Riassunto del dodicesimo canto dell’ Orlando furioso di Ludovico Ariosto – di Carlo Zacco

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CANTO XII
Sommario. – Come Cerere andò in cerca della figlia, così Orlando va in cerca
di Angelica — Orlando, inseguendo un cavaliere che gli sembra portare in
groppa Angelica, capita nel palazzo d’Atlante — Anche Ruggiero, inseguendo
il gigante che gli sembra rapire Bradamante, capita nel palazzo d’Atlante —
Angelica capita anch’essa al palazzo, ma, mediante l’anello, rende vanì gli
incantesimi e libera Orlando, Ferraù e Sacripante — Duello tra Orlando e
Ferraù per l’elmo di Orlando — Angelica rapisce l’elmo di Or landò — Ferraù
trova l’elmo di Orlando — Angelica trova un giovinetto ferito — Orlando
s’imbatte nelle schiere di Alzirdo e di Manilardo, e ne fa strage — Orlando
trova in una spelonca l’infelice Isabella e la turpe Gabrina.
Come Cerere andò in cerca della
figlia, così Orlando va in cerca di Angelica (1-3
) – Cerere, quando non
trovò più la figlia Proserpina alle falde dell’Etna, accese due pini, aggiogò al
carro due draghi, ed investigò  la  terra,  il  mare,  il  cielo,  spingendosi 
fin  nel Tartaro.
Orlando non ebbe il carro di
Cerere, ma in ogni modo, anche con la sola forza umana, fece del suo meglio per
rintracciare Angelica.
Orlando, inseguendo un
cavaliere che gli sembra portare in groppa Angelica, capita nel palazzo
d’Atlante (4-16)
– Non avendola trovata in Francia, si prepara ora a
cercarla in Italia, in Alemagna, in Ispagna ed in Libia. Ma, giunto al limitare
di un bosco, ode un
grido di dolore, e, spintosi
innanzi, vede un cavaliere, che porta sull’arcione una fanciulla che piange e si
dibatte e invoca il suo aiuto. Egli, credendo di riconoscere in lei Angelica,
grida al cavaliere di fermarsi; e poiché quello non risponde e fugge più rapido
del vento, gli spinge dietro Brigliadoro a corsa sfrenata, finché giungono in
una prato, in mezzo al quale sorge un ricco palazzo. Il cavaliere entra in esso
attraverso un’aurea porta, e poco dopo vi entra Orlando, ma più non vede né
l’uomo, né la fanciulla. Il Paladino, smontato da cavallo, corre su e giù per il
palazzo frugando da ogni parte, vede i letti ornati d’oro e di seta, le cortine
e i drappi che nascondo le pareti; ma, invece di trovare la fanciulla, incontra
altri cavalieri, tra i quali Ferraù, Brandimarte, Gradasso e Sacripante, che,
come lui, si lamentano dell’invisibile signore di quel luogo, che a ognuno
d’essi ha tolto qualche cosa di caro, come il cavallo, la donna od altro.
Orlando, temendo che il cavaliere
sia uscito da un’altra porta, esce anch’egli nel prato che circonda il palazzo;
ma, mentre guarda per terra se trova qualche orma, sente da una finestra la voce
di Angelica, che invoca piangendo il suo aiuto contro il cavaliere che tenta
recarle offesa. Allora egli ritorna nel palazzo, fruga di nuovo ogni stanza. ma,
se egli si volge da un parte, la voce sembra venire dalla parte opposta.
Anche Ruggiero, inseguendo il
gigante che gli sembra rapire Bradamante, capita nel palazzo d’Atlante (17-22)

– Intanto anche Ruggiero, inseguendo il gigante che ha rapito Bradamante, capita
nel palazzo; anch’egli, appena ha varcato la soglia, non trova più traccia né
del gigante né della fanciulla. Dopo aver frugato invano per ogni parte, esce
nel bosco vicino, e anch’egli sente la voce di Bradamante, che lo richiama nel
palazzo. La stessa cosa accade a Gradasso e agli altri.
