Rivoluzione francese

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È forse uno degli eventi che hanno segnato indelebilmente la storia in quanto evento periodizzante: essa infatti ha dato inizio ad una nuova fase storica, come l’industrializzazione che ha creato un nuovo modello produttivo ed una nuova organizzazione del lavoro, così essa ha trasformato la posi-zione dei sudditi, giuridicamente non rappresentati, in cittadini.

La monarchia francese era da sempre una delle maggiori potenze, politicamente parlando, d’Europa:

il centro dello stato è stato sempre garantito da una linea successoria che non ha mai lasciato vuoti di potere e, in particolare, si era formata una gerarchia sociale che era parte di quello che in seguito ven-ne chiamato ancien règime, ovvero un tipo di società caratterizzata non solo dalla disuguaglianza di nascita che tutelava i privilegi dell’aristocrazia e di un clero nazionale, non favorendo così il ricambio della classe dirigente, ma anche un ordinamento che imponeva alle classi più deboli di sottostare ad un regime di tipo feudale. Se come realtà culturale e letteraria era progredita e radicata nelle persone, come realtà politica e sociale era piuttosto arretrata.

La sua amministrazione era strutturata gerarchicamente:

·         nelle alte cariche  dei funzionari vi erano degli intendenti (→vedi Richelieu)

·         i parlamenti come tribunali provinciali con una funzione giuridica gestita da nobili di toga, carica che era passata in modo ereditario così che non potevano essere licenziati, che premevano per non pagare le tasse e pretendevano di rappresentare tutto il popolo;

·         le varie amministrazioni provinciali (→vedi “la Comune” di Parigi)

L’economia francese però non era in buone condizioni e, a causa delle spese per mantenere la corte e l’esercito in particolare durante la guerra dei Sette Anni, il deficit era salito a dismisura. Aggiungendo poi il fatto che nobiltà e clero non pagavano le tasse direttamente ma solamente un donativo concor-dato con la corona, si può ben dire che alla fine del XVII sec la Francia era in bancarotta.

In quegli anni vi era Luigi XVI, re da circa 16 anni, che per far fronte a questa situazione di arretratez-za scelse come ministro delle finanze Turgot che voleva far pagare indistintamente a tutti le tasse, sta-bilendo quindi un principio di uguaglianza abolendo quei privilegi su cui si basava l’aristocrazia. Ovviamente incontrò la resistenza dei primi due stati così che venne sostituito da Lomenie de Brienne che nel maggio 1788 fece una riforma così radicale che venne considerato quasi come un colpo di stato ovvero abolì tutti i parlamenti sostituendoli con una corte plenaria con funzioni senatoriali, favore-vole al re, che aveva il compito di registrare le leggi e con una funzione di controllo costituzionale. Tutto ciò però falli in quanti i parlamenti fomentarono la popolazione, afflitta dai problemi quotidiani. Il fallimento di Bienne fece toccare definitivamente il fondo allo stato tanto che nel agosto 1788 vi fu la richiesta ed il 05 maggio 1789 la convocazione degli Stati Generali (non convocati da quasi due secoli). Durante questi quattro mesi il nuovo controllore delle finanze Necker avviò una lunga campagna intellettuale per formare le tre camere che componevano l’assemblea:

§         I  e II Stato erano composti dai rappresentanti della nobiltà e del clero, che in realtà comprendevano solo il 2% della popolazione ma avevano a disposizione due voti;

§         III Stato erano quei rappresentati del popolo che avevano un certo reddito ed era composto principalmente da avvocati, liberi professionisti e medici, quindi le classi non erano giuridicamente rappresentate.

