Scienza Etica e Religione


Tra dogmatismo e relativismo

di Franco Caristo

Il  rischio latente che  sottende  la riflessione  su questioni che riguardano  la scienza, letica e la religione  è spesso  il  ricorso  alla  propria  ideologia    per  legittimare, non senza più o meno    evidenti forzature, le personali convinzioni etico-morali e religiose o il proprio punto di vista.  Ciò a volte genera  reali difficoltà nell’approccio ai problemi e alla loro comprensione.                                

In questa prospettiva, pertanto, e per quanto riguarda il nostro discorso, ritengo che ogni atteggiamento  dogmatico – sia laico che religioso – porta ad  arroccarsi nella difesa aprioristica di posizioni dottrinarie e di principi  che impediscono di cogliere  in maniera equilibrata le relazioni, le convergenze e gli innegabili  intrecci  tra i grandi temi del nostro tempo: tra  il  pensiero scientifico  e   la religione , tra la scienza e letica, tra i diritti soggettivi  e  le leggi di uno Stato, tra le  spinte verso  la  totale laicizzazione delle moderne società e le radicate convinzioni confessionali  o i  consolidati valori  morali collettivi della tradizione.[1]  Perciò credo che quando si  propone alla riflessione della pubblica opinione , fuori dunque dall’ambito specialistico, un ventaglio di problematiche che vanno dalla manipolazione  genomica  fino alla clonazione -   transitando su tematiche come  l’aborto, leutanasia, la procreazione assistita, la ricerca sugli embrioni umani, la manipolazione del Dna, l’inizio e la fine della vita -  non vi è dubbio che bisognerebbe procedere con molta onestà intellettuale, poiché ci si imbatte in  posizioni  e principi  storicamente dialettici: da una parte, cioè, la religione, – quale che essa sia  con  le sue credenze,  la sua morale, i suoi stereotipi valoriali, i suoi  fedeli e il suo fideismo  -   dall’altra  la scienza – con il suo abitus epistemologico, l’immanentismo, i suoi metodi razionalistici, la radicalità  delle  sue conclusioni  antimetafisiche.   Due concezioni e due tipi di cultura  – scrive Nicola Romanò –  totalmente opposti : da un lato la cultura  scientifica generalmente posizionata su una concezione galileiana dell’universo votata a un forte positivismo che legittima qualsiasi azione dall’altro quella umanistica,soprattutto quella di stampo religioso che riconosce dei forti limiti  oltre i quali non è giusto che l’uomo si spinga in alcuna situazione “ .[2]   Non si  può  negare, d’altra parte,  che  la  componente  dogmatica,  presente  nelle due  concezioni  e negli uomini che le difendono, è spesso nemica della razionalità  e del rigore intellettuale  che  si pretendono  allorquando si  dibattono  tematiche di cos’ largo interesse e di indubitabile peso politico e morale. Ma sulla neutralità” -  come  equilibrio di valutazioni e di giudizi -  che dovrebbe essere il carattere distintivo  del dibattito sull’etica e sulla scienza  prevalgono antiteticamnete  i   punti  di vista di chi difende  l’uno o l’altro sistema,  che va ad assumere dunque  la forma di inconfutabile certezza. 

Tale antitesi  è più evidente nella evoluta società nella quale viviamo, segnata da una oggettiva complessualità, causa nello stesso tempo ed effetto delle irreversibili  trasformazioni tecnologiche e materiali che  rappresentano il  comune denominatore  della storia europea dei secoli XIX e  XX.

Bisogna riconoscere che è una società adulta, che cerca la propria fisionomia attraverso la ridefinizione dei paradigmi valoriali dominanti e dei modelli etici  diventati, nell’arco di secoli,  sovrastrutture fondative della morale corrente; una società pertanto  non più in atteggiamento di dipendenza dallimmutabile  sistema  etico -ideologico  della Chiesa, ma  che al contrario nel corso degli ultimi due secoli   ha   privilegiato  una nuova   etica  della conoscenza – fondata sulla scienza e sulla ricerca – come  unico valore  antropologico e ontologico, all’interno di  una visione  pragmatica, fenomenologia della vita e della  persona  umana. [3] 

All’interno delle imponenti  trasformazioni  culturali  del XIX secolo – che procedono dall’idealismo al positivismo, dal creazionismo  all’evoluzionismo -  matura   irreversibilmente, accanto  al pensiero  laico  e allo sviluppo scientifico   dell’Europa  moderna e contemporanea, anche una diversa idea della vita [4] :  da una concezione sacrale”  si  passa  a una concezione biologica”, dalla cultura della vita ” si passa alla libertà della scienza ” con le conseguenti  giustificazioni per qualsivoglia  intervento scientifico.  