Tutto ciò non è altro che un nuovo
inganno di Atlante, dopo quelli del castello d’acciaio e del palazzo di Alcina,
per tener prigioniero Ruggiero, sottraendolo al destino che lo condanna a morir
giovane. Il mago attira nel palazzo anche gli altri più famosi eroi, perché il
giovane non muoia di loro mano, e, per allietare il loro soggiorno, lo fornisce
di ogni cosa più amena.
Angelica capita anch’essa al
palazzo, ma, mediante l’anello, rende vani gli incantesimi e libera Orlando,
Ferraù e Sacripante (23-37)
– Intanto Angelica, cavalcando la giumenta che
ha trovato presso il pastore, riprende la via verso il Levante; ma, dovendo
passare per tante città e castelli, vorrebbe prendersi come guida sicura Orlando
o Sacripante. Dopo averli a lungo cercati, capita anch’essa al palazzo di
Atlante, ma, in virtù dell’anello, si avvede delle frodi a cui il mago ricorre,
e, nello stesso tempo, rimane invisibile a tutti. Essa non sa quale dei due
guerrieri debba scegliere, perché, se Orlando è più valoroso, le farebbe subito
sentire il suo giogo, mentre Sacripante, pur essendo meno valoroso, potrebbe più
facilmente allontanarlo da sé. Si decide infine per Sacripante, ma, mentre si
toglie l’anello di bocca per manifestarsi a lui, sopraggiungono anche Orlando e
Ferraù, e, poiché l’anello rompe ogni incanto del mago, i due guerrieri
riconoscono la donna da loro amata.
Sacripante e Orlando sono armati
di tutto punto; Ferraù è sempre senza elmo, perché ha giurato di non portarne
alcuno, finché non avrà conquistato quello di Orlando.
Durante il soggiorno nel palazzo
essi, senza mai riconoscersi, avevano conservato le loro armi, mentre i cavalli
erano in una greppia in una stanza presso l’uscita. Angelica, vedendo i tre
guerrieri, che forse avrebbe preso volentieri a sua guida l’uno dopo l’altro, ma
non tutti insieme, si dà alla fuga sulla sua giumenta, mentre quelli montano sui
loro cavalli e le corrono dietro. Quando poi vede che essi sono abbastanza
lontani dal palazzo, in modo che possano essere salvi da ogni inganno, si mette
l’anello in bocca e si dilegua alla loro vista, non volendo più saperne di
alcuno di loro. I tre guerrieri la cercano vanamente in mezzo al bosco, mentre
essa vien dietro di loro senza fretta.
Duello tra Orlando e Ferraù per
l’elmo di Orlando (35-51)
– Quando hanno perduto le tracce della fanciulla,
Ferraù, che tutti vince in alterigia, intima agli altri due di ritornare
indietro, poiché nessun compagno egli vuole nell’inseguire la sua donna. Orlando
vorrebbe castigare il prepotente, ma, vedendolo senza elmo in capo, indugia a
dargli la meritata lezione. Poi invita Sacripante e cedergli l’elmo, ma questi
fa ad Orlando lo stesso invito, poiché anch’egli vuol venire a duello con lui.
Allora Ferraù, assumendo un atteggiamento sempre più insolente, proclama di
essere a bella posta senza elmo perché mira a impadronirsi di quello di Orlando;
e di aver più volte vinto il Paladino, ma non di avergli tolto l’elmo, perché
prima non l’aveva desiderato. A questo punto Orlando, perdendo la pazienza,
rivela l’essere suo, e, dando allo Spagnuolo del mentitore e del marrano, lo
sfida a duello; ma, per non aver alcun vantaggio sull’avversario, si toglie
l’elmo e lo sospende ad un faggio.
Così incomincia tra i due un’aspra
battaglia, in cui nessun colpo cade in fallo. Ma entrambi i cavalieri sono
invulnerabili, tranne Ferraù all’ombelico e Orlando sotto la pianta dei piedi.
Intanto Sacripante, sperando dì ritrovare Angelica, si allontana, mentre invece
la fanciulla assiste invisibile al duello.