In questa assemblea si discutevano i vari problemi in camere separate e poi si votava per camere e, poiché quasi sempre gli interessi dei primi due stati coincidevano, le decisioni erano sempre a loro vantaggio. Così il terzo stato avanzò la richiesta di aumentare il numero dei suoi deputati poiché rap-presentavano la maggior parte della popolazione e quindi di votare per testa e non per stato, così da avere una maggior possibilità di risolvere la situazione equamente. Necker accettò la richiesta, si ini-ziarono i lavori e la formulazione dei cahiers des doleances, ovvero liste di desideri e rimostranze da presentare al re, in cui venne chiesta una limitazione del potere monarchico. Non mancarono però gli scontri sulla questione del raddoppio del terzo e dell’estensione delle tasse a tutti, mentre il re diede le sue indicazione schierandosi chiaramente dalla parte dell’aristocrazia. Il Terzo Stato  si ribellò  dando vita al primo atto di insubordinazione della rivoluzione: il 17 giugno 1789 i suoi deputati si dichiararono unici rappresentanti della nazione proclamandosi Assemblea Nazionale. La reazione del re fu quella di chiudere la sala delle riunione con la conseguente occupazione dei “ribelli” della sala della pallacorda in cui il 20 giugno 1789 avvenne il giuramento ‹‹di non separarsi finchè non si sia raggiunta la Costituzione››. Il 09 luglio 1789 l’Assemblea si dichiara Costituente nella convinzione di raggiungere una costituzione com’era stato per l’Inghilterra. La possibile reazione militare del monarca, alleato con il cognato Giuseppe II d’Austria, esasperò ancora di più la popolazione, già provata dalla politica di Turgot che aveva fatto innalzare i prezzi del pane, così che il 14 luglio 1789 prese d’assalto la Bastiglia, prigione politica quindi simbolo del dispotismo  e deposito di armi. Il direttore della fortezza venne catturato ed ucciso e la sua testa portata il giro per le strade parigine come sfida del potere assolutistico. Venne di conseguenza dichiarato il procedimento di “lesa maestà” e per difendersi i rivo-luzionari si organizzarono in una guardia nazionale, composta da borghesi militari e anche alcuni gio-vani nobili, con a capo Lafayette con anche il compito di mantenere l’ordine pubblico; ma questo non bastò ad evitare di diffondersi  di un generale stato di malessere e di disagio sociale e della paura di una controffensiva antirivoluzionaria. Si svilupparono anche episodi di violenza come quello del 20 settembre 1789 in cui i contadini assaltarono gli archivi dove erano depositati i registri con i pagamenti delle tasse (→massacri di settembre).

Il primo risultato dei lavori dell’Assemblea vi fu 04 agosto 1789 quando venne abolito il regime feudale, ma realtà le cose non cambiarono molto. In conformità con essa il 26 agosto fu approvata la Dichiara-zione dei Diritti dell’uomo e del cittadino che affermava che l’uomo aveva dei diritti naturali e come cittadino dei diritti politici che non dovevano essere sottoscritti dal re; due anni dopo vi fu la dichiara-zione dei diritti della donna di Olympe de Gugés. Luigi XVI però non approvò questa risoluzione in quanto conservava il diritto di veto. La reggia di Versaille venne così presa d’assalto e fu costretto a trasferirsi alla Tulerie, al centro di Parigi, e da questo momento fu sotto il controllo dell’Assemblea.

Ora l’Assemblea aveva due compiti da portare a termine: il risanamento dell’economia e la scelta della nuova costituzione su base rivoluzionaria. Per ridurre il forte dissesto finanziario vi erano varie opzioni:

–          aumentare le tasse era impensabile in quanto avrebbe provocato l’ira del popolo;

–          aumentare i debiti avrebbe aggravato ancora di più la situazione;

–          ridurre le spese era impensabile per un governo non ancora ben definito;

–          l’unica possibilità era di requisire i beni della chiesa per poi venderli all’asta, venendosi a scontrare con il papa Pio VI che era dalla parte del re.

In virtù di questa opera di scristianizzazione, che verrà incrementata più tardi, nel novembre 1970 vi fu la costituzione di un clero autonomo che doveva giurare fedeltà alla costituzione, diventando così fun-zionari statali chiamati preti costituzionali, salariati per la professione del culto. Non tutti gli uomini di chiesa però aderirono a questa misura: i funzionari dell’alta chiesa e quelli delle periferie divennero preti refrattari, clandestini appoggiati dal papa, oppositori della rivoluzione ma inizialmente non perse-guitati.

Il 20 giugno 1791 l’Assemblea, composta principalmente dalla società dell’89 filomonarchica ma costi-tuzionale e dagli amici del diritto del cittadino da cui nasceranno le future fazioni, deve affrontare il tentativo di fuga del re che, travestito da servo, viene bloccato a Varennes prima di raggiunger il confi-ne con l’Austria, da cui dopo due mesi arrivò il proclama di Pilnitz, l’ultimatum dell’imperatore per la liberazione del re. La nuova costituzione approvata il 03 settembre 1791 prevedeva il decentramento amministrativo, la divisione dei tre poteri

