Sezioni primavera


Le regioni si erano impuntate

semplicemente per una motivazione politica avevano ostacolato un disposto di cui riconoscevano la efficacia.

Si sbloccano le sezioni primavera. Ma chi paga per il disservizio?

Tuttoscuola, 1 novembre 2009

Non era forse il più importante degli argomenti trattati dalla Conferenza unificata del 29 ottobre, ma era indubbiamente il più atteso da 30 mila famiglie per l’urgenza di applicazione.

Le sezioni primavera, il servizio educativo per bambini di due-tre anni introdotto con la legge finanziaria 2007, sembrava destinato a bloccarsi alle soglie del terzo anno di funzionamento per la mancanza di accordo da parte della Conferenza unificata.

L’accordo ora c’è, sia pure con oltre due mesi di ritardo, ed è stato salutato con soddisfazione dal ministro Gelmini (“Questo ci consente di dare una risposta alle mamme che vogliono inserire i figli nella scuola dell’infanzia”) e dal presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani (“Sulle ‘sezioni primavera’ abbiamo trovato l’accordo anche con l’Anci, quindi c’è stato il via libera”).

Il riferimento all’accordo con l’Anci, citato da Errani, sembra far capire che da parte delle rappresentanze dei Comuni potrebbero esserci state divergenze di vedute o nuove richieste che hanno comportato una coda di discussione prima della decisione finale.

Su questo apprezzato servizio che procede con gravi incertezze, di anno in anno, mediante accordi da confermare in Conferenza unificata, rendendo incerta la sua stabilizzazione con “navigazione a vista” che non fa bene sicuramente alla qualità dell’offerta, occorrerà che le parti (Ministeri, Regioni e Comuni) individuino soluzioni per superare la fase congiunturale attuale.

Quest’anno partirà con oltre due mesi di ritardo. Un fatto grave. Qualcuno (o molti) dovrebbe sentirsi responsabile per aver causato un disservizio a decine di migliaia di famiglie, senza che ce ne fosse una ragione, tenuto conto che sulle sezioni primavera c’era l’accordo di tutti. Non è accettabile che alle famiglie venga proposto al momento delle iscrizioni un servizio e che pochi mesi dopo, all’apertura delle scuole, questo servizio non sia disponibile. I veti incrociati e i giochi di potere non possono essere fatti a danno delle famiglie. Ci si dimentica troppo spesso che la politica dovrebbe essere al servizio dei cittadini, e non viceversa.