Senilità

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

Italo Svevo

relazione di narrativa di Marco Tonello

Anno Pubblicazione:  2° Ediz. 1927

ITALO SVEVO: la vita e le opere

L’ opera di Italo Svevo (Trieste 1861 – Motta di Livenza, Treviso 1928), pseudonimo di Ettore Schmitz, costituì un momento di passaggio tra le esperienze del decadentismo italiano e la grande narrativa europea dei primi decenni del Novecento. La coscienza di Zeno, in particolare, ha influenzato la narrativa italiana degli anni Trenta e del dopoguerra. Di famiglia ebraica, Svevo riuscì, grazie alle caratteristiche culturali di una città come Trieste, allora parte dell’Impero  Austroungarico, ad acquisire uno spessore intellettuale raro nei nostri scrittori del tempo. Al centro di questa sua formazione stanno la conoscenza della filosofia tedesca (soprattutto di Nietzsche e Schopenhauer) e della psicoanalisi di Freud. Come scrittore Svevo rimase però a lungo sconosciuto e l’insuccesso dei suoi primi due romanzi, Una vita (1892) e Senilità (1898), fu anzi tale da indurlo per circa vent’anni al silenzio letterario. Mentre viveva una tranquilla vita di impiegato e poi di dirigente nella ditta di vernici del suocero, non aveva affatto smesso, tuttavia, di coltivare la letteratura, come testimoniano i suoi racconti (in gran parte pubblicati postumi) e i numerosi scritti minori. Nel 1907 Svevo prese lezioni di inglese dal grande scrittore irlandese James Joyce, il quale lo incoraggiò a scrivere un nuovo romanzo. Ma solo poco dopo la fine della prima guerra mondiale Svevo cominciò a elaborare La coscienza di Zeno (1923), unanimemente considerato il suo capolavoro. In questo romanzo lo scrittore triestino, anche grazie alla conoscenza della psicoanalisi, sviluppa un’analisi psicologica di straordinaria profondità e costruisce tecniche narrative modernissime, soprattutto per la tradizione italiana. Attraverso la rappresentazione interiore della nevrosi del protagonista e narratore, l’autore riesce infatti a rendere la soggettività del pensiero e dei ricordi, in una narrazione che appare ormai quasi completamente svincolata dalle convenzioni realistiche ottocentesche. Ma la novità di Svevo sta anche nella sua ironia, nella costruzione di un protagonista “inetto”, radicalmente antitragico e antieroico.La fortuna critica di Svevo comincia soprattutto dopo la sua morte, a partire dal numero speciale a lui dedicato nel 1929 dalla rivista fiorentina di letteratura “Solaria”.

EDIZIONE CONSULTATA

Classici Moderni Oscar Mondatori  1999

GENERE

Romanzo Novecentesco

TIPOLOGIA

Romanzo di carattere, d’ analisi e psicoanalisi (è evidente la centralità dello studio dei personaggi e delle ripercussioni che le vicende personali hanno sulla psiche degli stessi).

DIVERSITA’ DA ALTRI  ROMANZI

Può essere considerato uno dei primi forti ed efficaci tentativi di allontanamento dal Verismo e Naturalismo Ottocentesco che miravano all’analisi dei condizionamenti che l’ambiente sociale determinava sulla vita del singolo individuo. In “Senilità” non è presente questo scopo mentre è invece maniacale l’attenzione all’introspezione psicologica dei personaggi coinvolti nelle loro vicende di vita non influenzate dagli avvenimenti storici.