ESECUTIVO

Al re con diritto di veto

LEGISLATIVO

ad un’assemblea con con suff. censitario

GIUDIZIARIO

sistema di corti e tribunali

l’Assemblea Costituente venne così sciolta per poter eleggere quella prevista: potevano eleggere quei contribuenti che come reddito aveva tre giornate di lavoro e potevano essere eletti quelli con dieci giornate con una conseguente esclusione del popolo meno abbiente dalla vita politica, in contraddi-zione con i principi della dichiarazione. Gli schieramenti presenti in questa Assemblea legislativa era-no tre:

¨       foglianti di ispirazione monarchica

¨       girondini moderanti che si avvicinavano ai filomonarchici;

¨       giacobini radicali liberali che volevano la repubblica ed erano vicino ai sanculotti, ovvero alla gente comune ed erano principalmente rappresentanti della borghesia.

La prima questione che essi dovettero affrontare fu la reazione delle monarchie europee che non ve-devano di buon occhio questa rivolta per paura che si potesse diffondere:

PRO GUERRA

– monarchici che speravano nella vittoria degli eserciti stranieri per ripristinare la monarchia

– girondini poiché speravano di acquisire terreni produttivi e anche di esportare gli ideali della rivoluzione.

CONTRO GUERRA

-giacobini perché avrebbero perso tutti quei diritti che avevano acquisito nel caso in cui fossero stati sconfitti

La questione si risolse nell’aprile 1792 con la dichiarazione di guerra all’Austria; la prima della guerra vide molte sconfitte francese ed i timori giacobini aumentarono. Così di decise di creare un esercito di volontari per difendere Parigi a cui per il re pose il suo veto, come previsto dalla costituzione, interven-nero poi i sanculotti che invasero il palazzo delle Tulerie e costrinsero il re ad indossare il berretto della rivoluzione il 10 agosto 1792.

Un altro problema su cui si scontrarono fu quello del sistema del governo e della presenza del re in esso: i foglianti ed i girondini erano favorevoli ad una monarchia costituzionale che limitasse il re con la differenza che i primi volevano un suffragio censitario mentre i secondi lo volevano più esteso ma non universale; i giacobini invece volevano un governo senza un re, eletto a suffragio universale, com-presi i sanculotti.

Intanto la guerra continuava e il 25 luglio 1792 vi fu il manifesto del Duca di Brunswick, comandante delle truppe austroprussiane, che fece sapere che se il re fosse stato umiliato, Parigi sarebbe stata rasa al suolo. Aumenta l’esasperazione del popolo che assalta il palazzo del re che è costretto a chie-dere rifugio presso l’Assemblea; i sanculotti poi avanzarono la richiesta di destituire il re che venne accettata e vi fu quindi bisogno di una nuova costituzione. La guerra intanto procedeva a favore dei francesi che ottennero le prime vittorie: il 20 settembre 1792 a Valmy e quella di Jemappes che furono simboliche poiché una banda di volontari aveva sconfitto un’armata di professionisti.

 

Con la destituzione del re prese prima il potere legislativo La Comune di Parigi ed un Consiglio Esecutivo Provvisorio, formato dai ministri dell’Assemblea precedente, che venne sciolta ed il 21 settembre 1792 si formò la Convenzione Nazionale, un’assemblea di 749 deputati elette a suffragio universale maschile (25 anni) ma in realtà solo un decimo della popolazione partecipò effettivamente alle elezioni (→è solo il popolo parigino che fa la rivoluzione?); la monarchia venne dichiarata abolita e venne dichiarata la Iª repubblica:

o        Montagnardi (110), giacobini della piccola e media borghesia che avevano l’appoggio del popolo, seduti a sinistra, con una corrente minoritaria estremista chiamata cordiglieri;

o        Girondini (200), grossa borghesia conservatrice, seduta a destra;

o        Palude (430), ondeggianti tra le due posizioni.

