino si avvicina per
vederla meglio, ma improvvisamente, tra il trambusto delle acque, appare l’orca
che s’avanza. Egli l’attende impavido, impugna l’ancora con la fune, e, non
appena il mostro si avvicina con l’enorme bocca spalancata, si spinge
arditamente nella gola con tutto il battello, e attacca l’ancora nel palato e
nella lingua, in modo che le orrende mascelle non si possano più chiudere. Poi,
saltando da un punto all’altro di quell’antro oscuro, ferisce con la spada a
dritta e a manca, mentre il mostro, vinto dal dolore, sommuove col ventre
l’acqua del fondo.
Il Paladino, per non affogare,
lascia l’ancora fitta nella gola, prende la fune che v’era attaccata, e muove a
nuoto verso lo scoglio, trascinandosi dietro con la sua forza poderosa il mostro
che gronda sangue dalla bocca e che tenta invano di sciogliersi. Lo stesso
Proteo, spaventato a tal vista, fugge per l’alto oceano, abbandonando il suo
gregge. Nettuno si fa portare dai suoi delfini in Etiopia; le Nereidi, i
Glauchi, i Tritoni si pongono i salvo per ogni dove. Intanto Orlando, giunto a
terra, trae a se l’orca, ma questa, per il travaglio e per la pena, muore prima
di giungere sull’arena.
Orlando si difende dall’ira
degli isolani, mentre Oberto, re d’Islanda, distrugge l’isola (56-59)
-Ma
gli abitanti d’Ebuda, temendo che l’uccisione dell’orca abbia ad attirare
maggiormente l’ira di Proteo, si scagliano contro il Paladino, col proposito di
gettarlo in mare. Orlando, stupito per tanta ingratitudine, impugna la sua
Durlindana e si fa subito piazza intorno, uccidendo con  una   decina  di 
colpi  ben   trenta   persone.
Poi, mentre si volge per liberare
la fanciulla, ode un nuovo tumulto da un’altra parte dell’isola. Sono gli
Irlandesi, che, sbarcati in più punti, fanno strage degli isolani, non
rispettando nessuno.
Ma Orlando, non curandosi di
quanto avviene, si accosta alla fanciulla e riconosce in lei la misera Olimpia.
Egli le chiede come, dopo averla lasciata felice con lo sposo, la ritrovi in
così penosa situazione; ed essa gli narra piangendo il tradimento di Bireno, e
come, sorpresa dai corsari, fosse stato portata all’isola d’Ebuda.
Oberto, re d’Irlanda s’innamora
di Olimpia, uccide Bireno e sposa la fanciulla ( 60-79
) – Mentre Orlando va
in cerca di qualche veste per ricoprire la fanciulla, sopraggiunge Oberto, re
d’Irlanda, per vedere l’or-
ca uccisa. Egli riconosce tosto il
Paladino, che aveva visto alla corte di Francia, dove era stato paggio, e corre
ad abbracciarlo. Orlando gli narra la pietosa storia della povera Olimpia, e
Oberto, vedendo la fanciulla più bella di Venere o di Elena, s’innamora
improvvisamente di lei, le promette di riporla sul trono e di vendicarla. Poi fa
ricercare vesti in gran copia e d’ogni foggia, ma nessuna gli sembra degna di
tanta bellezza, neppure se fosse stata ricamata da Minerva o lavorata in oro da
Vulcano. Orlando gioisce di questo amore, sia perché pensa che Bireno avrà la
meritata punizione, sia perché è ormai libero di continuare la ricerca di
Angelica.
Il giorno seguente fanno tutti
rotta verso l’Irlanda, ma Orlando vi si trattiene un giorno solo e prosegue
subito per la Bretagna. Oberto, conclusa una lega col re d’Inghilterra e col re
di Scozia, muove guerra a Bireno. gli toglie l’Olanda, la Frisa e la Selandia,
e, prima di finir la guerra, riesce a dargli la morte. Poi sposa Olimpia, che da
contessa diventa regina.
 – Fine della  storia di
Olimpia e Bireno
Orlando, sbarcato in Bretagna,
riprende la ricerca di Angelica (80-83)
– Orlando, sbarcato in Bretagna, nel
porto donde era partito, riprende il suo Briglia-doro e si rimette in cammino.
Tutto l’inverno compie imprese degne di lui, ma, per la mancanza di testimoni,
poco note. Quando ritorna la primavera, giunge un giorno al limitare di un
bosco, dove ode un grido di dolore. Impugna allora la spada, sospinge il
cavallo, e accorre prontamente per portare aiuto.
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