TRAMA

Emilio Brentani, trentacinquenne triestino, è un modesto impiegato che , nell’ambito della sua città, aveva pubblicato un romanzetto che gli dava ora la fama di “piccolo letterato” spesso dimenticato ma comunque apprezzato dalla critica locale. Vive un’esistenza ordinaria, monotona, senza alcun divertimento insieme alla sorella, Amalia, donna gentile e buona ma autosegregata nell’ambito domestico, esiste solo per il fratello.
Improvvisamente nella vita di Emilio entra una bella e vigorosa donna popolana, Angiolina, che fa cadere il povero protagonista in una profonda relazione amorosa. Come due perfetti amanti vagono nei luoghi più romantici della Trieste di fine ‘800, solo uno strano amore unisce queste due creature tanto diverse e incompatibili, lui profondo, letterato, maturo, vuole essere il maestro  di quella donna così superficiale, vivace, volgare … sciocca. Emilio, deciso ad amare e cambiare Angiolina, la presenta al grande amico Stefano Balli, scultore di poca fama, ma grande esperto in materia di donne e conosciuto nell’entourage come abile play-boy.
Il fascino dell’artista quarantenne rapisce sia Angiolina che Amalia, la sorella di Emilio, che vedeva in quell’amore tutta la vita che fino ad allora aveva perso. Mentre Angiolina si concede facilmente al Balli che la respingeva per fedeltà dell’amico, Amalia, poiché Stefano non corrispondeva i suoi sentimenti cade in una profonda e nascosta depressione e si getta nell’oblio inalando dell’etere profumato. Quando ancora la sorella delirava ed era vicina ad una fine, Emilio lascia angosciato Angiolina che ora appariva ai suoi occhi solo come una grande  fenile ingannatrice. Dopo la morte inevitabile di Amalia, Emilio resta solo, rassegnato ad una lunga e precoce  “senilità”.

STRUTTURA  

Cap. 1-2-3               Emilio incontra Angiolina, amore idilliaco tra i due, Emilio vuole educarla
 
Cap. 4-5-6-7           Angiolina conosce il Balli. Gelosia di Emilio che, a causa di Stefano e dell’ombrellaio,  lascia la donna.
 
Cap. 8-9                  Emilio torna ad occuparsi di Amalia e scopre che la sorella ama il Balli.
 
Cap. 10                   Emilio e Angiolina si rincontrano, scoppia la passione.
 
Cap11-12-13-14    Delirio di Amalia, Angiolina si cede al Balli, Emilio la lascia, morte di Amalia. 

NARRATORE  

E’ esterno e coincide con l’autore, non esplicita la propria presenza e non  esprime giudizi personali, ma si limita a raccontare le azioni, descrive i personaggi e le loro emozioni. Il punto di vista adottato non è unico; il narratore tiene sempre vive varie prospettive che danno visioni suggestive di uno stesso elemento. Non è onnisciente perché il più delle volte la focalizzazione è interna e coincide con il pensiero di Emilio.

PROTAGONISTA   

Il protagonista del romanzo di Svevo è il trentacinquenne Emilio Brentani. Vive grazie all’attività di impiegato presso una società di assicurazioni ed è uno scrittore in erba che ha pubblicato un romanzo che non ha avuto grande successo, ma che gli ha dato la fama di piccolo letterato nella società triestina. Emilio è consapevole che la sua vita è vuota e proprio per questo decide di intraprendere un’avventura amoroso con Angiolina, una donna piena di vita, stravagante, esuberante, popolana. L’introspezione psicologica del personaggio costituisce il tema centrale di tutta l’opera: azioni, emozioni, pensieri vengono continuamente scandagliati dall’autore, non sono importanti i fatti ma le loro ripercussioni nell’animo di un personaggio. Emilio cambia continuamente lungo tutto il romanzo è un percorso di vita il suo: consapevole della nullità della sua esistenza si innamora di Angiolina, costruisce questo rapporto, lo pianifica fin dall’inizio “…non deve essere una cosa seria…”, inventa le sue gelosie, i momenti di crisi, l’amore completo, infine ha la sua aspra presa di coscienza. Un sogno pianificato da lungo per rompere la monotonia di una vita senza orizzonti. Possiamo avere un quadro completo della psicologia di Emilio analizzandone  i diversi rapporti con gli altri personaggi. Emilio in relazione con Angiolina, appare per contrasto uno sconfitto per vocazione, apatico, piatto, quasi insulso, mentre Angiolina è  piena  di salute sin dalle prime pagine del romanzo. L’insistenza sul particolare della “salute” della ragazza, evidenzia il contrasto con la “senilità” di Emilio. Angiolina è legata a una reale concretezza che le impedisce di pensare e di riflettere, Emilio tenta sempre invece, di allontanarsi dalla dimensione terrena per abbracciare una visione mistica e assoluta. La gelosia del protagonista è scatenata da tutto ciò che non conosce della vita della sua amata, si scatena quando vede le famose foto in bella mostra come fossero trofei nella camera della donna. Emilio decide da subito di diventare pedagogo di Angiolina, la vuole educare, ammaestrare: “…gli venne la magnifica idea d’educare lui quella fanciulla. In compenso dell’amore che ne riceveva, egli non poteva darle che una cosa soltanto: la conoscenza della vita…Povera fanciulla! Onesta e non astuta!…” (Cap.2). Lui, Emilio, che non aveva mai vissuto la propria vita, voleva insegnare a lei, Angiolina, l’arte di vivere!
Di tutt’altra natura è il comportamento del protagonista nei confronti di Amalia, la sorella. Insieme sono i due deboli che vivono solo a supporto l’uno dell’altro, senza Emilio la vita di Amalia sarebbe stata totalmente vuota, ed è infatti quando il protagonista si allontana da Amalia che la donna comprende la nullità della sua esistenza e giunge fino all’oblio. È invece impregnata di paternalismo la relazione tra Emilio e Stefano Balli, il Brentani che “…aveva succhiato dai libri una grande diffidenza e un grande disprezzo dei propri simili…”, subisce il fascino dell’amico che è, al contrario di lui, forte e sicuro, ne imita persino il modo di camminare, parlare, gesticolare. Emilio e Amalia non vengono descritti  esteriormente, ciò che più interessa è la loro interiorità; al contrario Stefano e Angiolina  vengono descritti fisicamente perché in loro l’apparenza e l’esteriorità hanno grande importanza. Emilio, sconvolto dalla morte della sorella, alla fine del romanzo conclusa la traviante esperienza di vita, si chiude nella resa e nella passività della “senilità”.