Sarà però la minoranza giacobina a dominare soprattutto sulla questione della pena del re, accusato di aver complottato con le potenze straniere contro la rivoluzione. Con i deputati della palude, essi lo vedevano come una minaccia, al contrario dei girondini che tentavano di negare l’evidenza per non provocare le potenze straniere. Luigi XVI venne così decapitato il 21 gennaio 1793, anche per placare gli animi della popolazione che era arrivata ad uccidere dei sospetti antirivoluzionari incarcerati. Una seconda questione da risolvere era la richiesta da parte dei sanculotti di un calmiere per i prezzi delle derrate alimentari a cui i girondini furono subito contro poiché questo meccanismo avrebbe danneg-giato il libero commercio; venne comunque concesso poiché i montagnardi erano favorevoli ma non venne subito applicato. Nonostante ciò vi furono delle rivolte nelle campagne, in particolare nella Bretagna e nella Vandea: erano regioni povere, con insediamenti sparsi con una prevalenza di piccole aziende agricole, zone in cui era diffuso l’analfabetismo, le pratiche religiose e spirituali erano forte-mente radicate nella cultura popolare ed avevano una mentalità piuttosto chiusa nei confronti delle novità. Ciò che fece scatenare la rivolta fu la leva di massa nel febbraio 1793 per respingere l’inva-sione delle potenze europee. Poiché a questi contadini fu tolto il loro re e la loro chiesa e anche quel regime feudale che aveva loro garantito un’esistenza minima, ma assicurata dalla protezione di un padrone, essi non vollero combattere per una causa che non riconoscevano. La rivolta però venne repressa con la forza soprattutto dai girondini.

I giacobini poterono così rafforzarsi poiché poterono definitivamente accusare i girondini di essere nemici della rivoluzione: essi infatti erano dalla parte del re, avevano sparato contro la popolazione durante le rivolte, in più uno dei comandanti girondini dell’esercito passò al nemico, così che il 02 giugno 1793 vennero catturati dalla Guardia Nazionale e dal popolo. Ebbe inizio il Terrore, ovvero un periodo in cui vennero eliminarli tutti i possibili nemici della rivoluzione, arrivando ad esasperare questa misura con l’istituzione di un Tribunale popolare che incarcerava anche solo i sospetti, in pratica abolendo la maggior parte dei diritti umani. Alla Convenzione fu affiancato un organo provvisorio esecutivo, il Comitato di Salute Pubblica, con potere esecutivo, formato da 9 membri. Ora i problemi da affrontare erano due, ovvero la guerra che vedeva perdente la Francia con le potenze estere, ed una guerra civile con le forze girondine che si stavano riorganizzando e con le periferie che soffrivano la fame, a causa del calmiere che non era ancora stato applicato. Per placare gli animi venne concesso ai contadini di acquistare ad un prezzo ridotto i beni requisiti ai controrivoluzionari, intanto prendevano tempo per scrivere una nuova costituzione, approvata nel 24 giugno 1793, che però non entrerà mai in vigore. Questa costituzione era basata su principi che erano principalmente utopici e che avevano principalmente uno scopo di demagogia, probabilmente per esprimere al meglio quelli che erano gli ideali della rivoluzione, essi proclamavano:

– diritto all’uguaglianza

– diritto all’assistenza

– diritto all’istruzione                     Principio di solidarietà civile e sociale

– diritto al lavoro

 

Ma poiché questa non entrerà mai in vigore si decise di mantenere quelle istituzioni straordinarie, come il CSP che verrà allargato da 9 a 12 membri, che acquisterà sempre più potere, in particolare il 27 luglio 1793 ne farà parte Robespierre.

Intanto le frange più estreme della popolazione, gli arrabbiati, premevano per l’entrata in vigore del calmiere, che però avrebbe sfavorito i commercianti delle frange moderate. In più gli inglesi comincia-no la loro offensiva e si alleano con i controrivoluzionari che gli cedono Tolone, in modo da favorire il loro attacco. Finalmente a settembre il calmiere viene concesso e vengono condannati a morte tutti coloro che speculavano e nascondevano i generi di prima necessità o che erano sospettati di essere dalla parte degli stranieri, infatti fu uccisa l’ex regina Maria Antonietta per aver passato informazioni all’ambasciatore austriaco. In più vi e la riscossa dell’esercito francese che, dopo la vittoria definitiva sui vandeani, applica la leva di massa e respinge gli eserciti stranieri in particolare nella battaglia di Tolone, in cui si distingue Napoleone. Intanto la situazione si fa più tesa poiché i moderati di Danton chiedevano la fine del Terrore e l’applicazione della costituzione, i sanculotti invece premevano per perseguitare i girondini; i montagnardi si trovarono quindi tra due fuochi e inasprirono le misure: vennero arrestati i leader degli arrabbiati con l’accusa di un complotto contro il CPS ma per non incorrere nell’ira dei sanculotti, vennero requisiti i beni dei leader per poi distribuirli al popolo.

