“Spingendo la notte più in là” di Mario Calabresi – di Chiara Tuveri

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Il libro “Spingendo la notte più in là” è stato scritto da Mario Calabresi, figlio di Luigi Calabresi, ucciso a tradimento il 17 maggio 1972. È quindi un romanzo autobiografico e già dal titolo traspare la difficoltà di vivere la propria giovinezza e maturità, cercando di comprendere il passato segnato dalla morte del proprio padre. Vuole però anche dimostrare che dopo un evento senza ritorno si può ripartire, cercando di ricostruire la propria identità spostando, appunto, il buio oltre.
Infatti gli anni ’70 hanno registrato parecchie vittime innocenti del terrorismo, tra cui lo stesso commissario Luigi Calabresi che ha lasciato soli la moglie e i suoi tre figli, di cui uno era in arrivo. I giornali di allora costruirono un Calabresi diverso da ciò che era, attribuendogli la morte dell’anarchico Pino Pinelli, che si gettò dalla finestra del Commissariato durante gli interrogatori per la bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano. Dopo un lungo processo, fu però riconosciuta a Calabresi la sua innocenza ed estraneità ai fatti. Nonostante ciò, molti cittadini anarchici lo credevano colpevole, così una mattina, mentre stava prendendo la sua auto per andare a lavoro, venne freddato da due colpi di pistola.
L’autore conclude scrivendo “Bisogna scommettere sull’amore per la vita”, con questo messaggio vuole incentivare i giovani a non vivere nell’odio, nella violenza, nell’indifferenza e nell’illegalità, ma nel rispetto degli altri e impegnandosi a costruire un mondo più solidale.

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