ALTRI PERSONAGGI

Stefano Balli : “…era un bell’uomo, con quella sua barba, elegante, brizzolata, ma dai riflessi d’oro… agile e forte… era la personificazione del lavoro intelligente… anche Emilio lo ammirava soffrendo”.
Così Stefano Balli, scultore, amico da più di dieci anni del protagonista, ci viene descritto nell’undicesimo capitolo, è un uomo pieno di vita, play-boy, dolce amante. Nei confronti di Emilio si pone come un esperto conquistatore che spiega i suoi segreti all’amico. Se in un primo tempo Emilio accetta di buon grado la consulenza di Stefano, in seguito diventerà geloso del rapporto tra Angiolina e lo scultore. Il Balli si dimostra goffo e impacciato nel capire i sentimenti che Amalia nutriva per lui, mentre uno sguardo attonito e inconsapevole lo accompagna durante il delirio della povera sorella di Emilio. Amante della bellezza e dell’esteriorità non si cura dell’animo delle persone, per tutto il romanzo viene chiamato Stefano quando è in sintonia con Emilio, Balli quando è più distaccato da lui.
 
Angiolina Zarri : “una bionda, dagli occhi azzurri grandi, alta e forte, ma snella e flessuosa, il volto illuminato dalla vita, un color giallo dicembre soffuso di rosa da una bella salute.” In questo modo Angiolina ci viene presentata nel primo capitolo, è una splendida figlia del popolo, piena di vita e di energia, sempre in salute a differenza di Amalia che rappresenta la malattia in persona. A differenza di Emilio, questa donna non ha attenzione all’interiorità, è senza troppa moralità, animata da una smania di affermarsi nella società, per lei il tradimento non è un problema. Senza remore né rancori, doppia, menzognera, imprevedibile, gli aggettivi per lei si sprecano : bionda, infingarda, bugiarda anche di fronte all’evidenza, volgare, furba, lungo tutto il romanzo è sempre la stessa, non cambia mai, ciò che cambia è come Emilio la vede, prima Ange, creatura celeste, poi Giolona, “…con quelle vocali larghe, larghe, il disprezzo stesso fatto suono” ( Cap. 4).
Angiolina è la vera grande protagonista del libro, è la rappresentazione di una condizione storica, di una classe sociale. Non ha interiorità, non ha anima, vive così con leggerezza, senza preoccuparsi del domani, è inutile sperare che Emilio la possa cambiare, sono puramente inefficaci i suoi profondi discorsi sul  “socialismo utopico”. Nonostante tutto, lei è l’unica persona che nel romanzo raggiunge la sua meta, fugge a Vienna con un cassiere di banca, la sua vita così superficiale è la sua strategia vincente.
 