Robespierre venne così accusato da Danton e dai moderati di voler instaurare una dittatura personale ma lui li accusò a sua volta di corruzione e fa uccidere Danton. In questo periodo vi fu anche il fenomeno della “scristianizzazione”, ovvero venne imposta una nuova fede che si basava su valori laici; la riforme principali furono:

›          Venne proposto un nuovo calendario, completamente differente da quello gregoriano, che contava il tempo a partire dal 22 settembre 1792, giorno successivo alla proclamazione della repubblica, in cui i mesi si stabilivano a seconda dei fenomeni stagionali e agricoli;

›          Vennero abolite le domeniche e la settimana diventava di 9 giorni, di conseguenza ci si riposava solo tre giorni al mese e non più quattro

›          Si cercò di sostituire il credo cattolico con il culto della dea Ragione, santificando i martiri della rivoluzione come Marat (ucciso da una monarchica nel 1793) e nuove reliquie come il  suo cuore.

Il governo giacobino era ormai da solo nell’affrontare le conseguenze di un nuovo sistema di valori che si basava su una costituzione mai entrata in vigore, ed era diventato fragilissimo: il 9 Termidoro (27 luglio 1794) vi fu il colpo di stato in cui Robespierre venne catturato e condannato dai moderati e dalla borghesia che si erano alleati in segreto. Ebbe ufficialmente fine il periodo del Terrore, inteso come dittatura giacobina, ma in realtà la situazione non cambiò: con la Convenzione Termidoriana i girondini presero il potere e perseguirono i giacobini, in particolare con le bande della jeunesse dorée, ovvero giovani di buone famiglia che ricercavano ed uccideva i giacobini. Con il dicembre 1794 venne anche abolito il calmiere ed i prezzi subito si alzarono provocando l’esasperazione della popolazione. La reazione giacobina si ebbe con la Congiura degli Eguali, organizzata da Babeuf, un cospiratore che proclamava la comunione dei beni e l’abolizione della proprietà privata; questo movimento era però isolato e minoritario e venne facilmente represso dall’esercito comandato da Napoleone; importante è ricordarlo come il primo cospiratore comunista ante litteram.

Nel 1795 venne così approvata la nuova costituzione del IIIº anno della repubblica:

– Elezione censitaria(→vedi costituzione 1791), con la conseguenza che pochi potevano raggiungere il potere;

– Abolizione di tutti i principi di assistenza alla popolazione;

– Istituzione del dovere di obbedire alle leggi e all’autorità;

– Potere legislativo ad un parlamento bicamerale in cui il Consiglio dei 500 formulava le leggi, e il      Consiglio degli Anziani le approvava o le respingeva;

 -Potere esecutivo assegnato al Direttorio, che sostituisce il CSP, composto da 5 membri, in particolare Barras, proposti dalla camera dei 500 e approvati da quella degli anziani;

– Potere giudiziario con giudici elettivi.

Intanto, sul fronte estero, era apparsa una nuova minaccia, ovvero il fratello del defunto Luigi XVI si allea con i nobili fuoriusciti e di proclama re di Francia con il nome di Luigi XVII ed organizza con l’Inghilterra (prima coalizione) un attacco militare che però fallisce; ma nonostante ciò riesce a pene-trare nel territorio francese e fomenta la rivolta contro la convenzione che aveva stabilito che il nuovo parlamento dovesse avere 2/3 dei membri del vecchio governo, poiché non poteva permettere che andassero al potere dei monarchici. L’attacco avviene il 5 ottobre 1795 che però viene represso dalle truppe al comando di Napoleone, che acquista sempre più prestigio e popolarità tra i ceti più poveri. In marzo 1796, quando il Direttorio aveva già consolidato il suo potere, a Napoleone fu affidata la cam-pagna d’Italia con lo scopo ufficiale di diffondere gli ideali della nuova repubblica, in realtà lo scopo era di sfruttare il potenziale del territorio ed una mossa strategica per fiaccare le forze degli austria-ci e poter sferrare l’attacco decisivo sul fronte del Reno. L’esercito napoleonico era molto efficiente: era formato sia dai volontari che dai professionisti e rappresentava al meglio la nuova identità francese; in esso contavano solo l’abilità ed il coraggio in combattimento e le promozioni avvenivano sul campo, il che favoriva le relazioni tra i vari ranghi dei soldati poiché gli ufficiali erano parte della truppa.

