Se hai il patentino di Italiano


non rientri fra il 30% di stranieri

“Un patentino d’italiano per gli stranieri a scuola”
Come applicare il tetto del 30 per cento della Gelmini
In Piemonte quasi 10 mila studenti frequentano scuole in cui la presenza straniera supera il 30 per cento
La Stampa – 20 gennaio 2010

Proposta del Pdl: servono classi separate per recuperare
Alessandro Mondo
Torino
Un «patentino» che certifichi la conoscenza della lingua italiana come requisito per inserire gli alunni stranieri nelle classi ordinarie delle elementari e delle medie. I destinatari sono i ragazzi che non hanno precedenti scolastici nel nostro Paese (ad esempio i tre anni di asilo). A maggior ragione, quelli che prendono posto tra i banchi ad anno scolastico già iniziato.
E uno dei progetti che confluiranno nel programma elettorale del Pdl alla voce «Istruzione». Tema delicato e a forte rischio di equivoci, quello del «patentino», che spinge il consigliere regionale Gian Luca Vignale – autore della proposta illustrata ieri – a mettere tutti i puntini sulle «i». Il dato di partenza era la difesa della linea del ministro dell’Istruzione, cioè il tetto del 30% della presenza straniera nelle classi, partendo dai dati regionali: «In Piemonte quasi 10 mila alunni frequentano scuole in cui la presenza straniera supera il 30%. Se non verrà garantita una percentuale inferiore, la capacità di apprendimento degli alunni sarà a rischio e si creerà una scuola a due velocità».
Al netto della proposta Gelmini, il Pdl piemontese ne avanza altre tre. In primis il «patentino». L’idea è la seguente: fino a quando non hanno ottenuto il certificato, i ragazzi di cui sopra si limiterebbero a seguire le lezioni ordinarie, dove la conoscenza dell’italiano non è fondamentale: lingue straniere, educazione tecnica, fisica, artistica, informatica. Al contrario, nelle ore dedicate alle materie umanistiche confluirebbero in una o più classi separate dove affronterebbero lo stesso programma dei loro compagni ma con il sostegno di un insegnante dedicato. La mattina, in orario curricolare, e – nel caso – anche il pomeriggio. Nella stessa ottica si potrebbe pensare a corsi di lingua estivi.
Questa, a grandi linee, l’idea di Vignale e più in generale del Pdl: «Si tratta di una soluzione che agevolerebbe i bambini stranieri senza penalizzare gli italiani». Quanto basta per far sbottare Gianna Pentenero, assessore all’istruzione nella giunta-Bresso: «Mi sembra una proposta di chi non conosce il mondo della scuola, con i suoi problemi, e quanto è stato fatto in questi anni. Premesso che il bimbo impara più in fretta se resta nella classe, e quindi ha modo di confrontarsi costantemente con i compagni, nel migliore dei casi la proposta del Pdl presuppone figure professionali in più per seguire gli stranieri. Non è meglio prevederle nelle classi ordinarie, dico io, favorendo l’avanzamento del programma?» Altra domanda: «Come si concilia un simile modello con il taglio degli insegnanti e delle risorse nelle scuole? Scaricando sulla Regione competenze che non le competono?».
Proprio ieri lassessore ha protestato contro il taglio delle spese scolastiche per le pulizie e per la vigilanza previsto dalla circolare ministeriale inviata a tutti i dirigenti scolastici: la sforbiciata richiesta è del 25%. Al contrario, Vignale ritiene che i fondi si possano trovare ottimizzando quelli già previsti dalla Regione per sostenere economicamente gli istituti che hanno una concentrazione di studenti stranieri medio alta. Un dibattito che, al di là degli schieramenti, sottolinea l’attenzione per un fenomeno che pure in Piemonte ha subito una forte accelerata negli ultimi anni (vedi tabella).
Le altre due proposte targate Pdl rimandano allo stesso tema. La prima presuppone la «dichiarazione di percorso scolastico» del ragazzo straniero da parte della famiglia, cioè una sorta di autocertificazione sui suoi precedenti di carattere didattico. La seconda – diretta alle scuole materne, elementari e medie inferiori – rimanda ad una «Commissione per l’orientamento». Obiettivo: definire un inserimento degli stranieri il più mirato possibile, tenendo conto della distribuzione degli studenti sul territorio. In sostanza, spiega Vignale, si tratta di «spalmare» la presenza degli stranieri nei vari istituti in maniera più omogenea di quanto accada oggi.
Proposito teoricamente condivisibile, commenta lassessore Pentenero, che però si scontra con un modello scolastico caratterizzato da classi sempre più grandi e con meno insegnanti.