Amalia Brentani :  per quanto riguarda l’aspetto fisico di lei conosciamo solo il colore degli occhi: grigio. E’ un particolare che viene continuamente proposto con un che di assillante assieme all’aspetto malaticcio e deperito che contrasta con la salute di Angiolina. La sua vita è grigia come i suoi occhi, il suo unico motivo di esistenza era il servizio e l’amore del fratello. Disperata per la delusione dell’amore non corrisposto, non avendo più altra ragione di vita, cerca l’oblio nell’etere profumato. La sua è una vita non vissuta, l’ultimo accenno di vitalità della ragazza, nel nono capitolo, è l’immagine di questa che cammina sola a passeggio, con  un abito inconsueto, azzurro chiaro. La sua persona corrisponde all’ambiente spoglio e disadorno della sua casa dalla quale esce solo tre volte, va a teatro con Emilio, ma anche lì le vicende rappresentate in scena sembrano una parodia della sua vita. Il suo delirio è uno dei momenti più toccanti e belli del romanzo, nel suo vaneggiare insensato c’è la verità che si esprime come quando Emilio coglieva le frasi spezzate dei suoi sogni. Il suo delirio è un lungo dolore cosciente e c’è un particolare che è più volte ripetuto e che è l’emblema della condizione della ragazza: “ Trasse poi a se le mani che una sorpresa incredula trovò di nuovo vuote…” (Cap. 12 ), più volte delirando compie questo gesto: è la presa di coscienza, nell’incoscienza, della tragedia della sua vita vuota.

TEMPO

E’ indeterminato. Svevo non dà alcuna indicazione temporale e per il lettore stesso diventa difficile fare un conto dei giorni e del tempo che passa. Le osservazioni  su questo aspetto sono poco valide in quanto mancano date precise, l’intera vicenda dura forse circa un anno ed è coincidente al momento della stesura dell’ opera (1895-1897). Sono presenti ellissi, prolessi e sommari, ma rivestono una grande importanza i dialoghi e le riflessioni. Il tempo del racconto è quindi spesso rallentato o coincide con il tempo della storia (nei dialoghi); a questo rallentamento si oppongono le frequenti ellissi implicite. La sera è il momento topico di tutto il romanzo contrapposto al giorno lavorativo: è il momento dell’amore e delle relazioni con gli altri.

LUOGHI    

Italo Svevo ambienta il romanzo nella città natale, Trieste, allora posta al confine del territorio austro-ungarico , città quindi crocevia di culture, lingue e commerci, intenta in un impegnativo sforzo verso il progresso. Trieste può essere persino intesa, secondo me, come un personaggio stesso, che ha una sua forte rilevanza nelle vicende. Nei suoi esterni appare naturale, città felice degli amanti e del divertimento, sono descritte terrazze romantiche illuminate dal pulsare delle stelle, (Cap. 1 Terrazzo di S. Andrea), vedute del mare che instaura, proprio come una persona, un rapporto intimo con il protagonista, oppure  vie solitarie e poetiche, come la strada d’Opicina fiancheggiata da folti ippocastani (Cap. 2). Tutto è idilliaco, tutto è romantico, la città descritta non è quella impegnata e lavorativa, delle lunghe giornate, ma quella che si animava la sera e la notte nei locali e nei luoghi d’incontro tipici della  gioventù triestina.
Al contrario gli interni descritti hanno un che di artificiale e di studiato. E’ evidente la stretta relazione che lega i personaggi alle loro case, i luoghi sembrano interiorizzare la situazione esistenziale e psicologica delle persone che le occupano, l’interno  di una casa è l’interiorità, la coscienza del personaggio. Per giustificare questa affermazione basta ricordare la descrizione della casa di Amalia ed Emilio così semplicemente vuota e grigia come la loro vita, oppure la grande stanza del Balli, dove scolpiva le sue statue, un vecchio magazzino al quale era lasciata la ruvidezza antica. Lì troviamo le molte poltrone di forma varia ed elegante, diverse perché diverse erano le esigenze del riposo che di volta in volta gli occorreva, emblema delle varie donne che egli cambiava continuamente .