Napoleone entrò nella penisola sconfiggendo il Piemonte che, con il trattato di Pierasto e di Parigi, cedette alla Francia la Savoia e Nizza; con l’aiuto dei patrioti italiani invase le delegazioni pontificie in Romagna, sconfigge gli austriaci, conquistando il territorio di Milano, spingendosi fino a minacciare Vienna. Il fronte italiano divenne quindi quello principale e abusando del suo potere però stipulò nell’ottobre 1797 il trattato di Campoformio con gli austriaci che gli cedettero la Lombardia ed il Belgio e annetterono le repubblica di Venezia. I territori conquistati furono quindi dichiarati Repubbliche Sorelle come appoggio militare alla Francia. Così facendo tradì anche la fiducia dei patrioti che videro il suo scopo di sottomissione e sfruttamento del territorio. La prima a formarsi fu la Repubblica Cispadana nell’autunno 1796, che adottò la costituzione del 1795 e che adottò anche il tricolore; poi ci fu la Transpadana e quella di Genova; nel febbraio 1798 venne attaccato lo Stato Pontificio e venne dichia-rata la Repubblica Romana; la Repubblica Partenopea fu l’ultima a formarsi, dopo la sconfitta del re di Napoli alleato degli inglesi, Ferdinando IV, ma fu quella che meglio tentò di applicare la costituzione del 1793 che però non entrò mai in vigore a causa dei sostenitori monarchici che indebolivano il governo dei pochi rivoluzionari dall’interno e del ritorno del re e degli inglesi, i patrioti vengono uccisi prima di raggiungere la Francia con un salvacondotto promesso ma non mantenuto dagli inglesi. Le principali riforme che vennero applicate furono l’abolizioni dei titoli nobiliari e del regime feudale ed il decentramento amministrativo. Molti intellettuali definirono questa invasione una rivoluzione passiva in quanto essi avevano solo subito le conseguenze di quella attiva che vi era stata in Francia, senza ma-nifestarne la volontà e in più il territorio non aveva le basi per questa grande modifica. Dopo la scon-fitta austriaca, Napoleone vuole colpire con la stessa tecnica l’Inghilterra, così decide di attaccare l’Egitto che non era propriamente una colonia britannica ma era da li che essa commerciava con l’oriente. Nella primavera del 1798 la flotta francese riuscì ad eludere quella inglese ed arrivò sul ter-ritorio egiziano: nella battaglia delle piramidi Napoleone sbaragliò l’esercito dei Mamelucchi, la casta che dominava il territorio. La flotta di Nelson però trovò quella francese presso il porto di Abukir e la distrusse con l’aiuto degli ottomani. Napoleone fu costretto a rimanere in territorio africano, intanto si formò un seconda coalizione antifrancese tra l’Inghilterra la Russia e l’Austria (dopo la prima del 1794 che portò ad una prima spartizione della Polonia) che recuperò tutti i territori perduti durati la campa-gna d’Italia. In patria intanto i direttori venivano sostituiti uno ogni anno ma l’unico che era rimasta in carica dei primi cinque direttori era Barras, una delle personalità che aveva contrastato Robespierre, che ora pensava di servirsi dell’esercito per rafforzare il suo potere. Con l’aiuto di un altro direttore, Seyès, e di suo fratello, Napoleone riuscì a tornare in patria a metà ottobre 1799 e ad organizzare il colpo di stato del 18 Brumaio dell’anno VIII(9 novembre 1799): i parlamenti vengono trasferiti per pau-ra di un possibile attacco straniero, ma il parlamento non concede al Direttorio di prendere più potere ma essi vengono attaccati dallo stesso Napoleone e vengono esautorati, il Direttorio si trasforma così in un Consolato di cui Napoleone è il primo console con potere assoluto, con potere esecutivo e legi-slativo. A questo proposito egli istituisce:

  • Tribunato, di circa 100 membri, che discutevano le leggi ma non le potevano votare;

  • Corpo Legislativo, di circa 100 membri, che non discuteva ma poteva votare;

  • Senato, di circa 60 membri, con il compito di garantire la costituzionalità delle leggi.

Nel febbraio 1801 è stipulata la pace di Luneville con l’Austria che torna a cedere i territori conquistati nel 1797; nel luglio vi è un Concordato tra la Francia e la chiesa di Pio VII con cui la religione cattolica è riconosciuta come la religione della maggioranza dei francesi, i vescovi sarebbero stati scelti dal Primo console e consacrati dal papa, l’esproprio dei beni realizzato dall’Assemblea costituente fu rico-nosciuto dalla chiesa ma il clero sarà stipendiato dallo stato, in pieno accordo con la secolare tradizio-ne gallicana. Nella primavera del 1802 la Francia firmò la pace di Amiens con l’Inghilterra con cui la Francia abbandonava l’Egitto ma riotteneva Malta.