Angelica rapisce l’elmo di
Orlando (52-55)
– A un certo punto Angelica, per prendersi giuoco dei due
combattenti, toglie dall’albero l’elmo di Orlando e si allontana.
I due guerrieri continuano la
battaglia, finché Ferraù si avvede della scomparsa dell’elmo, e, sospettando che
l’abbia rubato Sacripante, propone ad Orlando di sospendere il duello per andare
alla ricerca dei fuggitivo. In tal modo Orlando prende il sentiero verso la
valle, mentre Ferraù, prende quello verso il monte.
Ferraù trova l’elmo di Orlando
(56-62) –
Intanto Angelica, giunta presso una fonte ombrosa, si ferma a
riposare e sospende l’elmo ad un ramoscello. Ma sopraggiunge improvvisamente
Ferraù, e la fanciulla, rimessasi l’anello in bocca, si rende nuovamente
invisibile, senonché, nell’allontanarsi, non ha tempo di riprendere l’elmo, che
è caduto sull’erba. Allora Ferraù, dopo aver invano tentato di ritrovare
Angelica, si impadronisce dell’elmo, che riconosce lietamente per quello di
Orlando, e, dopo esserselo messo in capo, ritorna al campo spagnuolo presso
Parigi. Orlando, quando gli è riferito ciò, ricerca a lungo il suo rivale per
togliergli l’elmo, ma vi riuscirà soltanto nel momento in cui lo priverà della
vita.
Angelica trova un giovinetto
ferito (63-66)
-Intanto Angelica continua sola ed invisibile il cammino,
rammaricandosi di avere, con la sua capricciosa leggerezza, privato Orlando, a
cui deve tanta gratitudine, del suo elmo, a tutto profitto di quel brutto
Spagnuolo. Procedendo così verso Oriente ora invisibile ed ora manifesta, giunge
ad un bosco, dove trova, tra due compagni morti, un giovinetto ferito in mezzo
al petto.
Orlando s’imbatte nelle schiere
di Alzirdo e di Maniiardo, e ne fa strage (67-84).
– Intanto Orlando, che
prosegue nella ricerca di Angelica, si provvede, appena giunge  ad una città,
di  un  nuovo elmo.
Un giorno, passando nelle
vicinanze di Parigi, si imbatte in due schiere nemiche, l’una guidata dal
vecchio e saggio Maniiardo, re di Norizia, l’altra dal giovane e prode Alzirdo,
re di Tremisen. Entrambe le schiere si recavano alla grande rassegna, che il re
Agramante aveva bandito prima di muovere all’assedio di Parigi.
Alzirdo, vedendo avvicinarsi
Orlando, desidera tosto combattere con un cavaliere che ispira nell’aspetto
tanta prodezza, e spinge innanzi il cavallo; ma il Paladino nello scontro gli
trapassa il cuore. La schiera, vedendo cadere il suo re, si slancia tutta contro
l’uccisore; ma Orlando, impavido come un lupo tra le agnelle, mena strage con la
sua Durlindana, facendo volare per l’aria le membra mutilate. I superstiti si
danno a fuga precipitosa.
Allora il canuto Maniiardo
affronta coraggiosamente il Paladino; ma questi al primo colpo lo getta di
sella, mentre la sua schiera fugge disordinatamente.

Orlando trova in una spelonca
l’infelice Isabella e la turpe Gabrina (85-94)
– Orlando, sempre proseguendo
nella ricerca di Angelica, giunge una notte ai piedi di un monte, e, vedendo un
lontano splendore, scopre una spelonca, circondata da virgulti e da spine. Egli,
legato al di fuori il suo Brigliadoro, penetra in essa, e trova, accanto ad un
fuoco, una bellissima fanciulla in lacrime, che sta bisticciandosi con una
vecchia. Il Paladino, dopo averla salutata cortesemente, chiede chi possa essere
tanto malvagio da tenere in quell’antro una così bella e gentile fanciulla; e
questa, tra continui singhiozzi, gli risponde a fatica.
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