Ma  non  vi è dubbio -  senza soffermarci più di tanto sulle  correnti filosofiche antimetafisiche  del ‘900  o sul pensiero nietzschiano che affida alla scienza il compito di demistificare i valori assoluti [5] -  che  lo spirito laico e laicista   ha  contribuito alla nascita di     una  società nella quale  -   demitizzato  lo scientismo  dogmatico e lintransigente  manicheismo cristiano – convivono visioni  pluralistiche – e nondimeno discordanti -  dei problemi etico-scientifici, all’interno di una oggettiva relativizzazione del concetto di  valore”,  convivono   una libertà  di  pensiero e uno  spirito di tolleranza   che servono ad impedire pericolose e polemiche  chiusure   in difesa  dei propri  paradigmi valoriali, giusti  o meno che siano . E necessario dunque che nella discussione  su temi di  rilevanza universale si  superi  il  residuale  ideologismo, poiché i nodi  problematici, dal punto di vista  delle responsabilità etiche, riguardano  sia l’uomo di scienza  sia l’uomo di fede, sia lateo che il credente.  Infatti le   ineludibili  sfide etiche   che   il  progresso della  conoscenza  inevitabilmente oggigiorno  propone  hanno   una dimensione dilatata e  indifferenziata, che  attraversano  spazio e  categorie culturali, e richiedono soluzioni condivise e  obiettivamente legittimate da finalità  pratiche tendenti a  rendere migliore  la qualità  della  vita  delle persone. [6]    

Nel  campo  della bioetica, in particolare, che tocca le concezioni e i sentimenti più profondi  dell’uomo,  credo che ogni discorso dovrebbe tendere a superare  le posizioni ideologiche preconcette,  che contrappongono credenti e laici, a superare soprattutto i fondamentalismi  che impediscono alla morale contemporanea di  integrare i principi etico – religiosi con la scienza, considerando come anche sotto il profilo giuridico  assumono  nella complessità  della questione principi come  la tutela della libertà personale  e della dignità  degli esseri  umani, specie quando trattasi di ricerca sugli embrioni, sulla clonazione e sulle cellule staminali. [7]

Non vi è dubbio che  il relativismo etico dei nostri tempi  si oppone alla immutabile concezione del mondo propria della religione – con il suo fardello  di  obblighi, di comandamenti, di dogmi, di limitazioni, con le sue fabulazioni superstiziose – la quale  cessa di   essere  il modello predominante per la vita degli individui,  finendo con il creare   una  frattura insanabile  tra  morale laica e morale  religiosa,   radicalizzando ulteriormente  i contrasti  storici .

Ma mi pongo una  domanda : laffrancamento dall’autoritarismo della religione ha  portato  l’uomo  a scavalcare  la propria dimensione morale, a improntare la propria condotta ad una sorta di  anarchia etica ?

Pur rispondendo negativamente, non vi è dubbio che se  in non meno di 150 anni l’uomo è  uscito da una condizione di minorità” – come scrive  Kant -   ciò lo si deve alla scienza , fattore di storia che ha risolto problemi pratici di immensa portataampliando lo spettro delle nostre possibilità di intervento sulle cose e su noi stessi “. [8]

Pertanto:   può  l’umanità  sopravvivere senza la scienza e le sue applicazioni ? soprattutto a chi giova innalzare o rafforzare steccati  sui grandi temi  etici e morali   diventati ormai patrimonio universale – ma a volte anche sottili e inutili  pretesti per violente campagne ideologiche – configurando  più visioni del mondo e più morali ? [9]

Si  prepara dunque un altro mondo, una civiltà diversa, unera del tutto nuova, con effetti rivoluzionari  sulle nuove generazioni e con differenti valori etici”[10] che possono nondimeno essere non integrati” con quelli  della tradizione, ma non per questo dovrebbero correre il rischio di vedersi travolgere dalle crociate fideistiche e dal parossismo religioso. 

Certo la  prospettiva di una società  tecnologicamente disumanizzante” laddove enorme sarà il potere della scienza alla quale tutto sarà subordinato,   sollecita continuamente i richiami della Chiesa  e lo stesso Giovanni Paolo II  nella Enciclica  Fides et Ratio  cos’  scrive : la scienza si prepara a dominare tutti gli aspetti dell’esistenza umana attraverso il progresso tecnologicola mentalità scientista è riuscita a  far accettare l’idea  secondo cui ciò che è tecnicamente fattibile diventa per ciò stesso anche moralmente  ammissibile”. [11] 

All’interno, dunque, del dibattito sulle grandi questioni etiche generate dalla scienza è significativo, in questa sede,  focalizzare il punto di vista delle religioni  -  quella ebraica e  quella cristiana nell’articolazione delle sue Chiese (evangelica, valdese,metodista, battista. ..) che  si muovono in un tracciato fatto di coesistenza e di dialogo aperto con la scienza  e con gli Stati laici, per contribuire ad una equa e solidale ricerca del progresso  materiale e morale della società.

Si può affermare perciò  – ma il tema troverà  una sua ampiezza di trattazione intus – che  di fronte  a questioni etiche fondamentali come l’aborto, leutanasia, la  procreazione medicalmente  assistita, la clonazione ecc la posizione delle confessioni  religiose  è  mediamente equilibrata, trattandosi di problemi che coinvolgono l’essenza stessa della vita umana, e si orientano verso atteggiamenti di  ragionevole apertura  nei riguardi di  temi che  si raccordano fortemente   alla bioetica e  alla stessa struttura sociale.

In un documento  della  Tavola Valdese approvato dal Sinodo 2000 sulla Bioetica  composto da un  Gruppo di lavoro che ha discusso  sulle questioni  etiche  poste dalla scienza, costituito da membri delle Chiese Evangeliche attive nell’ambito della ricerca, dell’università e della chiesa –  si legge che l’etica non disconosce il concetto di autonomia della scienza anche se si prospetta tuttavia un’intima relazione tra conoscenza e responsabilità“.[12] Di fronte ad  alcuni assunti  importanti  della società contemporanea il pensiero protestante si muove  comunque sempre assumendo come  riferimento  etico – e morale i modelli biblici ( vetero e neotestamentari). Cos’ ad esempio circa l’aborto, gli embrioni, la fine della vita ecc

Anche  il  punto di vista della tradizione ebraica riguardo i temi della bioetica appare vicino ai bisogni reali degli individui: sull   aborto si mostra  assai equilibrato  giacché  non lo esclude completamente, né lo consente indiscriminatamente, suffragandolo addirittura con il ricorso  alla Halakhah  (la legge ebraica) che governa lo status del feto. Sugli altri problemi posti dalla bioetica  le autorità rabbiniche, e più in generale il pensiero ebraico, hanno dimostrano  una  ragionevole attenzione agli sviluppi tecnici e ai loro potenziali benefici per l’uomo, insieme a una prudente vigilanza e a una incessante e talora lacerante riflessione, per la tutela dei principi etici su cui si fonda la tradizione dell’ebraismo e la convivenza civile dell’umanità .

 Note


 


[1] Sotto tale profilo richiamo, en passant, la recente  polemica  sollevata dalle parole dell’arcivescovo di Genova  Mons. Angelo Bagnasco che ha rifiutato di andare al Festival della Scienza , sostenendo che il programma è a senso unico, troppo laicistico”  (Il Corriere della sera del 30/10/2006) . 

[2] N. Romanò,  Bioetica e Diritto:come regolamentare la scienza, in www.Scienze.it

[3] La moderna  ricerca scientifica, levando alla religione il monopolio”   della  definizione delle  ontologie trascendenti “  -  l’esistenza di Dio, il dono della vita,  il valore salvifico della morte, la prospettiva  trascendente  dell’esistenza ecc.. – e della codificazione e storicizzazione dei valori “,  ha  ricondotto   la riflessione  sull’esistenza dell’uomo come  persona e non come figlio di Dio, con tutte le conseguenti implicazioni  scientifiche, etiche e morali. 

[4] Sul problema della differenza tra bioetica  laica e cattolica si veda: FORNERO, Bioetica cattolica e bioetica laica, Milano,2005

[5] Cfr: F.W. NIETZSCHE, La gaia scienza, testo che rappresenta il momento illuministico e positivistico del  filosofo tedesco il quale  esalta il pensiero scientifico e antimetafisico che ha il compito di  decostruire la morale tradizionale “.

[6] In questa prospettiva  non  trova posto , è chiaro,  la ricerca pura  o fine a se stessa o piegata  a scopi  che  vanno  contro il bene  dell’umanità  poiché deve esistere la  relazione tra  progresso tecnico-scientifico e  ottimizzazione della dimensione materiale dell’esistenza. Le risorse della scienza non possono essere  utilizzate dagli Stati come strumenti di potere né poste  al servizio della ricchezza. Su questo aspetto Cfr: GROCHOLEWSKI, Il vangelo e la cultura nel cammino dell’uomo, Conferenza tenuta a Santiago di Compostela, luglio 2000.

[7] Si deve prendere atto che oggi resta inscindibile il trinomio scienze – etica – diritto e che la scienza ha bisogno di una regolamentazione normativa laddove lascia intravedere  una preponderanza sulla coscienza”. Il biodiritto difatti se non può codificare le coscienze, deve occuparsi  di nodi delicati quanto fondanti della persona umana, quali i diritti inviolabili dell’uomo, la libertà, la dignità, la tutela della persona, contemperando bisogni della scienze e  necessità dell’etica.

[8] GISMONDI, Dizionario interdisciplinare di scienze e fede, v. Progresso,  Roma,2003

[9] Anche in ambito prettamente cattolico non mancano studiosi poco propensi a riconoscersi nelle posizioni dottrinarie ufficiali della Chiesa, espressi dal magistero di Giovanni Paolo II  e da Benedetto XVI. Cfr: FORNERO, Bioetica cattolicacit. intr. P. X

[10] Cfr: U. APOLLONIO, Scienza e ricerca cit. p. 22

[11] GIOVANNI PAOLO II, Enciclica Fides et Ratio, 14 settembre 1998, cap.5

[12] Cfr:  I problemi etici posti dalla scienza,  documento programmatico della Tavola Valdese, formulato dal Gruppo di lavoro composto nel 2000 da membri  delle chiese evangeliche operanti nel settore della ricerca e della chiesa.