STILE     

Sappiamo che Svevo, dopo aver pubblicato per la prima volta nel 1898 senza successo questo romanzo, sull’onda della gloria ottenuta da “La coscienza di Zeno”, ripresenta l’opera nel 1927 dopo averla corretta con un professore, infatti egli era  austriaco di nascita ed il tedesco era la sua lingua madre, l’italiano lo imparò soprattutto grazie a  studi individuali. 
Scrivere in una lingua che aveva imparato a autodidatta non fu certamente facile e per questo  volle far correggere la prima stampa del romanzo. Tuttavia anche in questa seconda edizione che noi leggiamo sono sparse qua e là costruzioni sintattiche molto strane e alcune volte poco italiane. Già dal primo capitolo, però, si possono notare le due caratteristiche essenziali dello stile sveviano, la fluidità e la tecnica aggirante che danno all’intero racconto la continua impressione di progressione e di omogeneità.

CONTESTO  

Tutto ciò che sta al di fuori della vicenda dei quattro personaggi principali viene tralasciato e non preso in considerazione. Sono totalmente assenti digressioni sulla situazione sociale, politica, economica di Trieste, che pure presentava interessanti occasioni di dibattito ( sviluppo industriale, rapporto tra l’Italia e  l’Impero Austro-Ungarico…). Conosciamo la società triestina solo attraverso i personaggi: vediamo la gioventù borghese grazie a dei giovanotti che avevano fatto la corte ad Angiolina, conosciamo le condizioni sociali più povere attraverso la descrizione delle case  e dei parenti di Angiolina, viviamo per un attimo nei luoghi  della Trieste di fine ‘800, ci sediamo in un caffè, passeggiamo sul lungomare, entriamo nelle modeste case dei piccolo impiegati. L’unico elemento allusivo ad un contrasto con la società triestina è dato dalla vicenda del sarto Volpini con il quale Angiolina è costretta a fidanzarsi per convenienza.
 

Veduta di Trieste

ROMANZO AUTOBIOGRAFICO ?

Nel decimo capitolo Emilio, deluso e geloso di Angiolina, scrive l’inizio di un romanzo ispirandosi alla sua avventura  “….Prese la penna e scrisse….raccontò il suo incontro con Angiolina, descrisse i propri sentimenti…”. Che sia questo un romanzo autobiografico? In effetti ci sono vari parallelismi con la vita di Ettore Schmitz, anche lui come il Brentani ha un piccolo impiego ed ha una piccola fama letteraria dovuta al suo primo romanzo “Una vita”, ha un grande amico artista, un certo Veruda e in Trieste ebbe una fugace avventura con Giuseppina Zergol tra il 1892 e il 1895. Forse la prima parte del romanzo è stata scritta come diario d’amore da donare a Giuseppina. A confermare la tesi autobiografica c’è anche la cocciuta volontà di Ettore Schmitz di allontanarsi da Emilio Brentani  attraverso il gioco del suo alias Italo Svevo. Chi vuole nascondersi è perché ha qualcosa da non rivelare. Anche l’opinione dei critici su questo punto si divide, non è possibile definire con certezza che questo racconto sia o no autobiografico.

TEMI E SIGNIFICATI

Il romanzo è la rappresentazione di un doppio gioco dal quale escono distrutti i più deboli, Emilio e Amalia. La loro è una vita vuota, una vita mai vissuta .“Senilità”  è il resoconto di una rovina esistenziale, lo squallore di due vite mancate, che non hanno mai conosciuto la giovinezza e sono sempre  vissute in una “Senilità” apatica. Amalia si rifugia nell’oblio, Emilio è prima lo struzzo   “…che crede di eludere il cacciatore non guardandolo…”, poi si rassegna ad una lunga e sterile vecchiaia. Emilio è il diverso, l’uomo che non si integra con la società, i suoi valori non sono quelli del mondo che gli sta attorno regolato dalla legge del guadagno: lo studio, la meditazione, il pensiero sono al di fuori della vita quotidiana. La senilità, la sconfitta, la morte, la malattia, la solitudine, il dolore sono elementi ricorrenti che nascono dalla analisi della psiche dei personaggi che, in fondo, non sono altro che  “ vinti, travolti dalla corrente”.
L’insegnamento di Svevo è chiaro, ma assume i tratti di un’utopia: occorre creare un mondo più vero e più giusto, fondato sui rapporti umani più autentici; il personaggio  di Amalia è in questo senso vittorioso anche se la sua fine è tragica. L’importante per Svevo è non abbandonarsi alla senilità di Emilio che non è altro che l’accettazione passiva di una sconfitta senza lotta.

Marco Tonello 3° F

Pubblicità
shares
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: