“Spingendo la notte più in là” di Mario Calabresi – di Roberta Cappiello

Il libro è la storia del commissario Luigi Calabresi raccontata per mano del figlio, Mario, divenuto un grande  giornalista sebbene 36 anni prima suo padre rimase coinvolto in un attentato alla sua persona per mano del Terrorismo Italiano.
Egli riassume in un breve volume quelli che sono stati gli eventi più tragici e dolorosi che hanno segnato non solo la sua vita ma anche quella di tutta la sua famiglia.
Nonostante sia il figlio di una vittima, egli raccontando la sua storia non parla di Vendetta semmai di Giusta Giustizia, di sensibilità e corretta considerazione. Si cerca di far luce sulla verità e non di trovare un capro espiatorio, inoltre non viene negato il legittimo reinserimento nella società dei colpevoli di atti terroristici, tuttavia è chiaro che dovrebbe essere fatto con la massima discrezione e delicatezza possibile.
Perché come si può pensare di chiedere ai familiari delle vittime del terrorismo il coraggio per la clemenza e magari anche un giudizio scevro da ogni odio e astio, quando ci si sente messi da parte, dimenticati o peggio quando ci si accorge che diventano più importanti le storie dei terroristi e degli stragisti, rispetto a quelle delle vittime o degli stessi familiari?
Calabresi lascia intendere che sia anche giusto cercare di andare avanti, se solo ci fossero le condizioni necessarie per provarci.. la Storia è fatta di “cause” ed “effetti” non ci si può sbagliare su quali aspetti sia giusto evidenziare o meno.
Mario e i suoi fratelli grazie alla loro madre, la quale ha continuato a credere fermamente nella Magistratura nonostante il periodo di grandi controversie che attraversava, sono riusciti a ritrovare la voglia di vivere.
Il Giornalista oggi, con animo ancora scosso, ma rigoroso e pacato nel modo di esprimersi, libero da sentimenti ancora avversi dentro di sé rivive i fatti, il Terrorismo, i cosiddetti “Anni di piombo”, quando tutto il Paese sembrava aver perso fiducia nelle istituzioni democratiche.
Dopo anni di umiliazioni,per il nome del padre infangato, sofferenze e silenzi eloquenti..Calabresi,figlio, ritiene giusto impegnarsi per andare avanti e ridare la giusta importanza alla memoria del defunto padre.
Roberta Cappiello