Napoleone ha il consenso dell’esercito ma vuole ottenere anche quello del popolo e istituisce il plebiscito per permettere alla popolazione di esprimere il suo accordo o disaccordo sulle leggi, anche questo non le può modificare. Si ricorre al plebiscito nel 1802 quando vi è la richiesta di proclamare Bonaparte console a vita ereditario, e due anni dopo nel 1804 con la sua elezione ad imperatore, con l’incoronazione ad opera del papa nella chiesa di Notre Dame e l’anno successivo come re d’Italia. Una delle misure adottate dal nuovo imperatore fu l’adozione di un Codice Civile, che aveva lo scopo di consolidare le conquiste rivoluzionarie ed eliminare quei suoi sostenitori più progressisti:

*        L’interesse per lo Stato venne messo in primo piano e prevaleva sulla proprietà privata che era diventata uno dei primi diritti naturali di ogni uomo;

*        Venne istituita la figura del prefetto nelle amministrazioni locali come rappresentante del potere centrale;

*        Confermava la scomparsa dell’aristocrazia, l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge; la laicità dello stato intesa come tolleranza di tutte le religioni;

*        Riorganizza il sistema scolastico dividendo l’istruzione in primaria, affidata alla chiesa, e secon-daria, delegata a licei ed università, che erano molto selettive in modo da creare una classe diri-gente preparata;

*        Reprime tutte le opposizioni con deportazioni alle Seychelles e in una congiura monarchica, oltre a far uccidere i colpevoli, fa assassinare anche un nobile innocente per dare loro un avvertimento e renderli responsabili per la morte di uno che non centrava nulla;

*        In conformità con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino vengono garantite le libertà personali ed in contraddizione con essa assicurando la Borghesia come classe dirigente;

*        Rafforzò l’istituzione della famiglia a spese della libertà individuale, basandosi su alcuni diritti del precedente sistema patriarcale in quanto poteva far rinchiudere i figli (per un periodo fino a sei mesi) ed era padrone di tutti i beni ma alla sua morte il patrimonio andava diviso tra tutti i discen-denti, non andava solo al primogenito.

La politica napoleonica nel frattempo preoccupava un po’ tutta l’Europa, in particolare l’Inghilterra che nel 1805 formò la terza coalizione antifrancese con Austria e Russia. Anche questa volta vinse la flotta inglese ma le truppe francesi sbaragliarono il nemico. Napoleone però capì che non sarebbe riuscito ad invadere l’isola britannica, così con l’aiuto degli spagnoli decise di attirare la flotta inglese lontano dalle coste della patria ma venne clamorosamente sconfitto nella battaglia di Trafalgar il 21 ottobre 1805, dove però morì l’ammiraglio Nelson. Sul continente invece la vittoria francese ci fu definitiva-mente il 2 dicembre nella battaglia di Austerlitz (detta dei Tre imperatori poiché combatterono Napo-leone Francesco II d’Asburgo e lo zar Alessandro I): la Francia ricevette il Veneto l’Istria e la Dalmazia con la pace di Presburgo del 26 dicembre 1805 ed in più fondò la Confederazione del Reno (ormai non esisteva più il Sacro Romano Impero tedesco) con le province della Baviera, del Baden e di Wüttemberg. Questa volta vi la reazione della Prussia che diede vita alla quarta coalizione con Inghilterra e Russia l’anno dopo ma l’esito fu sempre lo stesso: il 25 giugno 1807 l’imperatore e lo zar si incontrarono e firmarono la Pace di Tilsit. La Polonia venne definitivamente tolta alla Prussia e divisa in Ducato di Varsavia, data al re di Sassonia, e il Regno di Westfalia, che andò ad un fratello di Napo-leone. Contro l’Inghilterra, invece adotta misure più severe imponendo a tutti i paesi europei un blocco commerciale secondo non doveva esserci alcuna relazione commerciale con gli inglesi, in modo da danneggiare i suoi interessi. La realtà era che molto paesi dipendevano economicamente da essa e quindi continuarono a commerciare di contrabbando.

Rossella Natalini

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